sabato 24 dicembre 2011

Il corpo umano: Il cervello

come funziona l'hard ware...e i suoi devices..i 5 sensi ed altre applicazioni scaricabili wifi
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venerdì 16 dicembre 2011

Per smaltire le calorie di una bibita gassata...50 minuti di corsa

Se si sapesse che per smaltire una lattina di una bibita gassata servono non meno di 50 minuti di corsa se ne venderebbero molte meno, fino alla meta'. Lo afferma uno studio pubblicato dall'American Journal of Public Health, secondo cui la semplice indicazione delle calorie non e' sufficiente a 'terrorizzare' il pubblico abbastanza da far adottare stili di vita piu' sani.

lunedì 12 dicembre 2011

DIMAGRIRE SENZA SFORZO SI PUO' : EVITANDO I CARBOIDRATI 2 GIORNI ALLA SETTIMANA

FONTE:http://salute24.ilsole24ore.com
Per dimagrire non è necessario un sacrificio quotidiano: evitare i carboidrati per 2 giorni alla settimana è più efficace che contare 24 ore su 24 le calorie ingerite.
Secondo la ricercatrice mettere nel piatto solo frutta, verdura e carne magra per 2 giorni su 7 fa dimagrire il doppio rispetto alle diete tradizionali.


Harvie e colleghi hanno assegnato a 115 volontarie tre diversi regimi alimentari. Una prima dieta prevedeva di limitare l'alimentazione a 650 calorie per 2 giorni mettendo al bando pasta, pane, patate e tutti i cibi grassi, e mangiando solo cibi salutari per i restanti 5 giorni. La seconda non imponeva una restrizione calorica, ma di evitare i carboidrati per 2 giorni e mangiare poi liberamente per il resto della settimana. La terza, invece, consisteva in una dieta tradizionale, con un limite di circa 1.500 calorie al giorno e l'eliminazione degli alcolici e dei cibi ricchi di grasso.

Dopo tre mesi i ricercatori hanno rilevato che le donne che si erano limitate a “tagliare” i carboidrati per due giorni a settimana erano dimagrite in media 4 kg, alla pari delle volontarie del primo gruppo, mentre quelle del terzo gruppo, costantemente a dieta, erano riuscite a perdere 2,4 chili.

Secondo Harvie le prime due diete funzionerebbero meglio perché insegnerebbero alle donne a limitare spontaneamente il consumo calorico e a scegliere cibi salutari anche quando non sono obbligate a farlo.

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martedì 6 dicembre 2011

Comunicazione e Media: la fucina dei nostri schemi di credenze...

... come si costruiscono i paradigmi interpretativi della realtà... come si costruiscono le reti neuronali, come si manipolano le menti che poi sono chiamate a decidere su temi importanti per la sopravvivenza stessa della specie.
Ma quali strumenti possiedono per decidere? L'informazione.
Quindi l'informazione entra nel processo decisionale e nel feudalesimo sussistente l'informazione sostituisce lo stesso processo decisionale.

legere et inteligere ...
«Comunicazione e media» del 45° Rapporto Censis sulla situazione sociale del Paese/2011

Roma, 2 dicembre 2011 – Palinsesti «fai da te» nell’era della personalizzazione dei media. Nel 2011 l’utenza complessiva della televisione – che resta sempre il mezzo più diffuso nel panorama mediatico italiano – rimane sostanzialmente invariata: il 97,4% della popolazione. Ma è avvenuto un ampio rimescolamento al suo interno, dipendente in larga misura dalla progressiva diffusione sul territorio nazionale del segnale digitale terrestre, responsabile di un nuovo impulso impresso ai canali e ai programmi tv. L’utenza della tv digitale terrestre è aumentata di oltre 48 punti percentuali tra il 2009 e il 2011 arrivando al 76,4% della popolazione, ovviamente a scapito della tv analogica (-27,1%). La tv satellitare mantiene costante la quota dei suoi telespettatori (il 35,2% degli italiani), dopo il significativo incremento registrato tra il 2007 e il 2009. La web tv aumenta la sua utenza di ulteriori 2,6 punti percentuali nell’ultimo biennio (l’utenza complessiva sale al 17,8%), mentre la mobile tv rimane a livelli bassi, relegata a un pubblico saltuario e di nicchia (0,9%). Soprattutto i giovani (14-29 anni) diversificano ampiamente le possibilità attraverso le quali seguire le trasmissioni televisive: il 95% utilizza la televisione tradizionale (analogica o digitale terrestre), il 40,7% la web tv, il 39,6% la tv satellitare, il 2,8% l’iptv, l’1,7% la mobile tv. Anche l’ascolto della radio in generale rimane complessivamente stabile, sempre a livelli molto alti di utenza (otto italiani su dieci). Si rafforza l’autoradio, con il 65,2% di ascoltatori, incrementando nell’ultimo biennio di 1,4 punti percentuali la sua utenza. Rimane costante l’ascolto della radio via Internet (8,4%) o tramite il cellulare (7,8%), ed è in lieve flessione l’uso del lettore mp3 come radio (14,8%), soppiantato in molti casi dall’utilizzo degli smartphone. Si conferma il periodo di grave crisi attraversato dalla carta stampata. I quotidiani a pagamento (47,8% di utenza) perdono il 7% di lettori tra il 2009 e il 2011 (complessivamente -19,2% rispetto al 2007). La free press cresce di poco (+1,8%, salendo al 37,5% di utenza). I periodici resistono, specie i settimanali (28,5% di utenza), grazie agli sforzi di innovazione e di marketing, a cominciare dagli allegati venduti unitamente ai rotocalchi. Si tratta di media soprattutto per donne: più di una su tre legge i settimanali, mentre solo un uomo su cinque fa altrettanto. Tengono anche i libri, con il 56,2% di utenza, ma il dato si spacca tra il 69,5% dei soggetti più istruiti (diplomati e laureati) che hanno letto almeno un libro nel corso dell’ultimo anno, contro il 45,4% delle persone meno scolarizzate. Gli e-book ancora non decollano: 1,7% di utenza. Stabile la lettura delle testate giornalistiche on line (+0,5%, con un’utenza del 18,2%), che però non si possono più considerare le versioni esclusive del giornalismo sul web, perché i diversi portali d’informazione on line contano oggi un’utenza pari al 36,6% degli italiani. Per l’uso del telefono cellulare si rileva in generale una flessione (-5,5% complessivamente tra il 2009 e il 2011), complici gli effetti della crisi. Ed è in atto una migrazione dell’utenza dagli apparecchi basic (-8%), con funzioni limitate alle sole telefonate e all’invio e ricezione degli sms, agli apparecchi smartphone (+3,3%, con un’utenza che sale complessivamente al 17,6% e al 39,5% tra i giovani). È bene qui rimarcare che questi dati non rilevano il possesso dell’apparecchio, bensì ne misurano l’utilizzo effettivo. Infine, va sottolineato il dato di crescita proprio dell’utenza del web, che nel 2011 supera finalmente la fatidica soglia del 50% della popolazione italiana, attestandosi per l’esattezza al 53,1% (+6,1% rispetto al 2009). Il dato complessivo si fraziona tra l’87,4% dei giovani e il 15,1% degli anziani (65-80 anni), tra il 72,2% dei soggetti più istruiti e il 37,7% di quelli meno scolarizzati. Tutti i dati confermano l’affermazione progressiva di percorsi individuali di fruizione dei contenuti e di acquisizione delle informazioni da parte dei singoli, con processi orizzontali di utilizzo dei media in base a palinsesti multimediali personali e autogestiti, basati sulla integrazione di vecchi e nuovi media. È l’utente a spostarsi all’interno dell’ampio e variegato sistema dei mezzi di comunicazione per scegliere il contenuto che più gli interessa secondo le modalità e i tempi che più gli sono consoni: ognuno si costruisce una nicchia di consumi mediatici e palinsesti «fatti su misura».

Internet contro la marginalità informativa. Nel mondo dell’informazione la centralità dei telegiornali è ancora fuori discussione, visto che l’80,9% degli italiani li utilizza come fonte principale. Tra i giovani, però, il dato scende al 69,2%, avvicinandosi molto al 65,7% riferito ai motori di ricerca su Internet e al 61,5% di Facebook. Per la popolazione complessiva, al secondo posto si collocano i giornali radio (56,4%), poi la carta stampata con i quotidiani (47,7%) e i periodici (46,5%). Dopo ci sono il televideo (45%), i motori di ricerca come Google (41,4%), i siti web d’informazione (29,5%), Facebook (26,8%), i quotidiani on line (21,8%). Nel caso delle tv all news (16,3% complessivamente) risultano discriminanti l’età (il dato sale al 20,1% tra gli adulti) e il titolo di studio (il 21,7% tra i diplomati e laureati). Le app per smartphone o tablet arrivano al 7,3% di utenza e Twitter al 2,5%. A fronte della parte di popolazione che usa molte fonti informative, ci sono poi quelli che non si informano affatto (il 10,2% dell’intera popolazione), oppure ricorrono solo ai telegiornali o a un mix di media tutto affidato alla ricezione audiovisiva passiva (telegiornale, giornale radio, televideo) (10,1%). La situazione complessiva del nostro Paese può essere riassunta in questo modo: ogni dieci italiani, ce n’è uno che non si informa, uno che accede solo a tg e gr, tre che hanno un ventaglio più ampio di fonti da cui sono escluse però quelle che hanno a che fare con Internet, infine cinque che usano più o meno tutte le fonti intrecciandole in vari modi.

La politica, star della tv. Quando va in onda un talk show politico, davanti alla televisione si siede il 49,8% degli italiani. L’altra metà (esattamente il 50,2%) cambia canale o spegne il televisore. L’utente tipo dei talk show politici è di sesso maschile (52,9%), ultrasessantacinquenne (56,7%), residente in un Comune di medio-grandi dimensioni (57,1%), del Centro Italia (60,2%). Il livello d’istruzione non sembra una discriminante fortemente significativa, in questo caso: tra i meno scolarizzati prevalgono i no con il 51,5% delle risposte, mentre tra i più istruiti s’impongono i sì con il 51,3%. Quasi il 70% dei giovani tra i 14 e i 29 anni non li segue affatto.

I ritardi della rivoluzione digitale. L’Italia continua a rimanere indietro rispetto a molti Paesi dell’Unione europea, sia per quel che riguarda la diffusione dell’accesso a Internet, sia per la qualità della connessione. Il nostro Paese si colloca al ventunesimo posto in entrambi i casi: per quanto riguarda l’accesso a Internet da casa, tra le famiglie che hanno almeno un componente tra i 16 e i 64 anni si raggiunge il 59% (rispetto alla media europea del 70%). L’accesso mediante banda larga registra invece un tasso di penetrazione del 49% rispetto alla media europea del 61%.

sabato 26 novembre 2011

UN CHEWIN GUM ALL'ORMONE PER RITROVARE IL PESO FORMA

I ricercatori della Syracuse University di New York hanno condotto uno studio, pubblicato sulla rivista scientifica Journal of Medicinal Chemistry, da cui è emerso che si può controllare il proprio peso grazie all’aiuto di un chewin-gum che agevola l'eliminazione del senso di fame.
Lo studio ha mostrato come le persone obese abbiano una bassa concentrazione dell'ormone PPY nel loro organismo, e se esso è loro somministrato, via endovena, riduce il senso di fame e quindi l'assunzione di calorie.
Gli studiosi statunitensi hanno dimostrato che l’ormone PYY, che regola la sensazione di fame e di sazietà, può essere rilasciato nel sangue per via orale, appunto masticando solo una semplice gomma; un solo chewin-gum al mattino potrebbe evitare di introdurre fino a circa 68 calorie a giorno.
L'analisi è stata condotta anche su persone senza problemi gravi di peso e ha avuto i medesimi risultati.
Il problema della somministrazione per via orale sta nell'evitare che esso sia digerito e distrutto durante il suo percorso nel tratto digerente.
Così gli esperti l'hanno legato alla vitamina B12, in modo che sia garantito il trasporto dell'ormone fino all'intestino dove deve indurre il senso di sazietà.
Da qui l'idea è quella di includere l'ormone all'interno di un chewing gum e permettere che sia rilasciato masticando, un po' come quelle gomme che servono per smettere di fumare.
Il chewin-gum funzionerà in questo modo: si potrà fare un pasto equilibrato, poi si masticherà la gomma, che comincia ad avere effetto 3-4 ore più tardi, diminuendo l’appetito quando si avvicina il prossimo pasto.

lunedì 7 novembre 2011

LA LINGUA DEI DELFINI

Il gruppo di ricerca guidato da Bruno Diaz Lopez, direttore del Bottlenose Dolphin Research Institute (BDRI), a Golfo Aranci, in Sardegna ha realizzato il piu' completo studio sui suoni emessi dal delfino tursiope, la specie piu' comune e studiata, nonche' piu' usata nei delfinari e dai media, (il delfini che si vedono nelle serie TV e nella pubblicità).
Sono stati identificati, per la prima volta, 14 segnali e una serie di comportamenti ''socialmente complessi'', raccolti in uno lavoro pubblicato dall'americana Nova Science Publishers.

Lo studio iniziato nel 1991 ha seguito la comunità' locale di delfini, circa 23 esemplari, ai quali durante l'estate se ne aggiungono altri provenienti da altre zone, come la Maddalena, per un totale di 62 animali.
Lo studio è stato condotto su animali in libertà, sia in superficie che sott'acqua identificati attraverso una foto della pinna dorsale'.
Dalle conclusioni emerge che i delfini utilizzano un linguaggio complesso fatto di sfumature, dai melodici fischi usati dalle mamme per mantenere il contatto con i cuccioli, ai piu' forti e stridenti impulsi a raffica emessi quando c'e' di mezzo la lotta per il cibo.

Se un gruppo di delfini deve contendersi dei pesci rimasti incastrati in una rete, l'animale dominante emette un impulso a raffica, avvertendo gli altri di abbandonare il campo e cosi' accade.
In questo modo viene ristabilita la gerarchia interna al gruppo, non si arriva allo scontro fisico e soprattutto tutti gli animali hanno ottenuto un risparmio energetico.
Se si fossero scontrati avrebbero perso piu' energia di quanta ne potevano guadagnare dal cibo.

Un'altra scoperta è l'unidirezionalità dei suoni emessi: se un delfino emette un segnale, rivolgendosi solo ad un altro delfino all'interno di un gruppo, il destinatario capisce che il messaggio e' diretto a lui, mentre per i fischi questo discorso non vale, una volta emessi sono diretti a tutti gli animali presenti, come la voce umana.
Sono stati identificati, poi, anche segnali emessi dai maschi, sotto forma di suoni pulsanti, simili a scariche elettriche, dirette all'apparato sessuale femminile, probabilmente per saggiare se sono in fase ovulatoria.

E' emerso un dato interessante: la capacita' che i delfini hanno di scegliere nel branco, un delfino in particolare, in base all' attività che si intende fare, pesca al largo, tra le reti o esplorazioni.
E' come se i delfini decidessero di farsi accompagnare da quegli animali che possono insegnar loro qualcosa, trasferendo così le conoscenze e le pratiche vantaggiose per la comunità .