venerdì 17 giugno 2011

Monogamia e poligamia...una questione di geni

Fonte: www.ansa.it

La predisposizione alla poligamia dipende da una serie di geni che si tramandano di generazione in generazione e che abbiamo in comune con gli animali.


Lo conferma uno studio pubblicato dalla rivista Pnas (Proceedings of the National Academy of Sciences ) fatto sul diamante mandarino, un uccello che ha comportamenti simili a quelli dell'uomo.

La ricerca ha studiato 1554 esemplari, di alcuni dei quali e' stato analizzato il Dna, per cinque generazioni. Agli uccelli analizzati sono state tolte le uova, che sono state messe in altri nidi, per escludere che il comportamento potesse essere mutuato dai genitori.

I figli di genitori che pur avendo fatto una scelta monogamica apparente, intrattengono contemporaneamente altre relazioni sessuali e/o affettive non solo hanno mostrato un comportamento simile, ma la connessione e' stata confermata anche dalle analisi genetiche: "Questo studio conferma un'osservazione che e' stata fatta negli umani - spiega Wolfgang Forstmeier, del dipartimento di genetica evoluzionaria del Max Plank Institut di Berlino - cioe' che i figli di genitori che tendono ad essere promiscui hanno il doppio di probabilita' di esserlo anche loro, anche se bisogna dire che in molti casi anche se si ha la tentazione di tradire questa non viene espressa per altre inclinazioni personali".

mercoledì 8 giugno 2011

LA CRISI ANTROPOLOGICA DEGLI ITALIANI: NARCISISTI, AGGRESSIVI E DEPRESSI

E' una "crisi antropologica" quella che stanno vivendo gli italiani.
Il presidente del Censis, Giuseppe De Rita - presentando oggi l'indagine ha messo in risalto l'affermarsi dell'individualismo accompagnato ad una crescente sregolazione delle pulsioni.:
Dal rapporto CENSIS emerge un ritratto della società italiana a tinte fosche.

Gli Italiani sono divenuti più aggressivi, più depressi, più narcisisti, ma soprattutto pensano che, se non rispettano le regole, l'unico giudice a cui devono rispondere è la loro coscienza, a volte particolarmente permissiva.

Tra il 2004 e il 2009, le minacce e le ingiurie sono aumentate del 35,3%, le lesioni e le percosse del 26,5%, i reati sessuali del 26,3%.

In 10 anni, dal 2001 al 2009, il consumo degli antidepressivi è raddoppiato (+114,2%), mentre nel 2010 gli interventi di chirurgia estetica sono stati circa 450 mila.


In crescita anche il consumo di droga (le persone prese in carico nei Sert per consumo di cocaina sono aumentati negli ultimi anni del 2,5%) e i giovani consumatori a rischio di bevande alcoliche (dal 2009 al 2010 sono passati dal 14,9% al 16,6%).

C'é poi una pulsione a una relazionalità virtuale: da settembre 2008 a marzo 2011 gli utenti italiani di Facebook sono passati da 1,3 milioni a 19,2 milioni e ogni giorno vi trascorrono in media 55 minuti.

Secondo l'indagine del Censis, la riduzione del controllo sulle pulsioni si spiega anche con l'atteggiamento individualistico degli italiani nei confronti della società.

L'85,5% del campione (1.500 persone) pensa che l'unico arbitro dei propri comportamenti sia la propria coscienza.

Per il 67,6% le regole non devono soffocare la libertà personale e per il 63,5% (76,9% nel caso dei giovani tra i 18 e i 29 anni) si può essere buoni cattolici anche se non ci si adegua alla morale sessuale della Chiesa.

Interrogati sull'aggressività, 7 italiani su 10 dicono che se non ci si fa rispettare, non si otterrà mai il rispetto; il 48,6% pensa che a volte sia giusto difendersi da solo, anche con le cattive (61,3% tra chi vive nelle grandi città) e il 21,2% ritiene che in un mondo di furbi sia necessario adeguarsi e diventare come gli altri.
Gli italiani sono pronti anche ad accettare compromessi per raggiungere i loro obiettivi (46,4%) e il 16,9% pensa che sia legittimo che una bella donna usi anche il suo corpo per avere successo.

Soprattutto i più giovani, il 44,8% tra i 18-24enni, é convinto che ci siano dei momenti di svago in cui è lecito trasgredire.


Da questi dati emerge una crisi valoriale individuale e collettiva socialmente paralizzante.

La società intesa come casinò dove solo ai bari è permesso giocare, oppure un sistema di regole, leggi e consuetudini assurde, vessatorie e repressive valide solo per coloro che le rispettano.

Questo ci dà a tutti la percezione di essere su un treno che corre su binari dissestati senza macchinista nè meta e con la paura di sfracellarsi tutti si accalcano verso le porte causando più vittime di un probabile, ma non ineluttabile deragliamento.

lunedì 30 maggio 2011

UNO SPAY NASALE PER L''EMICRANIA

Alan Rapoport, presidente dell' International Headache Society, al congresso sulle cefalee dell'Istituto Carlo Besta a Stresa ha annunciato che presto sarà in commercio anche in italia, come lo è già negli USA una formulazione usa e getta a base di zolmitriptan, che si e' rivelata efficace contro emicrania e cefalea a grappolo. Lo zolmitriptan è il secondo (in ordine di immissione in commercio) rappresentante della classe degli agonisti dei recettori della serotonina.

La cefalea a grappolo e' caratterizzata da attacchi che si presentano in periodi di uno-due mesi, detti grappoli, intervallati da diversi mesi di benessere, con un dolore quotidiano molto violento (da una crisi ogni due giorni fino a otto crisi al giorno), che dura tra 15 e 180 minuti, compare spesso alla stessa ora e in sede oculo-fronto-temporale.

Pochi strumenti terapeutici riescono a eliminare questo dolore, quelli in uso si sono dimostrati poco maneggevoli, come l'inalazione di ossigeno puro da fare in ospedale a pressione costante di 10-15 litri al minuto.

Questo nuovo farmaco non darebbe effetti collaterali quali nausea e vomito, entrando rapidamente in circolo, la sua azione analgesica si manifesta già entro 30 minuti dall'insufflazione.

Una volta che la prima frazione di farmaco e' entrato in circolo, una seconda viene assorbita a livello del circolo gastrointestinale mantenendo l'effetto terapeutico.

sabato 14 maggio 2011

SALE e RISCHI PER LA SALUTE

Lo dimostrano i dati preliminari della prima fotografia sui consumi di sale nel nostro Paese, presentata in anteprima durante il Congresso in corso a Firenze dell'Associazione Nazionale Medici Cardiologi Ospedalieri (ANMCO).

Con un cucchiaino da tè in meno di sale ogni giorno e si potrebbero evitare 67 mila casi di infarto all'anno, 40 mila ictus, con vantaggi sulla salute molto elevati.
I rischi di una alimentazione troppo salata sarebbero infatti maggiori addirittura di quello legati al fumo e al sovrappeso.

Lo studio Minisal-Gircsi, coordinato da Prof Strazzullo dell'Università di Napoli Federico II in collaborazione con l'ISS (l'istituto superiore di Sanita'), l'Istituto Nazionale di Ricerca sugli Alimenti e la Nutrizione (INRAN), l'Università Cattolica di Campobasso, l'Università di Foggia e la Fondazione per l'ipertensione arteriosa, ha permesso di monitorare circa 3000 adulti tra i 35 e i 79 anni.
Secondo le raccomandazioni dell'Oms il consumo di sale quotidiano non dovrebbe superare i 5
grammi ma gli italiani ne introducono in media il doppio: solo il 14 % delle donne e appena il 4 % degli uomini non oltrepassano tali limiti.

Delle regioni esaminate fino ad oggi, tutte hanno un consumo superiore ai 9 grammi negli uomini e a 7 grammi nelle donne adulte (35-79 anni).

Maglia nera al Sud: in Basilicata, Calabria e Sicilia si introducono in media 2 grammi di sale in più al giorno, rispetto alla media dei 10 grammi

martedì 26 aprile 2011

PIOGLITAZONE:IL FARMACO PER IL DIABETE CHE CURA L'ALCOLISMO

Fonte: ANSA

Farmaci antidiabete per curare l'alcolismo: e' la strada tracciata da uno studio condotto dal gruppo di ricerca coordinato dal prof. Roberto Ciccocioppo dell'Universita' di Camerino, in collaborazione con i ricercatori americani del National Institute of Health.
Il trattamento con pioglitazone, un farmaco utilizzato nella terapia antidiabetica, ha dimostrato efficacia nel trattamento della dipendenza da alcol.
Lo studio e' stato pubblicato da 'Biological psychiatry'.

martedì 12 aprile 2011

Toscana better life:agli uomini toscani il record mondiale di LONGEVITA'

Fonte: liberamente tratto da: http://www.saluteintoscana.it/2011/04/


In Toscana gli uomini possono contare su un’aspettativa di vita di 79.6 anni, mentre le donne su una media di 84.7 anni, ma sono superate dalle donne giapponesi (media 86 anni), mentre gli uomini toscani detengono il primato mondiale della longevità.

Un’aspettativa di vita che è cresciuta molto negli ultimi 15 anni, passando dal 75.7 del 1995 all’attuale 79.6 per i maschi, e dall’81.8 del ’95 all’attuale 84.7 per le femmine.

Sono alcuni dei dati presentati nell’Auditorium di Sant’Apollonia, dove si è tenuto uno degli incontri della fase di ascolto per il nuovo Piano sanitario e sociale integrato regionale, che dall’inizio di marzo stanno coinvolgendo cittadini, operatori, amministratori.

Abbiamo aggiunto anni alla vita, ora vogliamo riuscire ad aggiungere vita agli anni – ha commentato Chiara Gherardeschi, uno degli operatori che seguono la stesura del nuovo PSSIR , presentando i dati – L’allungamento della vita è una dato positivo, il risvolto negativo è che poi spesso queste persone restano sole”.

Altre notizie positive emerse dalla presentazione: le famiglie toscane sono meno povere di quelle italiane; la Toscana riesce a dare risposte migliori alle famiglie con figli minori; è la prima regione italiana per presenza di volontariato nelle comunità: fra i volontari, sono numerosi gli studenti, ma aumentano di più gli ultra65enni.

Ancora, la Toscana è prima in Italia e in Europa per le abitazioni in proprietà: secondo i dati EU-SILC (European Union Statistics on Income and Living Conditions), al 2008 il 71% delle famiglie toscane vive in una casa di proprietà, il 12% in un alloggio a titolo gratuito, l’11% in una casa in affitto di mercato, il 6% in una casa in affitto sociale.

“Partiamo da una realtà buona – osserva Chiara Gherardeschi – ma la sfida comunque c’è. Il nostro obiettivo è costruire salute: non solo come semplice assenza di malattia, ma come stato di completo “ben-essere”, secondo le indicazione dell’Oms”.

A Simona Dei, altro operatore che segue il percorso del PSSIR, il compito di evidenziare gli aspetti su cui ancora c’è da lavorare. “Per esempio, dobbiamo capire come evitare le morti prima dei 65 anni (mortalità prematura), e soprattutto come intervenire sulle differenze presenti nei vari territori toscani per quanto riguarda lo stato di salute delle persone.

Aumentano i minori accolti nelle strutture residenziali e diminuiscono quelli accolti nelle famiglie.

Ci sono tante famiglie, ma sempre più piccole e fragili.

E poi, anche in Toscana, la salute ha risultati diversi a seconda della condizione sociale: man mano che diminuisce il livello culturale, aumentano ricoveri e mortalità.

E la forbice si amplia sempre di più. E’ un problema che riguarda tutti il mondo occidentale, ma noi vogliamo affrontarlo. E il PSSIR è fondamentale per vincere questa sfida”.


Le prime causa di morte, ci dice l’Organizzazione mondiale della sanità, sono ipertensione arteriosa (21,7%), fumo di tabacco (18,8%), ipercolesterolemia (11,1%), sovrappeso/obesità (10%).


“Sono problemi che in gran parte derivano dai nostri stili di vita – sottolinea Simona Dei – Dobbiamo avere la consapevolezza che scegliamo di vivere in salute o in malattia con le nostre scelte di vita quotidiana”. Uno studio canadese ci dice che a costruire salute e benessere contribuiscono per il 15-25% i servizi socio-sanitari; per il 10-20% la genetica; e per il 50-60% ambiente, cultura, economia.

domenica 10 aprile 2011

Sindrome di Penelope...aspettando colui che non ritorna

(ANSA) Infelici come Penelope, che si struggeva nella nostalgia, aspettando qualcosa che non arrivera' mai. Oggi l'attesa solitaria che ha accompagnato la moglie dell'eroe greco e' il vivere quotidiano di oltre 700mila italiane con oltre 75 anni. A far emergere questo problema e' uno studio dell'universita' di Messina, presentato al congresso dell 'Associazione italiana di psicogeriatria (Aip). La sindrome di Penelope riguarda il 20% delle donne ultrasettantacinquenni.

domenica 6 marzo 2011

Bunga bunga italian family

Fonte. www.ansa.it
Aumenta la crisi delle famiglie italiane, soprattutto sotto le lenzuola: sono sempre di più i pantofolai in casa che, come una sorta di dottor Jekyll e mister Hyde, sanno tramutarsi all'occorrenza in vispi tombeurs de femmes fuori dalle mura domestiche.
E' quanto risulta all' Associazione avvocati matrimonialisti italiani (Ami), secondo la quale la famiglia italiana, intesa come coppia di sposati o conviventi, sta attraversando un momento di crisi non soltanto per colpa delle suocere o delle infedeltà quanto per una crescente abulia sessuale di coppia.
"L'attività sessuale degli italiani non è diminuita affatto, è semmai scemata all'interno della coppia - spiega il presidente dell'Ami Gian Ettore Gassani - fino a determinare i cosiddetti 'matrimoni bianchi', cioé quelle unioni coniugali caratterizzate da mancanza, assoluta o relativa, di attività sessuale sia dall'inizio del matrimonio, sia dopo i primi 7 anni dalla sua celebrazione".
Secondo recenti studi del Censis, della Società Italiana di Andrologia e una ricerca dei sessuologi americani (con riscontri in Italia a cura del centro Studi Ami), "nel nostro Paese - ricorda - il 20% delle separazioni deriva dalla mancanza o dall'insufficienza di sesso nella vita coniugale della coppia.
Nella stragrande maggioranza dei casi (circa il 70%) la colpa del mancato sesso sarebbe del maschio, sempre pronto a trovare scuse o improbabili 'mal di testa' pur di rifiutare o non promuovere rapporti sessuali con la moglie o la compagna.
Anche molte coniugi infedeli però, sempre più appagate sessualmente al di fuori del matrimonio, rifiutano con alta frequenza la pratica del sesso con i mariti: vi sono casi in cui mogli apparentemente insensibili al sesso nell'ambito matrimoniale si siano dimostrate poi particolarmente attive e fantasiose fuori dalle mura domestiche".
Si tratta quindi di un fenomeno particolarmente diffuso che non riguarda affatto coppie della terza età ma soprattutto quelle dei 'freschi sposi'.
Le carte processuali spesso dimostrano, conclude il presidente dell'Ami, "che i coniugi inappetenti sessualmente nell'ambito della vita matrimoniale non siano affatto insensibili al sesso e che non di rado gestiscano anche più di un rapporto extraconiugale".