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mercoledì 6 gennaio 2010

La festa della Befana:miti pagani e Epifania cristiana

Una mitica figura della tradizione popolare La Befana può senza alcun dubbio considerarsi uno dei personaggi più tipici e conosciuti del folklore italiano cui la fantasia infantile è tuttora legatissima.
Personaggio mitico, personificazione della festività dell’Epifania che ricorda in ambito cristiano l’omaggio che i Re Magi offrirono a Gesù Bambino, questa creatura ha, però, origini assai più antiche, che affondano le loro radici nel paganesimo.
Alfredo Cattabiani, nel suo bel libro Calendario, scrive che “il 6 gennaio era la data paleologica del solstizio d’inverno, nella quale si festeggiava il nuovo sole (…). Poi la festa venne adottata dalle chiese orientali purificata dagli elementi gnostici, sicché si trasformò nella quadruplice celebrazione della nascita di Cristo, dell’adorazione dei Re Magi, del suo battesimo e del primo miracolo di Cana”.

Molto prima della venuta di Gesù, in Egitto si celebrava il 6 gennaio la nascita del dio Eone dalla vergine Kore con una processione rituale sulle sponde del Nilo.
Parimenti la dea celtica Epona può essere paragonata alla nostra Befana, ma anche alla greca Demetra, a Diana patrona della stregoneria, alle dee Berchta e Frau Holle della mitologia nordico-scandinava.
In genere Epona era raffigurata su un cavallo, o posta accanto a dei cavalli, con una serie di oggetti simbolici ed era spesso sistemata in piccole edicole nelle stalle, con il compito di proteggere gli animali e di favorire l’abbondanza dei raccolti e la fertilità degli animali d’allevamento.
Il tempo solstiziale
Per gli antichi il tempo del solstizio d’inverno era ritenuto sacro e occasione per festeggiare la rinascita del sole: da quel giorno, infatti, le giornate cominciano ad allungarsi e il sole riprende vigore, nonostante la stagione diventi più fredda. Nel grande nord questo tempo durava nove giorni e nove notti: erano le magiche notti di Odino, durante le quali il mitico condottiero percorreva con la schiera dei suoi valorosi guerrieri l’arco del cielo, portando doni ai comuni mortali.
Nella Grecia antica era la dea Hera a percorrere il cielo portando doni e abbondanza durante dodici notti solstiziali. Hera, legata a Diana – da cui Herodiana, in seguito mutata in Erodiade – era la dea notturna per eccellenza, che soprintendeva al noto “Corteo di Diana”, in cui le donne pagane compivano i loro sortilegi, donne che dopo l’avvento del Cristianesimo divennero malvagie e dissolute, votate a Satana, snaturando così la loro vera origine legata ai culti di fertilità e abbondanza. Questa decadenza spiega anche, con tutta probabilità, l’aspetto attuale delle Befane: donne brutte e sdentate, dai capelli arruffati e coperte di miseri stracci, proprio come le streghe che ben conosciamo.

La Befana nella tradizione popolare
In Italia la figura è molto popolare in tutta la penisola, anche se il termine deriva probabilmente da una parola di origine toscana. Nella notte tra il 5 e il 6 gennaio la vecchietta, che si muove volando su una scopa (altro attributo proprio della strega), scivola nei camini con il suo capace sacco pieno di doni per i bambini buoni e di carbone per quelli che durante l’anno appena trascorso si sono comportati male, e sistema i medesimi nelle calze appese a bella posta vicino ai letti.
In Toscana vi è anche la canzone della Befana, la “befanata”, canto sacro, ma più frequentemente profano, che un giovane travestito da vecchia e accompagnato da suonatori ripete di casa in casa la sera dell’Epifania.
Le Befane italiane sono suddivise in una certa quantità di “tribù”, diverse da regione a regione.
Ci sono le Ardoiee del circondario di Belluno; la Berta e la Giampa, sempre nel Veneto; la Donnazza di Borca del Cadore; l’Invidia, diffusa nel pesarese, che percorre le contrade portando cattiveria e mala sorte a chi ha la sventura di incontrarla: la Maratega e la Redodesa, che vivono lungo il corso del fiume Piave; nel bolognese ci sono le Borde, che provocano la nebbia.
A Iesi abitano le Vecchie, nella Val di Chiana e nel circondario di Arezzo le Vecchiarine.
In Istria ci sono le Rodie, che corrono cavalcando le nuvole nel vento impetuoso che, quando scoppia un temporale, spinge la grandine sulle campagne.
Anche in Lombardia la Befana si confonde con una creatura del vento. Nel milanese si dice che “balla la vèggia” quando si vede un tremolio di luce prodotto dai vapori sottilissimi che si sollevano da terra nelle giornate canicolari.
Così nel pavese chiamano “vèggia” o “gibigiana” il medesimo fenomeno.
Nel bresciano, invece, la “ecia” è più propriamente una strega; quando si vede sulle pietre il tremolio della calura si dice: “El bala la Ecia”. Si crede che questa strega torni sotto terra all’arrivo del freddo.
A lei si devono i semi infecondi nei campi, il marciume delle erbe e le malattie delle bestie.

I riti dell’Epifania
Anticamente la notte dell’Epifania era anche l’occasione per praticare tutta una serie di riti apotropaici, in cui la tradizione cristiana si ammantava di paganesimo in un sincretismo davvero originale. E’ diffusa ancora ai giorni nostri l’usanza di “ardere la vecia”: un enorme pupazzo, composto da legna, stracci e fascine, di forma umana, viene posto su di una pila di legna e dato alle fiamme.
La figura della “vecia” era una specie di capro espiatorio per esorcizzare tutto il male e per propiziarsi l’abbondanza e la fertilità dei campi. Con la distruzione della vecchio nell’immaginario popolare (forse un antico retaggio di sacrifici umani o animali) si intendeva rappresentare la fine di tutti i mali.
La stessa cosa avviene la notte di Capodanno, quando si lanciano oggetti vecchi dalle finestre.
In alcune località del Veneto e del Friuli si lanciano delle ruote di legno incendiate lungo i pendii dei monti; il rito viene detto “rito della stella”, perché anticamente le ruote rappresentavano la corsa del sole nel cielo.
Nel trevigiano era in uso fino a pochi decenni fa la tradizione della “notte del panevin”. Si accendevano grandi fuochi, appiccati dai bambini più piccoli del paese, e tutti prendevano a danzare attorno al falò, intonando un canto che recitava:
“Evviva il panevino,la focaccia sotto il camino,fagioli per i figli, fieno per i buoi,polenta per i bambini, santità ed allegrezza”.
Nel modenese i contadini usavano colpire con un ramoscello gli alberi da frutta, ripetendo una filastrocca di buon augurio:
“Carga, carga, e tin, tin,tan, treinta cavagn st’an ech vin
(caricati, caricati, e tienili, tienili,fanne trenta ceste nell’anno che sta per venire)”.

mercoledì 28 ottobre 2009

Il vescovo di Firenze sospende Don Alessandro Santoro per aver celebrato in chiesa il matrimonio tra Sandra e Fortunato, perchè Sandra era nata uomo

Firenze, 28 ottobre - Cominicato stampa della Comunità di base delle Piagge-
«Scandalo e indignazione» per l’allontanamento di Alessandro Santoro, prete alle Piagge, deciso lunedì scorso dal vescovo Giuseppe Betori.
E’ il sentimento espresso dalla Comunità di base delle Piagge riunita in assemblea ieri sera al centro sociale Il Pozzo nella periferia ovest di Firenze. L’incontro era stato organizzato per conoscere la decisione presa nei confronti di Santoro, anticipata invece dalla curia alla stampa prima ancora che lo stesso sacerdote potesse comunicarla alla sua gente. L’assemblea ha prodotto un documento in cui si afferma: «In quanto parte della comunità cristiana non ci sentiamo né “sconcertati” né “confusi”, come dichiarato da Betori in merito alla celebrazione del sacramento del matrimonio di Sandra e Fortunato. Eravamo invece partecipi della scelta presa. Siamo, al contrario, estremamente “sconcertati”, “confusi”, oltreché scandalizzati, che la decisione di allontanare Alessandro dalle Piagge sia arrivata senza che il vescovo, ad un anno dalla nomina a Firenze, abbia sentito la necessità di incontrare e conoscere da vicino la nostra realtà.»
«Il vescovo ha inoltre affermato che il matrimonio tra Sandra è Fortunato “genera inganno” nei loro riguardi. Vorremmo chiarire invece - dice il documento - che i due sposi erano pienamente consapevoli che il matrimonio sarebbe stato purtroppo invalidato dalla Chiesa. E anche noi lo eravamo. Nonostante questa consapevolezza è stato comunque deciso di celebrarlo.»
«Vogliamo dire altrettanto chiaramente a tutte e a tutti, anche al vescovo, che il nostro lavoro sul territorio, condiviso e costruito quotidianamente con gli abitanti del quartiere, e non solo, va avanti» – continua la nota.
«E’ per noi inconcepibile fermare anche solo per un’ora quel laboratorio di innovazione sociale, quel mosaico di attività che ogni giorno si ricrea lungo la via Pistoiese: dal doposcuola per i bambini alla scuola di alfabetizzazione per adulti e stranieri; dal recupero e riciclaggio dei rifiuti all’inserimento lavorativo di persone svantaggiate; dal commercio equo e solidale al fondo di microcredito; dal giornale l’Altracittà alla casa editrice Edizioni Piagge. Quel luogo di aggregazione e di sostegno rappresentato dal centro sociale Il Pozzo è la spina dorsale della Comunità e non sarà piegato da nessuna volontà esterna».
«Ci chiediamo quindi - continua il documento - perché queste attività debbano essere colpite, invocando il diritto canonico, sollevando Alessandro anche dagli incarichi sociali rivestiti all’interno dell’associazione Il Muretto e delle cooperative Il Cerro e Il Pozzo».
«Vorremmo che da oggi, ancor più che nel passato - conclude la Comunità delle Piagge - tutto il nostro impegno possa diventare sempre più patrimonio condiviso e partecipato di chi vive la città di Firenze, di coloro che credono in una Chiesa capace di sporcarsi le mani con gli ultimi, di tutti quelli che difendono la dignità umana.»

domenica 25 maggio 2008

Per i ricercatori dell'anima

Ricevo e volentieri trasmetto questa lettera che ho ricevuto, mi ha fatto riflettere e scandagliare nei miei sentimenti più profondi, spero sia utile a tutti coloro che cercano con la certezza incrollabile che troveranno!

Soltanto qualche anno fa pensavo di non sapere scrivere una lettera aperta , a dei fratelli, che io avevo umanamente messo sopra un piedistallo.
Loro mi hanno fatto capire cio che da tantissimi secoli un Uomo chiamato Gesù ci ha insegnato,"Sono venuto per gli ammalati", ci disse, a chi si rivelò e chiamo a suo seguito?!,si Rivelò a delle persone umili e di semplici origine .
Mi ero sempre chiesto perchè?, ed il perchè me lo hanno rivelato quei fratelli ,che con la loro sete di protagonismo, riuscivano a perdersi per le strade della vita alla ricerca di fare evangelizzazione, senza accorgersi quanto ancora non erano pronti a farlo, anzi avrebbero dovuto chiedersi dove era andata a finire la loro carità fraterna e la loro umiltà, che li avrebbero sicuramente innalzati agli occhi di Dio, che se ne sarebbe compiaciuto di avere seminato bene in quelle creature .
Ma ahimè! questo seme bello, nello svilupparsi peccava di narcisismo e di spirito di protagonismo, scontrandosi in maniera incomprensibile con delle persone ignoranti, ma piene di Amore per ciò che credevano e stavano facendo. Il tutto si conclude con l'autoallontanamento di questi dal gruppo dei fratelli,che non si ritrovavano e non accettano quell'insegnamento, di nostro signore Gesù Cristo, che ci "Invita ad offrire l'altra guancia".
Certo questo valeva nei secoli passati, ma oggi ,il nostro incommisurabile arrivismo ed il nostro orgoglio ,ci ha fatto perdere il gusto delle cose semplici tanto amate da Dio.
Mi sono addolorato, come sicuramente anche nostro Padre e la nostra Madre Celeste, nel vedere come tanta gente predica bene ma razzola male, sì fratelli a cosa vale tentare di spostare le montagne senza avere l'umiltà di chiedere a Dio di farci superare le piccole prove, che un fratello rozzo ed ingnorante ci ha sottoposto, dandoci la possibilità di fortificarci nello spirito di carità e nel praticare una grande virtù dell'UMILTA'. Indubbiamente, io continuerò a pregare per questi fratelli che stranamente mi ricordano i farisei dai volti imbiancati.
Che la luce del Signore li guidi per le strade della vita, e che possano riconoscere il loro peccato di Orgoglio, che fu causa a Satana di precipitare agli inferi.
con affetto da vostro fratello Benedetto.

giovedì 27 dicembre 2007

NATALE... INGANNO GLOBALE

Chi celebriamo il 25 dicembre?
Natale rito sincretico tra paganesimo e cristianesimo.
NATALE... INGANNO GLOBALE