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sabato 23 gennaio 2016

LE ABITUDINI CREANO CIRCUITI NEURONALI

I segni di un'abitudine comportamentale sono ben evidenti in specifici circuiti del cervello che mostrano un'attivazione stabile e duratura. 
Lo ha scoperto una ricerca su topi, che ha mostrato quanto sia difficile farla finita con un'abitudine anche a livello cerebrale.


http://www.lescienze.it/news/2016/01/22/news/abitudini_circuiti_cerebrali-2938624/

sabato 23 novembre 2013

Come il cervello filtra le informazioni determina il QI

Le persone con alti punteggi nei test per il quoziente d'intelligenza (QI) elaborano le informazioni sensoriali in modo diverso da chi ottiene punteggi più bassi. A dimostrarlo è una ricerca - la prima in assoluto a stabilire una correlazione fra un test di tipo puramente sensoriale e il QI – condotta da un gruppo di psicologi dell'Università di Rochester che firma un articolo pubblicato su “Science”.

I ricercatori hanno messo a punto un test visivo i cui risultati mostrano che nella percezione di oggetti in movimento il cervello delle persone con alto quoziente intellettivo sono più selettive, riuscendo a sopprimere automaticamente eventuali movimenti meno rilevanti presenti in quello che è lo sfondo del centro di attenzione. 

sabato 6 luglio 2013

Il computer che legge il cervello sulle tracce dell'etica neuronale

Se perdoniamo, alla fine facciamo innanzi tutto un favore a noi stessi. 
Insomma, si può dire che il perdono è una sorta di analgesico naturale, un rimedio auto-curativo che aiuta a star meglio e permette all’organismo di recuperare un sano equilibrio psicofisico.
Questo è solo uno dei tanti sorprendenti risultati del lavoro condotto dall'Unità operativa di psicologia clinica dell’Azienda ospedaliera universitaria di Pisa e dal Laboratorio di biochimica clinica e biologia molecolare dell’Università di Pisa entrambi diretti dal professor Pietro Pietrini.
Grazie alla risonanza magnetica cerebrale funzionale si può  osservare cosa avviene nella testa di una persona ogni volta che deve decidere tra bene o male. 
Studiando le basi cerebrali delle emozioni e del giudizio morale, la ricerca getta nuova luce sul 'funzionamento morale' della mente umana.
L’ approccio neuroscientifico tenta in questo modo di dare risposte a quelli che per millenni sono stati i grandi enigmi della filosofia: come nasce il pensiero, cos’è la coscienza, da cosa è dettato il libero arbitrio e come sono regolati i rapporti mente-corpo.

sabato 9 febbraio 2013

Il cervello è una macchina per la felicità

"L'essere umano è biologicamente strutturato per essere felice: il cervello è un vero e proprio calcolatore alla ricerca di 'premi' 

Neurologia, Shimon Edelman: “Il cervello è una macchina per la felicità” - Il Fatto Quotidiano

martedì 6 novembre 2012

Test del DNA per scoprire se siamo soggetti al Morbo di Alzheimer

Gli scienziati del Banner Alzheimer's Institute in Arizona, della Boston University e della University of Antioquia hanno studiato 44 adulti di età compresa tra i 18 e 26 anni, sottoponendoli a risonanze magnetiche, analisi del sangue e del liquido cerebrospinale (Csf) scoprendo così che circa il 30% del campione - tutti soggetti senza segni clinici della malattia - aveva nel patrimonio genetico la mutazione di PSEN1 e con ogni probabilità è destinato a sviluppare la malattia neuro-degenerativa in un'età insolitamente giovane, collocata intorno ai 45 anni. Oltre alla gene mutato, i ricercatori hanno anche identificato altri indicatori: i soggetti predisposti alla malattia, ad esempio, presentano un'attività elettrica maggiore nell'ippocampo, area deputata alla memoria, e nel paraippocampo, e una minor volume cerebrale in altre zone del cervello. Altro segnale è la maggiore presenza nel liquido cerebrospinale (Csf) di beta-amiloide, proteina tossica che “soffoca” i neuroni ed è la principale responsabile dello sviluppo dell'Alzheimer, comportando la perdita di memoria e difficoltà cognitive.  

continua... Scovare l'Alzheimer a 20 anni - Salute 24 - Il Sole 24 Ore

giovedì 7 giugno 2012

La mente e le onde-pensiero

  La mente sembra intelligente e conscia.… non è così. E’ soltanto uno strumento di conoscenza che abbiamo a disposizione.
La mente e le onde-pensiero

5-6 giugno 2012: IL VARCO PER L’ETERNITA’

Gli eventi di maggio indicano un bivio tra chi crede ancora alla lotta bipolare, funzionale al potere e chi, invece, si rende conto che è una commedia, giunta ormai alle ultime battute. La VITA non fa elezioni, fa selezione, in fondo un’auto-selezione, una scelta tra due modi diversi di percepire. Quello vecchio usa solo la mente minoreche si agita tra memorie false del passato e l’ansia per il futuro. Il modo nuovo opera nel presente, coltiva l’armonia tra eros e psiche, partecipa con gioia ed entusiasmo alla grande avventura predisposta dalla VITA.

La scelta tra i due modi è individuale e libera, dipendente solo dalla propria volontà.


5-6 giugno 2012: IL VARCO PER L’ETERNITA’ | Giuliana Conforto

giovedì 12 gennaio 2012

Gli effetti positivi della nicotina sul cervello

“I risultati confermano le scoperte della ricerca neurobiologica sui modelli animali, che evidenziano il ruolo cruciale della nicotina nel trattamento dei principali sintomi del Parkinson, come i disturbi della memoria e le discinesie motorie”, spiega Alberto Zani, ricercatore Ibfm-Cnr di Milano-Segrate. “In particolare, sono stati osservati un gruppo di non-fumatori e uno di giovani fumatori (7-20 sigarette per die; concentrazione plasmatica minima di nicotina = 0,062 mg), bilanciati dal punto di vista dello stato psicofisico e del livello culturale”.

martedì 6 dicembre 2011

Comunicazione e Media: la fucina dei nostri schemi di credenze...

... come si costruiscono i paradigmi interpretativi della realtà... come si costruiscono le reti neuronali, come si manipolano le menti che poi sono chiamate a decidere su temi importanti per la sopravvivenza stessa della specie.
Ma quali strumenti possiedono per decidere? L'informazione.
Quindi l'informazione entra nel processo decisionale e nel feudalesimo sussistente l'informazione sostituisce lo stesso processo decisionale.

legere et inteligere ...
«Comunicazione e media» del 45° Rapporto Censis sulla situazione sociale del Paese/2011

Roma, 2 dicembre 2011 – Palinsesti «fai da te» nell’era della personalizzazione dei media. Nel 2011 l’utenza complessiva della televisione – che resta sempre il mezzo più diffuso nel panorama mediatico italiano – rimane sostanzialmente invariata: il 97,4% della popolazione. Ma è avvenuto un ampio rimescolamento al suo interno, dipendente in larga misura dalla progressiva diffusione sul territorio nazionale del segnale digitale terrestre, responsabile di un nuovo impulso impresso ai canali e ai programmi tv. L’utenza della tv digitale terrestre è aumentata di oltre 48 punti percentuali tra il 2009 e il 2011 arrivando al 76,4% della popolazione, ovviamente a scapito della tv analogica (-27,1%). La tv satellitare mantiene costante la quota dei suoi telespettatori (il 35,2% degli italiani), dopo il significativo incremento registrato tra il 2007 e il 2009. La web tv aumenta la sua utenza di ulteriori 2,6 punti percentuali nell’ultimo biennio (l’utenza complessiva sale al 17,8%), mentre la mobile tv rimane a livelli bassi, relegata a un pubblico saltuario e di nicchia (0,9%). Soprattutto i giovani (14-29 anni) diversificano ampiamente le possibilità attraverso le quali seguire le trasmissioni televisive: il 95% utilizza la televisione tradizionale (analogica o digitale terrestre), il 40,7% la web tv, il 39,6% la tv satellitare, il 2,8% l’iptv, l’1,7% la mobile tv. Anche l’ascolto della radio in generale rimane complessivamente stabile, sempre a livelli molto alti di utenza (otto italiani su dieci). Si rafforza l’autoradio, con il 65,2% di ascoltatori, incrementando nell’ultimo biennio di 1,4 punti percentuali la sua utenza. Rimane costante l’ascolto della radio via Internet (8,4%) o tramite il cellulare (7,8%), ed è in lieve flessione l’uso del lettore mp3 come radio (14,8%), soppiantato in molti casi dall’utilizzo degli smartphone. Si conferma il periodo di grave crisi attraversato dalla carta stampata. I quotidiani a pagamento (47,8% di utenza) perdono il 7% di lettori tra il 2009 e il 2011 (complessivamente -19,2% rispetto al 2007). La free press cresce di poco (+1,8%, salendo al 37,5% di utenza). I periodici resistono, specie i settimanali (28,5% di utenza), grazie agli sforzi di innovazione e di marketing, a cominciare dagli allegati venduti unitamente ai rotocalchi. Si tratta di media soprattutto per donne: più di una su tre legge i settimanali, mentre solo un uomo su cinque fa altrettanto. Tengono anche i libri, con il 56,2% di utenza, ma il dato si spacca tra il 69,5% dei soggetti più istruiti (diplomati e laureati) che hanno letto almeno un libro nel corso dell’ultimo anno, contro il 45,4% delle persone meno scolarizzate. Gli e-book ancora non decollano: 1,7% di utenza. Stabile la lettura delle testate giornalistiche on line (+0,5%, con un’utenza del 18,2%), che però non si possono più considerare le versioni esclusive del giornalismo sul web, perché i diversi portali d’informazione on line contano oggi un’utenza pari al 36,6% degli italiani. Per l’uso del telefono cellulare si rileva in generale una flessione (-5,5% complessivamente tra il 2009 e il 2011), complici gli effetti della crisi. Ed è in atto una migrazione dell’utenza dagli apparecchi basic (-8%), con funzioni limitate alle sole telefonate e all’invio e ricezione degli sms, agli apparecchi smartphone (+3,3%, con un’utenza che sale complessivamente al 17,6% e al 39,5% tra i giovani). È bene qui rimarcare che questi dati non rilevano il possesso dell’apparecchio, bensì ne misurano l’utilizzo effettivo. Infine, va sottolineato il dato di crescita proprio dell’utenza del web, che nel 2011 supera finalmente la fatidica soglia del 50% della popolazione italiana, attestandosi per l’esattezza al 53,1% (+6,1% rispetto al 2009). Il dato complessivo si fraziona tra l’87,4% dei giovani e il 15,1% degli anziani (65-80 anni), tra il 72,2% dei soggetti più istruiti e il 37,7% di quelli meno scolarizzati. Tutti i dati confermano l’affermazione progressiva di percorsi individuali di fruizione dei contenuti e di acquisizione delle informazioni da parte dei singoli, con processi orizzontali di utilizzo dei media in base a palinsesti multimediali personali e autogestiti, basati sulla integrazione di vecchi e nuovi media. È l’utente a spostarsi all’interno dell’ampio e variegato sistema dei mezzi di comunicazione per scegliere il contenuto che più gli interessa secondo le modalità e i tempi che più gli sono consoni: ognuno si costruisce una nicchia di consumi mediatici e palinsesti «fatti su misura».

Internet contro la marginalità informativa. Nel mondo dell’informazione la centralità dei telegiornali è ancora fuori discussione, visto che l’80,9% degli italiani li utilizza come fonte principale. Tra i giovani, però, il dato scende al 69,2%, avvicinandosi molto al 65,7% riferito ai motori di ricerca su Internet e al 61,5% di Facebook. Per la popolazione complessiva, al secondo posto si collocano i giornali radio (56,4%), poi la carta stampata con i quotidiani (47,7%) e i periodici (46,5%). Dopo ci sono il televideo (45%), i motori di ricerca come Google (41,4%), i siti web d’informazione (29,5%), Facebook (26,8%), i quotidiani on line (21,8%). Nel caso delle tv all news (16,3% complessivamente) risultano discriminanti l’età (il dato sale al 20,1% tra gli adulti) e il titolo di studio (il 21,7% tra i diplomati e laureati). Le app per smartphone o tablet arrivano al 7,3% di utenza e Twitter al 2,5%. A fronte della parte di popolazione che usa molte fonti informative, ci sono poi quelli che non si informano affatto (il 10,2% dell’intera popolazione), oppure ricorrono solo ai telegiornali o a un mix di media tutto affidato alla ricezione audiovisiva passiva (telegiornale, giornale radio, televideo) (10,1%). La situazione complessiva del nostro Paese può essere riassunta in questo modo: ogni dieci italiani, ce n’è uno che non si informa, uno che accede solo a tg e gr, tre che hanno un ventaglio più ampio di fonti da cui sono escluse però quelle che hanno a che fare con Internet, infine cinque che usano più o meno tutte le fonti intrecciandole in vari modi.

La politica, star della tv. Quando va in onda un talk show politico, davanti alla televisione si siede il 49,8% degli italiani. L’altra metà (esattamente il 50,2%) cambia canale o spegne il televisore. L’utente tipo dei talk show politici è di sesso maschile (52,9%), ultrasessantacinquenne (56,7%), residente in un Comune di medio-grandi dimensioni (57,1%), del Centro Italia (60,2%). Il livello d’istruzione non sembra una discriminante fortemente significativa, in questo caso: tra i meno scolarizzati prevalgono i no con il 51,5% delle risposte, mentre tra i più istruiti s’impongono i sì con il 51,3%. Quasi il 70% dei giovani tra i 14 e i 29 anni non li segue affatto.

I ritardi della rivoluzione digitale. L’Italia continua a rimanere indietro rispetto a molti Paesi dell’Unione europea, sia per quel che riguarda la diffusione dell’accesso a Internet, sia per la qualità della connessione. Il nostro Paese si colloca al ventunesimo posto in entrambi i casi: per quanto riguarda l’accesso a Internet da casa, tra le famiglie che hanno almeno un componente tra i 16 e i 64 anni si raggiunge il 59% (rispetto alla media europea del 70%). L’accesso mediante banda larga registra invece un tasso di penetrazione del 49% rispetto alla media europea del 61%.

mercoledì 23 febbraio 2011

USO DEL CELLULARE MODIFICA L'ATTIVITA' CELEBRARE

Le telefonate lunghe col cellulare modificano l'attività del cervello nelle zone limitrofe alla posizione dell'antenna del telefono ma non è chiaro se questo cambiamento di attività abbia dei significati dal punto di vista della salute.
E' quanto dimostra uno studio di Nora Volkow del National Institutes of Health di Bethesda: una telefonata lunga 50 minuti cambia il livello di attivazione di certe aree neurali in corrispondenza dell'antenna del telefono, come è riscontrabile misurando il metabolismo dello zucchero in quelle aree.
Lo studio è stato pubblicato sulla rivista dell'Associazione Nazionale dei Medici Americani 'JAMA'.
La possibilità che i telefonini facciano male alla salute e aumentino il rischio di cancro al cervello è oggetto di indagine ormai da molti anni e vari studi hanno smentito o avvalorato a più riprese tale ipotesi.
Lo studio Usa è stato teso, invece, non a vedere gli effetti clinici del cellulare ma piuttosto gli effetti sul cervello in sé.
Gli esperti hanno chiesto a 47 volontari di tenere per 50 minuti un cellulare acceso (ma senza suono) su un orecchio e uno spento sull'altro (il test è stato ripetuto due volte invertendo l'orecchio su cui era poggiato il telefonino acceso); poi hanno misurato con la PET (tomografia) il metabolismo del cervello.
Più precisamente gli esperti hanno usato come indicatore dell'attività cerebrale il metabolismo dello zucchero (glucosio); più glucosio viene consumato più il cervello è attivo.
E' emerso che nella corteccia orbitofrontale e temporale sul lato del cervello su cui era poggiato il cellulare acceso è aumentato in misura significativa (circa del 7%) il metabolismo dello zucchero. Servono però nuovi studi, concludono i ricercatori, per capire i potenziali effetti a lungo termine per la salute di queste alterazioni.

lunedì 7 giugno 2010

IL COLESTEROLO...LO CONTROLLA IL CERVELLO

Fonte ANSA
Il colesterolo nel sangue viene controllato a distanza da un telecomando molecolare nel cervello.
La scoperta pubblicata su Nature Neuroscience, potrebbe condurre a nuovi farmaci anticolesterolo che agiscano in modo molto diverso dalle statine, oggi usate da milioni di persone.
Gli esperti della University of Cincinnati si sono accorti che l'ormone dell'appetito (grelina) nel cervello, spegnendo un recettore nell'ipotalamo, fa salire il livello di colesterolo nel sangue.

giovedì 13 maggio 2010

INTUIZIONE: NEURONI IN SHIFT QUANTISTICO

Uno studio pubblicato sulla rivista Neuron ha dimostrato infatti che i neuroni associati alla risoluzione dei problemi cambiano improvvisamente quando si ha la comprensione della strategia da seguire.
L'abilita' degli animali e degli uomini di abbandonare vecchie strategie di comportamento in favore di nuove piu' vantaggiose dipende dal lobo frontale.
Lo studio ha esaminato come i i gruppi di neuroni nel lobo frontale delle cavie passano da una regola conosciuta a una completamente nuova attraverso tentativi ed errori.
Usando tecniche statistiche per studiare gli insiemi di neuroni durante il processo di apprendimento dei topi, i ricercatori hanno scoperto che e' sempre lo stesso pacchetto di cellule cerebrali che passa dalla vecchia alla nuova regola.
Anche se sono necessari diversi tentativi per apprendere la nuova strategia, l'intuizione viene codificata non con un cambiamento graduale dei segnali dei neuroni, ma con una transizione improvvisa che corrisponde al cambiamento di comportamento subito dopo che l'idea ha illuminato il cervello.
Ecco osservabile a livello celebrale uno shift quantistico
Consigliamo per approfondimenti:

venerdì 7 maggio 2010

La capacità di auto-rigenerazione cellulare: il cervello puo' restare giovane

Fonte: ANSA
Il nostro corpo possiede la capacità di rigenerarsi, yogi indiani, maestri di qi gong cinesi, monaci e santi lo sostengono e lo dimostrano con la loro esistenza, adesso arrivano i primi studi scientifci sulla capacità del nostro corpo di attivare cellule staminali adulte per rigenerare e riparare parti ammalate o soltanto usurate dal tempo.
Uno studio condotto presso il Max Planck Institute of Immunobiology di Friburgo pubblicato sulla rivista Cell Stem Cell, ha evidenziato nei topolini anziani la presenza di varie popolazioni di cellule staminali nei pressi dell'ippocampo, area implicata nei processi di apprendimento e memorizzazione.
Alcune di queste cellule staminali sono dormienti altre attive.
La presenza di staminali nell'ippocampo del cervello adulto era già nota, ma sino ad ora si era ritenuto che questo tesoro rigenerativo si esaurisse con l'avanzare dell'età.
I ricercatori tedeschi hanno trovato due popolazioni di staminali in parte in letargo, in parte attive: l'attività fisica e le crisi epilettiche sono tra gli stimoli che possono risvegliarle.
In futuro queste staminali potrebbero essere ATTIVATE attraverso stimoli esterni per dare impulso alla rigenerazione di nuovi neuroni che vadano a ringiovanire il cervello o addirittura a curarlo in caso di malattie come la demenza senile.

lunedì 12 aprile 2010

APPRENDIMENTO CONSCIO ED INCONSCIO

Fonte: AGI
Un gruppo di ricercatori del Karolinska Institutet (Svezia) e del National Institute of Neurological Disorders and Stroke (Usa) in uno studio pubblicato sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences, sostiene che le regioni del cervello antiche sono coinvolte nella nostra capacita' di apprendimento inconscio .
I risultati, riportati anche dal notiziario europeo Cordis, potrebbero essere utilizzati per lo sviluppo di nuovi trattamenti per le patologie come il morbo di Parkinson e la malattia di Huntington, che coinvolgono queste aree del cervello.
Molte attivitai' quotidiane, come ad esempio abbottonarsi una camicia, ci impongono di effettuare una sequenza di movimenti semplici nel giusto ordine.
Gli scienziati sanno da tempo che ci basiamo su due sistemi di apprendimento per eseguire questo tipo di schemi di movimento: seguendo quello di apprendimento esplicito facciamo uno sforzo cosciente per 'addestrare' il cervello e siamo consapevoli di cio' che stiamo imparando; al contrario l' apprendimento implicito non avviene intenzionalmente, si imparano cose senza pensarci, per esempio attraverso la ripetizione semplice.
In pratica, la distinzione tra queste due forme di apprendimento e' difficile perche', come sottolineano i ricercatori nel loro documento, "la maggior parte dell'apprendimento puo' essere influenzato sia dalla conoscenza implicita sia da quella esplicita a livelli finora sconosciuti".
I gangli basali si trovano in profondita' all'interno del cervello e sono fortemente coinvolti sia nell'apprendimento sia nel controllo motorio.
La dopamina, sostanza che trasmette i segnali tra i neuroni, e' fondamentale per la plasticita' dei gangli basali e per la capacita' di imparare.
In questo studio, i ricercatori hanno indagato il ruolo delle diverse parti dei gangli basali nell'apprendimento implicito ed esplicito di sequenze motorie, osservando il numero dei recettori D2 della dopamina in 15 adulti sani che si sono prestati alla prova.
Per distinguere tra apprendimento implicito ed esplicito, il gruppo di ricerca ha utilizzato una procedura di processo di dissociazione (PDP), nella quale sono stati confrontati i risultati ottenuti dai soggetti in due compiti diversi.
Nel primo compito, sia la conoscenza esplicita sia quella implicita hanno migliorato le prestazioni, mentre nel secondo compito la conoscenza esplicita ha agevolato le prestazioni, mentre quella implicita le ha compromesse.
I risultati hanno rivelato una correlazione tra la densita' dei recettori dopaminergici D2 e entrambe le forme di apprendimento.
Fondamentalmente, lo studio ha dimostrato che il corpo striato ventrale, una parte dei gangli basali, e' coinvolto soltanto nell' apprendimento implicito.
Da un punto di vista evolutivo, lo striato ventrale e' la parte piu' antica dei gangli basali, essendo presente nei vertebrati relativamente primitivi come le lamprede, i rettili e gli anfibi.
Le conclusioni dello studio vanno a corroborare le teorie secondo cui i sistemi cerebrali di apprendimento impliciti, ovvero non consci, sono piu' semplici e evolutivamente anteriori", ha spiegato Fredrik Ullen del Karolinska Institutet, che ha guidato la ricerca.
"In altre parole -ha aggiunto l'esperto- abbiamo probabilmente alcuni sistemi fondamentali dell'apprendimento in comune non solo con i ratti, i topi e con altri mammiferi, ma anche con i vertebrati piu' primitivi, che hanno anch'essi un corpo striato ventrale".
Una maggiore comprensione dei due sistemi di apprendimento potra' eventualmente essere utile a spiegare la validità nella prevenzione e riabilitazione di pratiche psicomotorie, come il qi gong, che attiva contemporaneamente entrambi i circuiti neuronali dell'apprendimento implicito ed esplicito.

lunedì 15 marzo 2010

Il nostro cervello sta diventando sempre piu' piccolo

Sembrerebbe una battuta, soprattutto se a scriverla, come in questo caso è una donna
-Finalmente ve ne siete accorte-, ha commentato ironico un collega a cui riportavo la notizia uscita sul quotidiano britannico Daily Mail inerente un promettente studio comparativo francese sulle dimensioni del cervello nella storia del genere umano.
Gli scienziati, che sostengono di aver effettuato una delle migliori riproduzioni di un cranio umano, si sono accorti che è fino al 20 % piu' grande di quello che abbiamo noi oggi.
Sono state teorizzate diverse ipotesi per spiegare la contrazione che il cranio ha subito nel corso degli anni: alcune sono legate al tipo di alimentazione, altre al clima piu' freddo nel Paleolitico superiore.
dal punto di vista cognitivo, non sono state trovate prove di un legame tra dimensioni del cranio e quoziente intellettivo,quindi questo non significa che i nostri antenati fossero piu' intelligenti di noi.
I ricercatori francesi sono convinti che il cranio trovato nelle grotte di Lascaux, in Dordogna, chiamato Cro Magnon 1, indica che il nostro cervello sta diventando piu' efficiente contraendosi. Un po' come succede con i computer che stanno diventando sempre piu' piccoli e potenti.
Tuttavia, il nostro cervelletto - una parte del cervello legata al linguaggio e alla concentrazione - sembra essere piu' grande rispetto a quello ricostruito.
Questo, secondo gli scienziati, suggerisce che alcune parti del nostro cervello sono piu' plastiche di altre. Oppure la nostra vita moderna è costituita da automatismi, mentre la vita dell'uomo preistorico era sicuramente più varia.