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venerdì 27 settembre 2019

Invecchiamento della popolazione e Servizio Sanitario Nazionale

Nel Servizio Sanitario Nazionale italiano operano 1.000 strutture che forniscono assistenza ospedaliera, 8.867 per l’assistenza specialistica ambulatoriale, 7.372 per l’assistenza territoriale residenziale, 3.086 per l’assistenza territoriale semi-residenziale, 5.586 per l’altra assistenza territoriale e 1.122 per l’assistenza riabilitativa (quelle a cui fa riferimento l’art. 26 della Legge 833/78).
Le strutture che erogano assistenza ospedaliera e quelle che forniscono altra assistenza territoriale sono in maggioranza pubbliche (rispettivamente, 51,8% e 87,0%). 
Sono invece in maggioranza private accreditate le strutture eroganti assistenza territoriale residenziale (82,3%) e semi-residenziale (68,6%) e le strutture che forniscono assistenza riabilitativa (77,9%).

Strutture della rete di offerta, il trend è la diminuzione del pubblico ed un aumento proporzionale del privato soprattutto per l’assistenza territoriale residenziale: 

- 3,6% per il pubblico, +2,9% per il privato accreditato.

così anche per l'assistenza territoriale semi-residenziale erogatori privati accreditati, si registra un incremento del + 2,5%.
Anche nell’ambito dell’assistenza riabilitativa ex art.26 L. 833/78 si osserva un incremento delle strutture private accreditate +1,8%

Assistenza distrettuale

In media, a livello nazionale ogni medico di base ha un carico potenziale di 1.211 adulti residenti. A livello regionale esistono notevoli differenziazioni:
Sono stati rilevati in Italia 3.063 punti di guardia medica; con 11.688 medici titolari ovvero 19 medici ogni 100.000 abitanti. A livello territoriale si registra una realtà notevolmente diversificata sia per quanto riguarda la densità dei punti di guardia medica sia per quanto concerne il numero dei medici titolari per ogni 100.000 abitanti.
Sono state prescritte 578.843.225 ricette con un importo di circa 9 miliardi di euro, con un costo medio per ricetta di 15,42 euro.  variabile all’interno del territorio nazionale, minimo in Toscana (12,73 euro) ;massimo (20,13 euro) in Lombardia.
Nel corso del 2017 sono stati assistiti al proprio domicilio 1.014.626 pazienti; di questi, l’83,7% è rappresentato da assisti di età maggiore o uguale a 65 anni e l’8,8% è rappresentato da pazienti terminali.

Consultabile nella versione integrale:
Annuario Statistico del Servizio Sanitario Nazioanale- Anno 3017

domenica 13 luglio 2014

La salaute degli Italiani: quali sono le prime cause di mortalità

Malattie cardiovascolari al primo posto per le vcause di mortalità.
Alimentazione e stile di vita le prime cause di morbilità
Equazione semplice: cambiando alimentazione e stile di vita abbasso la morbilità e la mortalità.
Come si fà allora ad autorizzare la vendita di prodotti e propagandare stili di vita che minano la nostra salute?Negli Stati Uniti dove tutto è un'opportunità di business per cui il genere umano si divide sempre tra imprenditore e consumatore, possiamo anche capirlo. Si guadagna all'andata ed al ritorno. 
Guadagno a fare ammalare e guadagno a curare e poi sulle esequie, una massimizzazione del profitto eccellente, se qualche scheggia impazzita non prendesse sempre più spesso il mitra e incominciasse a sparare all'impazzata e se milioni di americani non fossero obesi e depressi e se  la prime cause di mortalità non fossero appunto le malattie cardiovascolari e degenerative.
Quindi se vogliamo subire la fascinazione del modello americano, sappiamo ciò che ci aspetta....

INVERTIRE LA TENDENZA SI PUO'


Ridurre l'apporto calorico, consigliate le proteine vegetali al posto di quelle animali, ridurre il consumo di latticini e farinacei, una dieta vegetariana-vegana sta risultando la più efficace per preservare o recuperare la nostra salute psicofisica.
Una dieta a base di  VERDURA, FRUTTA E SEMI OLEOSI sinora si è dimostrata la più efficace nel depurare l'organismo e mantenerlo efficiente.
Praticare tecniche di rilassamento e di meditazione regola il sistema psiconeuroendocrino.
Praticare attività motorie all'aria aperta, esporsi al sole al mattino ed al tramonto, aumenta la Vit D, produce endorfine, rafforza l'apparato muscolo scheletrico e attraverso la stimolazione della ghiandola pineale, sensibile appunto alla luce solare, aumenta il buon umore e assicura sonni sereni.

La salute è uno stato naturale, il corpo è creato per mantenere la vita in ogni circostanza, anche nella malattia. Gli organi si rigenerano continuamente...il nostro essere biologico tende sempre alla sopravvivenza, lasciamolo lavorare in pace.





giovedì 17 aprile 2014

Rapporto Osservasalute 2013

Fonte: ansa.it

L'Italia è un Paese sempre più vecchio: il numero degli ultracentenari è infatti più che raddoppiato in 10 anni, passando da poco più di 6.100 nel 2002 a oltre 13.500 nel 2011. 
Le donne sono la maggioranza: nel 2011, infatti, rappresentano l'82,8% del totale degli 'over-100'. 
Di contro, il Paese è 'ringiovanito' solo grazie alla presenza dei cittadini immigrati, mentre peggiorano gli stili di vita generali della popolazione. 
A scattare l'istantanea della salute degli italiani è il Rapporto Osservasalute 2013. 

- PAESE ANZIANO RINGIOVANITO SOLO DAGLI STRANIERI: per ogni 100 giovani di età minore di 15 anni risiedono in Italia oltre 148 persone di 65 anni e oltre. I cittadini stranieri, quindi, contribuiscono a "ringiovanire" la popolazione residente sia per lo scarso peso della popolazione anziana sia per l'alta natalità. Nel 2011 la popolazione in età 65-74 anni rappresenta il 10,5% del totale della popolazione residente; i valori regionali variano da un minimo dell'8,7% della Campania a un massimo di 13,1% della Liguria. 

La speranza di vita alla nascita nel 2010 è di 79,4 anni per gli uomini e 84,5 anni per le donne. Complessivamente, dal 2006 gli uomini hanno guadagnato un anno di vita e le donne 0,5 anni. Il Rapporto rileva inoltre che si muore meno per tumori, malattie del sistema circolatorio, malattie dell'apparato digerente e cause di morte violenta, ma si muore di più per disturbi psichici e malattie nervose. 

- ITALIANI, GRANDI E PICCOLI, HANNO PESSIMI STILI DI VITA: sono sempre più grassi, aumenta la percentuale di obesi e il fenomeno non risparmia bambini e ragazzi. E' infatti in sovrappeso il 44,2% degli uomini rispetto al 27,6% delle donne, ed è obeso l'11,3% degli uomini e il 9,5% delle donne. Sono troppi pure i bambini e gli adolescenti "taglia extra large", soprattutto maschi: i dati (media 2011-2012) mostrano che i bambini e gli adolescenti in eccesso di peso sono una quota considerevole pari al 26,9% (ovvero più di un giovane su 4 dai 6 ai 17 anni). Restano pochi gli sportivi, meno di uno su quattro pratica uno sport in modo costante, mentre si registra una lieve riduzione dei sedentari. A ciò si aggiunge il fatto che i cittadini del Belpaese continuano a consumare poca frutta e verdura. 

In positivo, invece, si nota che continua il trend in diminuzione dei consumatori di alcolici e si osserva anche una lieve diminuzione dei consumatori di alcol con comportamenti a rischio. Inoltre, continuano a calare i fumatori, ma non perché chi già ha il vizio smetta di fumare (infatti non aumentano gli ex-fumatori), ma perché diminuisce il "ricambio generazionale" in merito a questo comportamento. Altro dato positivo è che si arresta l'aumento del consumo di antidepressivi, che aveva caratterizzato l'ultimo decennio. Si registra pure una flessione nel tasso di suicidi, ma ancora si rileva in crescita il rischio di suicidio tra gli uomini. Infine, si sottolinea nel Rapporto, ancora tanti, e in leggero aumento, sono i "viaggi della speranza'' per curarsi, soprattutto da Sud a Nord. 

mercoledì 26 marzo 2014

La Mammografia non previene la mortalità per cancro al seno

Gli screening su fasce di popolazione statisticamente a rischio, non sono prevenzione, ma diagnosi precoce.

Ma anche la diagnosi precoce non riduce la mortalità per cancro al seno, come illustra questo studio pubblicato dal Jama.








martedì 1 ottobre 2013

Alzheimer: donne attente allo stress!

Fonte:http://salute.agi.it

Eventi traumatici o situazioni abbondanti di stress quotidiano durante la fase media dell'esistenza possono innescare cambiamenti fisiologici duraturi nel cervello e aumentare il rischio di demenza e di Alzheimer nelle donne, secondo un nuovo studio condotto dalla Sahlgrenscka Academy della Goteborg University e pubblicato su Bmj. 
Subire notevoli quantita' di stress in mezza eta' incrementa la vulnerabilita' all'insorgenza di demenza in tarda eta', sostiene la ricerca che ha coinvolto ottocento donne svedesi. Lo stato di salute mentale e fisica delle partecipanti e' stato monitorato per un periodo di quasi quarant'anni attraverso il Prospective Population Study of Women di Goteborg iniziato nel 1968. 
Lo studio ha valutato l'impatto psicologico di 18 fattori di stress comuni come divorzio, vedovanza, grave malattia o morte di un figlio, malattie mentali o alcolismo di un membro della famiglia, disoccupazione personale o del partner, scarso supporto sociale. E l'incidenza di sintomi come disagio, irritabilita', paura e disturbi del sonno. I dati suggeriscono che lo stress durante la mezza eta' puo' causare danni strutturali e funzionali al cervello e promuovere l'infiammazione nel tempo associata allo sviluppo di demenza.

giovedì 28 febbraio 2013

I virus rubano i sistemi immunitari


Lo rivela un lavoro pubblicato su Nature: un batteriofago parassita è in grado di sottrarre il sistema immunitario dei batteri, modificarlo e utilizzarlo contro il suo ospite

Anche i virus si difendono, e per farlo ricorrono ad armi che hanno rubato dai loro ospiti, ritorcendole contro di loro. Un'équipe di scienziati dell' Howard Hughes Medical Institute, coordinati da Andrew Camilli, ha infatti dimostrato che un particolare virus, detto batteriofago o più sbrigativamente fago, è in grado di “rubare” il sistema immunitario dei batteri e riadattarlo alle proprie esigenze per sopraffare il batterio ospite e riprodursi. La scoperta, che rappresenta la prima evidenza sperimentale di questo meccanismo, è stata pubblicata su Nature.

Finora, gli scienziati pensavano ai fagi come una sorta di particelle primitive di dna o rna, e che mancassero completamente di un sistema immunitario adattativo, cioè in grado di rispondere a una varietà infinita di attacchi esterni. Mentre non è lo stesso per i batteri. Sebbene infatti con sistema immunitario di solito si intenda il complesso insieme di cellule e molecole che difendono l’essere umano da qualsiasi cosa che sia estranea agli organismi, anche i batteri, nel loro piccolo, hanno qualcosa che gli si avvicina abbastanza. È l’apparato molecolare Crispr/Cas, un sistema immunitario con cui si difendono da materiale genomico estraneo, soprattutto da quello dei fagi.

Ogni tipo di fago, da buon parassita, è accoppiato a una classe specifica di batteri: l'équipe di Camilli si è concentrata sul fago del Vibrio Cholerae, il responsabile delle epidemie di colera negli esseri umani. Analizzando sequenze di dna di fagi prelevati da feci di pazienti affetti da colera, gli scienziati hanno identificato dei geni associati a un sistema immunitario adattativo (quelli Crispr, appunto), finora mai individuati in altri virus, e invece presenti in alcuni batteri e nella maggior parte degli organismi della classe Archaea. Ma si trattava di un apparato funzionale?

Per verificarlo, gli scienziati hanno usato un fago privo di sistema immunitario per infettare un ceppo di batteri del colera resistente al virus. In questo caso i virus non riuscivano a infettare e uccidere i batteri, ma ripetendo la stessa operazione con il fago immunizzato - che portava in sé i geni associati al sistema di difesa batterico - i ricercatori hanno osservato il suo rapido adattamento e l'uccisione totale dei batteri del colera. In pratica il virus si è mostrato capace di requisire il sistema immunitario per superare le difese montate contro di lui.

Secondo gli autori della scoperta, il lavoro è particolarmente importante per lo sviluppo delle terapie basate sui fagi per il trattamento delle infezioni batteriche. “Il nostro studio dà credito alla controversa idea che i virus siano creature viventi”, sostiene Camilli, “e rafforza la possibilità di usare trattamenti basati sui batteriofagi per trattare le infezioni batteriche. Soprattutto quelle resistenti alle attuali terapie antibiotiche”.

Fonte: http://daily.wired.it/news/scienza/2013/02/28/virus-batteriofago-sistema-immunitario-27852.html

martedì 12 giugno 2012

Over 65 sveglia...non facciamoci ipnotizzare dalla TV

L'istantanea degli over 65 italiani scattata da uno studio della Società Italiana di Gerontologia e Geriatria:  sedentari e scarsamente sociali, incollati alla TV, ma in discreta salute
Sono stati studiati 1500 soggetti, ed è emerso che oltre il 90% è autosufficiente per ilo svolgimento delle  attività  quotidiane, mentre il 22% è abbastanza soddisfatto della propria salute. 
Ma mentre il 15%  fa attività fisica regolare,  il 73% guarda la tv almeno 3 ore al giorno e il 47% si muove da casa solo per assistere alle funzioni religiose.

mercoledì 8 giugno 2011

LA CRISI ANTROPOLOGICA DEGLI ITALIANI: NARCISISTI, AGGRESSIVI E DEPRESSI

E' una "crisi antropologica" quella che stanno vivendo gli italiani.
Il presidente del Censis, Giuseppe De Rita - presentando oggi l'indagine ha messo in risalto l'affermarsi dell'individualismo accompagnato ad una crescente sregolazione delle pulsioni.:
Dal rapporto CENSIS emerge un ritratto della società italiana a tinte fosche.

Gli Italiani sono divenuti più aggressivi, più depressi, più narcisisti, ma soprattutto pensano che, se non rispettano le regole, l'unico giudice a cui devono rispondere è la loro coscienza, a volte particolarmente permissiva.

Tra il 2004 e il 2009, le minacce e le ingiurie sono aumentate del 35,3%, le lesioni e le percosse del 26,5%, i reati sessuali del 26,3%.

In 10 anni, dal 2001 al 2009, il consumo degli antidepressivi è raddoppiato (+114,2%), mentre nel 2010 gli interventi di chirurgia estetica sono stati circa 450 mila.


In crescita anche il consumo di droga (le persone prese in carico nei Sert per consumo di cocaina sono aumentati negli ultimi anni del 2,5%) e i giovani consumatori a rischio di bevande alcoliche (dal 2009 al 2010 sono passati dal 14,9% al 16,6%).

C'é poi una pulsione a una relazionalità virtuale: da settembre 2008 a marzo 2011 gli utenti italiani di Facebook sono passati da 1,3 milioni a 19,2 milioni e ogni giorno vi trascorrono in media 55 minuti.

Secondo l'indagine del Censis, la riduzione del controllo sulle pulsioni si spiega anche con l'atteggiamento individualistico degli italiani nei confronti della società.

L'85,5% del campione (1.500 persone) pensa che l'unico arbitro dei propri comportamenti sia la propria coscienza.

Per il 67,6% le regole non devono soffocare la libertà personale e per il 63,5% (76,9% nel caso dei giovani tra i 18 e i 29 anni) si può essere buoni cattolici anche se non ci si adegua alla morale sessuale della Chiesa.

Interrogati sull'aggressività, 7 italiani su 10 dicono che se non ci si fa rispettare, non si otterrà mai il rispetto; il 48,6% pensa che a volte sia giusto difendersi da solo, anche con le cattive (61,3% tra chi vive nelle grandi città) e il 21,2% ritiene che in un mondo di furbi sia necessario adeguarsi e diventare come gli altri.
Gli italiani sono pronti anche ad accettare compromessi per raggiungere i loro obiettivi (46,4%) e il 16,9% pensa che sia legittimo che una bella donna usi anche il suo corpo per avere successo.

Soprattutto i più giovani, il 44,8% tra i 18-24enni, é convinto che ci siano dei momenti di svago in cui è lecito trasgredire.


Da questi dati emerge una crisi valoriale individuale e collettiva socialmente paralizzante.

La società intesa come casinò dove solo ai bari è permesso giocare, oppure un sistema di regole, leggi e consuetudini assurde, vessatorie e repressive valide solo per coloro che le rispettano.

Questo ci dà a tutti la percezione di essere su un treno che corre su binari dissestati senza macchinista nè meta e con la paura di sfracellarsi tutti si accalcano verso le porte causando più vittime di un probabile, ma non ineluttabile deragliamento.

martedì 12 aprile 2011

Toscana better life:agli uomini toscani il record mondiale di LONGEVITA'

Fonte: liberamente tratto da: http://www.saluteintoscana.it/2011/04/


In Toscana gli uomini possono contare su un’aspettativa di vita di 79.6 anni, mentre le donne su una media di 84.7 anni, ma sono superate dalle donne giapponesi (media 86 anni), mentre gli uomini toscani detengono il primato mondiale della longevità.

Un’aspettativa di vita che è cresciuta molto negli ultimi 15 anni, passando dal 75.7 del 1995 all’attuale 79.6 per i maschi, e dall’81.8 del ’95 all’attuale 84.7 per le femmine.

Sono alcuni dei dati presentati nell’Auditorium di Sant’Apollonia, dove si è tenuto uno degli incontri della fase di ascolto per il nuovo Piano sanitario e sociale integrato regionale, che dall’inizio di marzo stanno coinvolgendo cittadini, operatori, amministratori.

“Abbiamo aggiunto anni alla vita, ora vogliamo riuscire ad aggiungere vita agli anni – ha commentato Chiara Gherardeschi, uno degli operatori che seguono la stesura del nuovo PSSIR , presentando i dati – L’allungamento della vita è una dato positivo, il risvolto negativo è che poi spesso queste persone restano sole”.

Altre notizie positive emerse dalla presentazione: le famiglie toscane sono meno povere di quelle italiane; la Toscana riesce a dare risposte migliori alle famiglie con figli minori; è la prima regione italiana per presenza di volontariato nelle comunità: fra i volontari, sono numerosi gli studenti, ma aumentano di più gli ultra65enni.

Ancora, la Toscana è prima in Italia e in Europa per le abitazioni in proprietà: secondo i dati EU-SILC (European Union Statistics on Income and Living Conditions), al 2008 il 71% delle famiglie toscane vive in una casa di proprietà, il 12% in un alloggio a titolo gratuito, l’11% in una casa in affitto di mercato, il 6% in una casa in affitto sociale.

“Partiamo da una realtà buona – osserva Chiara Gherardeschi – ma la sfida comunque c’è. Il nostro obiettivo è costruire salute: non solo come semplice assenza di malattia, ma come stato di completo “ben-essere”, secondo le indicazione dell’Oms”.

A Simona Dei, altro operatore che segue il percorso del PSSIR, il compito di evidenziare gli aspetti su cui ancora c’è da lavorare. “Per esempio, dobbiamo capire come evitare le morti prima dei 65 anni (mortalità prematura), e soprattutto come intervenire sulle differenze presenti nei vari territori toscani per quanto riguarda lo stato di salute delle persone.

Aumentano i minori accolti nelle strutture residenziali e diminuiscono quelli accolti nelle famiglie.

Ci sono tante famiglie, ma sempre più piccole e fragili.

E poi, anche in Toscana, la salute ha risultati diversi a seconda della condizione sociale: man mano che diminuisce il livello culturale, aumentano ricoveri e mortalità.

E la forbice si amplia sempre di più. E’ un problema che riguarda tutti il mondo occidentale, ma noi vogliamo affrontarlo. E il PSSIR è fondamentale per vincere questa sfida”.


Le prime causa di morte, ci dice l’Organizzazione mondiale della sanità, sono ipertensione arteriosa (21,7%), fumo di tabacco (18,8%), ipercolesterolemia (11,1%), sovrappeso/obesità (10%).


“Sono problemi che in gran parte derivano dai nostri stili di vita – sottolinea Simona Dei – Dobbiamo avere la consapevolezza che scegliamo di vivere in salute o in malattia con le nostre scelte di vita quotidiana”. Uno studio canadese ci dice che a costruire salute e benessere contribuiscono per il 15-25% i servizi socio-sanitari; per il 10-20% la genetica; e per il 50-60% ambiente, cultura, economia.

lunedì 24 gennaio 2011

Italia...un paese anziano

Fonte: http://www.rainews24.it/

In Italia siamo sempre di più e sempre più vecchi.
I bambini non nascono più e, quando nascono, sono figli di persone di nazionalità estera residenti nel nostro paese.
Gli unici ad alimentare la popolazione nel nostro paese da dove, in molti, se ne vanno.

Nel corso dell'ultimo anno la popolazione in Italia ha continuato a crescere superando i 60 milioni 600 mila residenti al 1° gennaio 2011, con un tasso d'incremento del 4,3 per mille.

Cresce anche la vita media, rispetto al 2009.
Lo rende noto l'Istat, rendendo disponibili le stime anticipate dei principali indicatori demografici relativi all'anno 2010.

L'anno che si è appena concluso farebbe così riscontrare un incremento di 261 mila unità, determinando una popolazione totale di 60 milioni 601 mila residenti a fine 2010.
Rispetto all'anno precedente risultano in calo tanto le nascite quanto i decessi, le prime in misura maggiore dei secondi.
Ne consegue una dinamica naturale di segno ancor più negativo (-0,5 per mille) rispetto all'anno precedente.
La fecondità è in lieve calo (1,4 figli per donna) e sembra essersi conclusa, rileva l'Istat, soprattutto da parte delle donne italiane, la fase di recupero cui si era assistito per ampia parte dello scorso decennio.

La vita media compie ulteriori progressi: 79,1 anni per gli uomini, 84,3 anni per le donne con, rispettivamente, un guadagno di tre e due decimi di anno sul 2009.

La gran parte dei flussi in ingresso nel Paese (92 %) e' costituita da cittadini stranieri.
Le iscrizioni dall'estero di individui di nazionalita' estera risultano, infatti, pari a 408 mila, mentre i rientri in patria degli italiani sono 37 mila.
Per quanto riguarda le cancellazioni, invece, si stimano 33 mila cancellati stranieri a fronte di 47 mila cancellati di cittadinanza italiana.
Ne deriva, pertanto, che il saldo migratorio con l'estero riguardante i soli cittadini stranieri ammonta a +376 mila, mentre per gli italiani risulta negativo nella misura di oltre 10 mila unita'

giovedì 16 dicembre 2010

IL FUTURO DEI VENTENNI? VITA PIU' LUNGA MA MALATICCIA

ANSA - ROMA, 15 DIC -

Sebbene l'aspettativa di vita media di una persona sia cresciuta negli ultimi decenni, diminuisce il numero di anni di vita che siamo destinati a trascorrere in buona salute.

Lo dimostra uno studio Usa pubblicato sul Journal of Gerontology.

Dal 1970 al 2005, la probabilita' di un 65enne di sopravvivere fino a 85 anni e' raddoppiata, passando dal 20% al 40%.

Ma se nel 1998 un maschio di 20 anni poteva aspettarsi di viverne altri 45 senza una grave malattia, per 20enne del 2006 sono scesi a 43,8.

giovedì 7 ottobre 2010

Piano Sanitario nazionale 2010-2012:prevenzione primaria e secondaria strategie vincenti

Gli italiani sono sempre piu' anziani, ma buone notizie per le malattie a piu' alto tasso di mortalita', ossia cardiopatie e tumori, che nel 2009 fanno registrare un calo dei decessi. E' il quadro fornito dal Piano Sanitario nazionale 2010-2012, messo a punto dal Ministero della Salute e pubblicato in anteprima sul sito Quotidiano Sanita'. Al primo gennaio 2010 la popolazione residente in Italia ha superato il traguardo storico dei 60 milioni di abitanti (60.387.000).
Gli ultra64enni rappresentano, nel 2009, il 20% della popolazione, mentre i bambini sotto i 14 anni rappresentano il 14%.
L'indice di vecchiaia (il rapporto tra anziani ultra64enni e giovanissimi 0-14enni) raggiunge il valore di 144%, contro il 127% del 2000.
Si fa sempre piu' problematico - si legge nel piano - il rapporto di dipendenza, ovvero il rapporto tra popolazione in eta' non attiva (0-14enni e ultra64enni) e la popolazione in eta' lavorativa (di 15-64 anni).
Il processo di invecchiamento investe tutte le regioni d'Italia ma piu' pesantemente le regioni centro-settentrionali; la Liguria, con un indice di vecchiaia pari a 235%, continua a detenere il primato della regione piu' anziana d'Italia e la Campania, con 97 ultra64enni ogni 100 bambini di 0-14 anni, continua ad essere la regione piu' giovane.
Negli ultimi 10 anni il rapporto di dipendenza � passato dal 48% al 52% e, all'interno di questo rapporto, cresce il peso delle persone anziane: nel 2009 ci sono circa di 31 ultra64enni ogni 100 persone in eta' attiva contro i 27 del 2000.
Tuttavia, i tassi di mortalita' per cardiopatia coronarica hanno avuto un andamento in discesa a partire dalla metà degli anni'70.
Un'analisi recente per il nostro Paese ha evidenziato che piu' della meta' della riduzione (circa il 55%) e' dovuta ai cambiamenti nei maggiori fattori di rischio cardiovascolare nella popolazione italiana, principalmente la riduzione della pressione arteriosa (25%) e della colesterolemia totale (23%).
Circa il 40% della diminuzione e' dovuta ai trattamenti specifici, principalmente trattamenti per lo scompenso cardiaco (14%) e terapie in prevenzione secondaria dopo un infarto del miocardio o una rivascolarizzazione (6%).
Anche i tumori, con una sostanziale stabilita' nell'incidenza (leggero incremento per i maschi) registrano un calo della mortalita', con una riduzione pi� significativa negli uomini (circa -2% l'anno) che nelle donne (circa -1%).
Questo risultato, si legge nel Piano, e' sostenuto dalla riduzione di molti tipi di tumori, in particolare del retto, stomaco, fegato e linfomi di Hodgkin.
Tra gli uomini la mortalita' e' in riduzione per tutti i tumori correlati al fumo (polmone, esofago, vescica, vie aerodigestive superiori).
Tra le donne la mortalita' e' in significativa riduzione anche per i tumori del colon, della mammella e dell'utero. Da segnalare la continua ascesa della mortalita' per tumore del polmone nelle donne e del melanoma della pelle negli uomini.
Il tumore polmonare femminile, il cui tasso di mortalita' e' piu' che raddoppiato nell'ultimo quinquennio (da 0,84 per 10.000 nel 2001 a 2,09 nel 2007), e' divenuto, nell'ambito delle neoplasie, la terza causa di morte nelle donne, con livelli confrontabili a quelli riscontrati nei tumori colonrettali.
La riduzione di mortalita' e' legata all'effetto combinato di azioni di prevenzione primaria (come nel caso dei tumori fumo-correlati per gli uomini), secondaria (la diagnosi di forme piu' precoci, come nel caso del tumore della mammella, migliora la risposta individuale ai trattamenti) e alla migliorata capacita' di cura per innovazioni diagnostiche e terapeutiche (ad esempio per le malattie del sistema emolinfopoietico). -

giovedì 30 settembre 2010

PRENDIAMOCI A CUORE ...IL NOSTRO CUORE

Fonte: (AGI)
Il cuore uccide anche i giovani: sono 5.000 l'anno solo in Italia le morti in eta' giovanile a causa di aritmie congenite, spesso non diagnosticate.
E' l'allarme emerso nel corso del convegno "Il cuore dei nostri giovani" promosso dall'Osservatorio Sanita' e Salute.
Le malattie cardiovascolari rappresentano ancora oggi la principale causa di morte in Italia (46% dei decessi registrati ogni anno), ben oltre la percentuale ascrivibile a tutte le patologie tumorali (28,4%).
Ogni anno nel nostro Paese 150 mila persone vengono colpite da infarto del miocardio, 127 mila da scompenso cardiaco, 70.000 sono sottoposte ad angioplastica coronarica, 12.000 ad ablazione transcatetere per varie aritmie cardiache, 180.000 ad impianto di un pacemaker permanente e 4.100 ad impianto di un defibrillatore automatico.
Infine, oltre 50.000 persone all'anno sono colpite in Italia da morte improvvisa a causa di aritmie cardiache maligne.
Di questi, circa 5.000 muoiono improvvisamente in eta' giovanile a causa di malattie aritmogene congenite.
Patologie che spesso rimangono silenti per diversi anni o non vengono diagnosticate in modo tempestivo.
E' fondamentale identificare precocemente eventuali patologie cardiache congenite per poter indirizzare i giovani verso un corretto percorso terapeutico.
Per questo motivo Cuore di Roma Onlus ha dato vita a una campagna di prevenzione rivolta ai giovani per rilevare eventuali cardiopatie congenite attraverso un'indagine strumentale di routine come l'elettrocardiogramm.
Ma la salute del cuore dei giovani passa anche da una valutazione dei fattori di rischio delle malattie cardiovascolari piu' diffuse come infarto ed ictus.
I ragazzi esaminati sono portatori di molti fattori di rischio cardiovascolare: una discreta percentuale e' sovrappeso, si alimenta in modo sregolato, non fa attivita' fisica, fuma, beve alcolici.
Fra 20 anni saranno candidati all'infarto.
E' fondamentale impegnarsi in campagne educazionali che promuovano la valorizzazione di una corretta alimentazione e favoriscano un regolare esercizio fisico che deve entrare a far parte di uno stile di vita salutare promosso fin dall'infanzia.

sabato 3 luglio 2010

VIRUS DELL'EPATITE SI E' SVILUPPATO NEI PIPISTRELLI

Il virus dell'epatite C potrebbe essersi diffuso a partire dai pipistrelli, che ne sono tuttora un serbatoio naturale.
E' quanto è emerso da uno studio statunitense pubblicato dalla rivista Plos Pathogens.
Usando metodi di analisi genetica, i ricercatori di diversi centri Usa e del Bangladesh hanno trovato materiale genetico di un virus correlato a quello dell'epatite nella saliva di 98 pipistrelli del paese asiatico, e secondo l'articolo il fatto che i campioni contenessero Dna virale suggerisce un meccanismo per la trasmissione da questi animali ad altri, fino ad arrivare all'uomo.
Prima di questo studio tracce del virus erano state trovate nei primati, ma secondo i ricercatori l'origine potrebbe essere proprio nei pipistrelli.
Oltre a fornire una prova dell'origine dell'epatite - ha spiegato Ian Lipkin del Center for Infection and Immunity della Columbia University - questo studio conferma l'importanza di monitorare la presenza di virus negli 'hotspots' come quello dell'Asia, per prevenire future epidemie .

giovedì 10 giugno 2010

ITALIA: IL DIABETE NEI GIOVANI AUMENTA DEL 3% ANNUO

ANSA
Aumenta il diabete tra i giovani in Italia e insieme crescono i costi: la malattia continua a colpire sempre piu' i figli di immigrati.
Il 10% sono ragazzi che hanno assunto stili di vita occidentali, riporta lo studio RIDI.
Negli ultimi 20 anni le nuove diagnosi sono passate da 9 a 14 casi ogni 100mila abitanti, +3% annuo.
Ogni due giorni 1 bimbo si ammala di diabete tipo 1 e l'aumento della spesa e' legato a malattie associate e costo dei test per controllare l'iperglicemia.

mercoledì 5 maggio 2010

POVERA MAMMA...ALTRO CHE FESTA!

ECCO LE CAUSE DEL CROLLO DELLA NATALITA' NEL NOSTRO PAESE:
Un milione di donne con figli sotto i 18 anni vive in poverta'.

E' quanto si legge nell' 11esimo Rapporto su Lo Stato delle Madri nel Mondo di Save the Children e il nuovo Rapporto Fondazione Cittalia - ANCI Ricerche per Save the Children su Le condizioni di poverta' tra le madri in Italia, diffusi oggi alla vigilia della Festa della Mamma (il 9 maggio).
Nella speciale "classifica" sul benessere materno infantile nel mondo, l'Italia si colloca al 17esimo posto.
Secondo il Rapporto sono 4.2 milioni le donne povere nel nostro paese.
1.678.000 sono madri.
Circa 1 milione di esse ha almeno un figlio minorenne: l'86,3% vive in coppia, il 7,5% e' sola, il 6,2% in famiglie allargate.
Prendendo in esame il totale delle famiglie in poverta' - che e' pari all'11,3% delle famiglie italiane - l'incidenza della poverta' in un nucleo costituito da una donna in coppia con un figlio piccolo e' superiore alla media di 4 punti percentuali, attestandosi al 15,4%. Percentuale che sale al 16,5% in presenza di 2 figli, di cui almeno uno minorenne, e al 26,1% se i figli sono almeno 3, di cui almeno uno minore.
Segno che la maternita' puo' diventare causa di poverta' per molte donne oltre a incidere anche sui livelli occupazionali femminili, che diminuiscono sensibilmente.
Gia' di per se' inferiore al dato medio europeo, documenta il rapporto Fondazione Cittalia - ANCI Ricerche per Save the Children - il divario occupazionale cresce all'aumentare del numero dei figli: il tasso di occupazione femminile e' pari al 65% in assenza di figli ma decresce al 60,6% e al 54,8% nel caso, rispettivamente, di uno e due figli, per crollare al 42,6% quando i figli sono almeno 3.
E le difficolta' economiche per molte donne emergono drammaticamente considerando le tante voci del bilancio e del menage familiare: fra le mamme in coppia con un bambino piccolo, per esempio, il 18,6% non ha i soldi sufficienti per fare fronte a tutte le spese del mese; il 16,3% ha pagato in ritardo almeno una bolletta; il 10,3% non e' stato in grado di sostenere con regolarita' le spese scolastiche dei figli; il 5% non ha potuto acquistare sempre generi alimentari.
E nel caso di madre sola con almeno un figlio minore la situazione e' ancora piu' grave, con gli indicatori di deprivazione che salgono ulteriormente: il 44% arriva a fine mese "con molta difficolta'", quasi il 31% e' in arretrato con le bollette, il 25% non ha avuto soldi per spese mediche, il 21% per le spese scolastiche.