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giovedì 6 dicembre 2012

Il cuore può rigenerare le sue cellule

IL CUORE dei mammiferi, uomo compreso, può riparare i danni prodotti dall'infarto e dall'invecchiamento, rigenerando le sue cellule. Una capacità osservata in alcuni rettili, in particolare le salamandre, e nei pesci. Si riteneva fosse una loro facoltà esclusiva, ma ora la capacità di autoriparazione del cuore si può ridare ai mammiferi. 
Lo ha scoperto un gruppo di ricercatori coordinati da Mauro Giacca dell' ICGEB (International Centre for Genetic Engineering and Biotechnology) di Trieste. 
Lo studio apre finalmente le porte alla possibilità di mettere a punto farmaci che rigenerino un cuore ormai incapace di nutrire il corpo, mandando in circolo troppo poco sangue.

continua...Il cuore può rigenerare le sue cellule: il segreto in molecole simili al Dna - Repubblica.it

martedì 6 novembre 2012

Test del DNA per scoprire se siamo soggetti al Morbo di Alzheimer

Gli scienziati del Banner Alzheimer's Institute in Arizona, della Boston University e della University of Antioquia hanno studiato 44 adulti di età compresa tra i 18 e 26 anni, sottoponendoli a risonanze magnetiche, analisi del sangue e del liquido cerebrospinale (Csf) scoprendo così che circa il 30% del campione - tutti soggetti senza segni clinici della malattia - aveva nel patrimonio genetico la mutazione di PSEN1 e con ogni probabilità è destinato a sviluppare la malattia neuro-degenerativa in un'età insolitamente giovane, collocata intorno ai 45 anni. Oltre alla gene mutato, i ricercatori hanno anche identificato altri indicatori: i soggetti predisposti alla malattia, ad esempio, presentano un'attività elettrica maggiore nell'ippocampo, area deputata alla memoria, e nel paraippocampo, e una minor volume cerebrale in altre zone del cervello. Altro segnale è la maggiore presenza nel liquido cerebrospinale (Csf) di beta-amiloide, proteina tossica che “soffoca” i neuroni ed è la principale responsabile dello sviluppo dell'Alzheimer, comportando la perdita di memoria e difficoltà cognitive.  

continua... Scovare l'Alzheimer a 20 anni - Salute 24 - Il Sole 24 Ore

giovedì 8 aprile 2010

EMPATIA E NEURONI SPECCHIO: la struttura neuronale della socialità

E' stata dimostrata l'esistenza nell'uomo dei neuroni specchio, che si attivano in risposta all'esposizione di scene, fatti o persone dal forte impatto emotivo, consentendoci di riconoscere e condividere la gioia o il dolore degli altri.
La loro presenza era stata scoperta nelle scimmie ma, grazie al team dell'italiano Marco Iacoboni, dell'Universita' di Los Angeles, arriva la prova definitiva che esistono anche negli umani.
Lo studio, pubblicato su Current Biology, ha registrato l'attivita' di queste cellule nel cervello di pazienti cui erano stati impiantati elettrodi per alleviarne i disturbi neuromotori causati dal Morbo di Parkinson.

giovedì 18 marzo 2010

SPEGNENDO IL GENE SKP2 IL CANCRO DIVENTA UN COMUNE MORTALE

Fonte: ANSA
Pier Paolo Pandolfi, ricercatore presso la Harvard Medical School di Boston, ha scoperto un nuovo metodo per combattere il cancro.
Invece di avvelenare le cellule tumorali con sostanze tossiche, causa spesso di affetti collaterali, Pandolfi e' riuscito ad interrompere il loro meccanismo di replicazione infinita facendole invecchiare e morire.
Per attivare il processo di senescenza cellulare spegnendo il gene Skp2.
La scoperta, pubblicata su Nature, potrebbe portare allo sviluppo di un farmaco universalmente efficace contro molti o tutti i tumori .
La disattivazione del gene SKP2 potrebbe essere anche all'origine delle remissioni spontanee, la domanda che sorge è: chi attiva il meccanismo di disattivazione nelle guarigioni.
Bruce Lipton sostiene che la mente comanda i geni attraverso la biochimica dei nostri processi cognitivi e volitivi.

lunedì 15 marzo 2010

Il nostro cervello sta diventando sempre piu' piccolo

Sembrerebbe una battuta, soprattutto se a scriverla, come in questo caso è una donna
-Finalmente ve ne siete accorte-, ha commentato ironico un collega a cui riportavo la notizia uscita sul quotidiano britannico Daily Mail inerente un promettente studio comparativo francese sulle dimensioni del cervello nella storia del genere umano.
Gli scienziati, che sostengono di aver effettuato una delle migliori riproduzioni di un cranio umano, si sono accorti che è fino al 20 % piu' grande di quello che abbiamo noi oggi.
Sono state teorizzate diverse ipotesi per spiegare la contrazione che il cranio ha subito nel corso degli anni: alcune sono legate al tipo di alimentazione, altre al clima piu' freddo nel Paleolitico superiore.
dal punto di vista cognitivo, non sono state trovate prove di un legame tra dimensioni del cranio e quoziente intellettivo,quindi questo non significa che i nostri antenati fossero piu' intelligenti di noi.
I ricercatori francesi sono convinti che il cranio trovato nelle grotte di Lascaux, in Dordogna, chiamato Cro Magnon 1, indica che il nostro cervello sta diventando piu' efficiente contraendosi. Un po' come succede con i computer che stanno diventando sempre piu' piccoli e potenti.
Tuttavia, il nostro cervelletto - una parte del cervello legata al linguaggio e alla concentrazione - sembra essere piu' grande rispetto a quello ricostruito.
Questo, secondo gli scienziati, suggerisce che alcune parti del nostro cervello sono piu' plastiche di altre. Oppure la nostra vita moderna è costituita da automatismi, mentre la vita dell'uomo preistorico era sicuramente più varia.

martedì 15 dicembre 2009

Math1:il gene che apre la comunicazione cervello-funzioni biologiche del corpo

Fonte: ANSA- ROMA, 14 DIC 2009
E' stato scoperto un gene nel cervello umano che funziona da sensore dei bisogni del nostro corpo e da guida nell'ambiente: e' il gene Math1.
Gia' noto per il suo ruolo nell'equilibrio e nell'udito, ora da una ricerca Usa si dimostra anche essere un gene importante per ascoltare e capire le sensazioni provenienti dai vari organi del corpo, per esempio sente se abbiamo la vescica o l'intestino pieni e se cio' si presenta nel sonno ci sveglia indicandoci la strada per il bagno.

martedì 6 ottobre 2009

UN VACCINO PER RISOLVERE LA DIPENDENZA DA COCAINA

Funziona il vaccino terapeutico anti-coca in fase di sperimentazione su pazienti: riduce il consumo della droga (anche della meta').
Gli effetti durano due mesi.
Il preparato fa innalzare la concentrazione di anticorpi specifici contro la cocaina.
Lo dimostra uno studio clinico su 115 cocainomani dalla Yale University School of Medicine a New Haven e del Veterans Affairs Connecticut Healthcare System di West Haven, guidati dalla ricercatrice Bridget Martell e pubblicato nella rivista scientifica Archives of General Psychiatry. All'esperimento e' stato sottoposto un gruppo di 115 soggetti dipendenti da cocaina.
Divisi in due gruppi, 58 soggetti sono stati sottoposti a 5 vaccinazioni, mentre ad altri 57 individui e' stato somministrato il placebo: tra coloro che hanno portato a termine il ciclo di vaccinazione il 38% ha prodotto livelli di anticorpi sufficienti a resistere alla tentazione per due mesi.
''Il trattamento ottimale - scrivono gli autori - richiedera' probabilmente ripetute vaccinazioni di richiamo per mantenere adeguati i livelli di anticorpi anti-cocaina''. .
La cocaina così non raggiunge il cervello e non si innescano le sensazioni di piacere che instaurano la dipendenza.
Per approfondimenti:

venerdì 27 marzo 2009

Ora legale, tre giorni di tempo per adattarsi al cambiamento

SIETE ALLODOLE O GUFI?
da KatawebSalute.it
Ora legale, si cambia e si dorme di meno.
Nella notte tra sabato 28 e domenica 29 MARZO , alle 2 del mattino, sposteremo tutti i nostri orologi un'ora avanti, cioè fino alle 3.
Tutto resterà invariato fino al 25 OTTOBRE 2009.
E l'organismo umano deve adattarsi a questo sfasamento.
Il nostro orologio biologico si sincronizzerebbe automaticamente con l'alba, sia in estate sia in autunno, ma l'ora legale interrompe questa regolazione naturale alterando il ritmo sonno/veglia.
Le conseguenze sulla salute dipendono dal tipo di sensibilità che una persona ha.
C'è chi non avverte nulla perché è più predisposto ad alzarsi presto (allodole), chi invece ama dormire e ha bisogno di due o tre giorni per adattarsi (gufi).

domenica 8 marzo 2009

ADONIA LEGTONE: PROPOSTA DI RICERCA SUL CAMPO

Visto il grande interesse suscitato nei lettori e visitatori di questo blog per l'articolo riguardante il nuovo trattamento per combattere gli inestetismi della cellulite; segnaliamo il sito della ditta che commercializza il prodotto, acquistabile per ora in Italia solo on line
http://www.adonialegtone.com/
Essendo la ricerca e la sperimentazione il nostro modus operandi (ed il nostro stile di vita), siamo già impegnati ad organizzarci per testarne i risultati, che divulgheremo sul blog, INVITANDO A INVIARCI I VOSTRI COMMENTI e LA VOSTRA ESPERIENZA SULL'EFFICACIA DEL PRODOTTO.

venerdì 6 marzo 2009

Cellulite addio...in 9 minuti:realtà scientifica o marketing?

Questa settimana nel Regno Unito verra' messa in vendita una crema anti-cellulite dagli effetti miracolosi: elimina la cellulite in soli 9 minuti.
Si chiama Adonia LegTone e costa 68 sterline.
E' la prima volta che una crema sfrutta le proprieta' rigenerative delle cellule staminali delle piante per rinvigorire le cellule staminali della pelle umana.
Test clinici effettuati in laboratori americani indipendenti hanno dimostrato che questa nuova crema e' in grado di ridurre la cellulite del 47 per cento in soli 9 minuti e di circa il 70 per cento in un periodo di sei settimane.
La crema, prodotta dalla Greek Island Labs e venduta gia' negli Usa, ha gia' ricevuto 100 mila richieste nel Regno Unito. Una delle cause principale della cellulite e' l'indebolimento delle cellule staminali.
La pelle umana e' una fonte ricchissima di cellule staminali che inizia a esaurirsi pian piano dopo i 22 anni d'eta'.
Il rallentamento della loro produzione crea il classico effetto denominato 'buccia d'arancia'.
Adonia LegTone viene creata a partire dalle celleule staminali di piante greche che vengono mescolate a un mix di sostanze: 23 oli biologici provenienti da piante dell'eco-sistema del Mar Egeo micro-filtrati in uno speciale processo di miscelazione.
Tra gli ingredienti biologici ci sono olio di zenzero e olio di rosmarino.

mercoledì 4 marzo 2009

Ictus: test per riparare cervello con staminali

Tra qualche mese iniziera' in Scozia il primo test per verificare se le cellule staminali embrionali iniettate direttamente nel cervello dei pazienti colpiti da ictus sono in grado di rigenerare le aree cerebrali danneggiate.
Un team del Southern General Hospital di Glasgow ha selezionato quattro gruppi di tre pazienti che nel corso dei prossimi due anni saranno trattati con la terapia sperimentale.
I pazienti riceveranno inizialmente una dose iniziale di 2 milioni di staminali embrionali.
Il quantitativo sara' gradualmente portato fino a 20 milioni di cellule, un quantitativo che i medici ritengono possa essere sufficiente a innescare i processi rigenerativi.
La dottoressa Keith Muir, che guidera' la ricerca, nutre forti speranze perchè "se funzionera' come ha fatto sugli animali potrebbe consentire di crescere nuove cellule nervose o rigenerare i neuroni in modo da far recuperare ai soggetti colpiti dall'ictus quelle funzioni che altrimenti non potrebbero mai riottenere in altro modo".
Mentre solo 1/3 dei soggetti sopravvissuti all'ictus infatti si riprende bene, gli altri riportano infermita' permanenti per i danni che il loro cervello ha subito.
Al momento l'unico trattamento palliativo e' la fisioterapia per recuperare alcuni movimenti.
La societa' che ha sviluppato le staminali e' la Reneuron che inizialmente aveva presentato domanda per effettuare i test due anni fa negli Stati Uniti, ma la Food and Drug Administration non ha concesso l'autorizzazione.
Ora riproveranno in Gran Bretagna dove le regole sulla ricerca sulle staminali sono meno restrittive.

venerdì 30 gennaio 2009

Estradiolo e comportamento sessuale femminile

Secondo una recente ricerca dell'Università del Texas, l'estradiolo sarebbe responsabile del comportamento sessuale poliandrico.
Durante la ricerca, condotta su 52 donne tra i 18 e i 30 anni, le volontarie sono state invitate a giudicarsi in termini di sensualità e delle loro fotografie sono state successivamente sottoposte alla valutazione di alcuni uomini.
Come riferiscono gli autori dell'indagine «le donne con i livelli più alti di estradiolo sono state giudicate molto più attraenti dal punto di vista fisico sia da loro stesse che dagli altri».
In relazione al loro comportamento sessuale le donne con alto tasso di estradiolo hanno dichiarato « di passare da un uomo a un altro con maggiore facilità delle altre. Anche in presenza di una relazione fissa».
La colpa sarebbe però tutta della chimica, che impedirebbe loro di trovare appagamento nelle storie a lungo termine e «porterebbe le donne a flirtare con molti uomini, e a tradire il partner quando capita "a tiro" qualche uomo che suggerisce loro messaggi di maggiore mascolinità».
Sarebbe ancora l'estradiolo a regalare la sinuosa forma "a clessidra" (vita stretta e fianchi torniti), un volto dai tratti perfettamente simmetrici e seni generosi.
E' noto che nel mondo animale è proprio l'alzamento dei livelli di estradiolo a determinare l'inizio e la durata dell'estro nella femmina. I maschi rilevando olfattivamente l'ormone nella femmina hanno il via libera al corteggiamento.
ECCO PERCHE' NEGLI ANIMALI E' SCONOSCIUTO LO STUPRO COME FORMA DI ACCOPPIAMENTO SESSUALE.
Il messaggio ormonale è più efficace dei carabinieri: niente estradiolo, niente estro, niente sesso.
E dire che si dice fare sesso come degli animali....ce ne fossero di animali con questa sensibilità...si potrebbe girare tranquillamente la sera e volendo potremmo anche incontrare il nostro principe azzurro..magari per una notte, senza tanta/ troppa ipocrisia, e a beneficio di entrambi i sessi.

domenica 11 gennaio 2009

Il cervello ad alta velocità

r.s. a cura della redazione ECplanet
Scienziati italiani e svizzeri hanno collegato materiale organico e no ottenendo la trasmissione di dati.
In futuro la rete permetterà di bypassare aree cerebrali lesionate.
Un cervello iperveloce che scambia informazioni tra aree neurali con prestazioni elevatissime, che tra gli intricati meandri della sua materia grigia nasconde componenti artificiali perfettamente integrate tra i neuroni: non si può non fantasticare su futuri ibridi uomo-macchina di fronte a un esperimento denso di aspettative.
Infatti, ricercatori italiani e svizzeri hanno “collegato” ai neuroni nanotubi di carbonio e in questo modo hanno aumentato l'eccitabilità neurale.
L'invenzione è presentata sulla rivista Nature Nanotechnology e si deve a Michele Giugliano, prima al Laboratorio di Neural Microcircuitry dell'Ecole Polytechnique Federale di Losanna, Svizzera, oggi all'Università di Anversa, oltreché a Laura Ballerini e Maurizio Prato, dell' Università di Trieste presso il Centro BRAIN. I nanotubi di carbonio hanno capacità di condurre elettricità e i neurologi hanno dimostrato che questi materiali possono formare giunzioni strette, un po' come quelle naturali tra cellule, con le membrane dei neuroni.
Questo permette di creare collegamenti neurali artificiali e vere e proprie 'scorciatoie' per il passaggio del segnale nervoso, in grado di aumentare l'eccitabilità neurale.
L'idea potrebbe essere sfruttata per creare ponti neurali che bypassino traumi o lesioni e interfaccia cervello-computer per neuroprotesi.
La fitta foresta di neuroni che compone il nostro sistema nervoso è organizzata in modo tale che ciascun neurone, attraverso ramificazioni cellulari molto intricate, prenda contatti con quelli limitrofi.
Questo permette di instaurare una comunicazione tra neuroni e tra aree neurali anche distanti tra loro.
La comunicazione sfrutta i segnali elettrici: quando la membrana di un neurone si eccita in risposta a un messaggero chimico esterno inviato da altri neuroni, il treno di impulso elettrico si propaga come un'onda da un'estremità all'altra del corpo del neurone fino alla punta dell'assone, il braccio principale del neurone, e induce il rilascio di nuovi messaggeri chimici che vanno a eccitare la membrana di altri neuroni.
In questo modo l'impulso elettrico viaggia nel cervello.
In caso di lesioni, per esempio a seguito di un ictus o di un trauma, il “viaggio” del messaggio neurale può trovare dei “binari morti” e fermarsi.
I nanotubi di carbonio potrebbero essere usati per ripristinare la linea neurale e bypassare zone lesionate. Potrebbero accorciare i collegamenti e quindi accelerare il viaggio dell'impulso elettrico, potenziandone l'effetto. Non solo, anche le interfaccia macchina-cervello cui oggi sono rivolti gli occhi di tanti che, vittime di lesioni, non possono più comandare i muscoli, potrebbero essere costruite utilizzando i nanotubi sull'ultimo tratto di collegamento al cervello, piuttosto che i classici elettrodi in metallo usati oggi. Il nanotubo in carbonio si adatterebbe molto meglio a questo compito, in quanto si dimostra più capace di connettersi e formare giunzioni più "naturali" con la membrana del neurone. “I risultati riportati nel nostro lavoro - spiegano gli autori nell'articolo - indicano che i nanotubi potrebbero influenzare l'elaborazione neurale dell'informazione”; aumentando le conoscenze sul funzionamento delle reti ibride neuroni-nanotubi, si potrebbero aprire le porte allo sviluppo di materiali “intelligenti” per la riorganizzazione di sinapsi all'interno di una rete neurale.

sabato 13 dicembre 2008

Il gene dell'effetto placebo

Fonte: salute.agi.it
r.s. a cura della redazione ECplanet
È uno dei grandi misteri della medicina: perché alcune persone a cui viene somministrato un placebo, cioè un farmaco “finto”, senza molecole attive, ma creduto efficace da chi lo assume, stanno effettivamente meglio ?
L'ipotesi più accreditata era legata alla forza della psiche: credere di star per guarire aiuta effettivamente a guarire.
Ma uno studio dell' Università di Uppsala, in Svezia, pubblicato sulla rivista New Scientists ha risolto l'enigma: il segreto è in un gene, il triptofano idrossilasi-2, che produce la serotonina nel cervello.
Gli scienziati svedesi, coordinati dal dottor Tomas Fusmark, hanno studiato 25 persone affette da “ansia sociale”, una paura patologica di subire pubbliche umiliazioni.
I volontari erano chiamati a superare il terrore della gente tenendo due discorsi pubblici, uno prima e uno dopo il periodo di “trattamento” con un farmaco anti-ansia (in realtà semplici pillole “vuote” rivestite di zucchero, l'equivalente terapeutico di un bicchier d'acqua) durato otto settimane. Miracolosamente, la metà dei soggetti si è sentita molto meno ansiosa e nervosa durante il secondo discorso. Autosuggestione ?
In realtà, uno scanning cerebrale ha dimostrato un effettivo calo del 3% nell'attività dell'amygdala, il centro della 'paura'.
E otto sui dieci volontari che hanno risposto positivamente al placebo si sono rivelati avere due copie della variante 'G' del gene triptofano idrossilasi-2, collegato proprio a una più bassa dose di ansietà.
I pazienti, in sostanza, erano geneticamente “pronti” a risolvere da soli il loro problema, e il placebo non ha fatto altro che indurli a “utilizzare” la loro predisposizione genetica per stare meglio.
Una sorta di alleanza tra geni e psiche che, secondo Furmark, probabilmente vale anche per altre patologie.
Lo conferma anche uno scienziato italiano, Fabrizio Benedetti dell' Università degli Studi di Torino: "Sappiamo che non c'è un solo effetto placebo - ha detto al giornale britannico Daily Mail - ma molti. Alcuni potrebbero funzionare attraverso la genetica, altri attraverso l'aspettativa di una ricompensa".

martedì 18 novembre 2008

Informazioni genetiche:dal DNA alla proteina

Fonte: www.bioblog.it
r.s. a cura della redazione ECplanet
Il DNA, come tutti sappiamo, è un filamento a doppia elica formato da una sequenza fissa di basi azotate presente in maniera identica in tutte le cellule del nostro organismo, in particolare all'interno del nucleo.
Ma in che modo vengono trasmesse le informazioni genetiche ?
La trasmissione di informazioni genetiche non è affatto semplice e qualunque tipo di errore o di interferenza estera (come vedremo nel prossimo articolo sulle mutazioni genetiche), può creare problemi. La prima fase è detta trascrizione e coinvolge RNA e DNA. Il DNA sintetizza l'mRNA, sigla che sta per RNA messaggero, che trasmette messaggi genetici. In particolare la traduzione è la conversione di un linguaggio in un altro, cioè la conversione dell’acido nucleico in proteine.
Per “tradurre” il linguaggio degli acidi nucleici in linguaggio peptidico, c'è bisogno di un intermediario, l'tRNA, l'RNA di trasporto, necessario per trasformare le triplette di basi azotate in un solo amminoacido.
Per formare una catena polipeptidica sono necessari diversi amminoacidi che formano dei peptidi, gli amminoacidi però non sono in grado di riconoscere il codone dell'RNA a cui dovrebbero legarsi, ed è proprio l'tRNA che permette loro.
* di formare catene peptidiche corrette
* di riconoscere i codoni dell'mRNA
A questo punto, sappiamo che L'RNA è costituito da un solo filamento e contiene anche esso i suoi codoni, una tripletta di basi azotate, l'tRNA si ripiega e si avvolge su se stesso, formando una speciale sequenza di basi azotate, chiamata anticodone, complementare al codone del mRNA. Questi due RNA lavorano con l'ausilio dei ribosomi che possiedono delle subunità dove si situano tRNA e mRNA, che vengono tenuti assieme dal ribosoma che fa che si attacchino gli amminoacidi formatisi alla catena poliptidica in formazione.
Questo processo continua fin quando un codone d'arresto non interrompe il tutto.

lunedì 10 novembre 2008

Effetti delle radiazioni non ionizzanti

r.s. a cura di Straker

(articolo del Dottor Fausto Intilla)

Pubblichiamo un breve, ma chiaro contributo del Dottor Fausto Intilla, fisico teorico e divulgatore scientifico, sui pericoli per la salute collegati ai campi elettromagnetici. La lettura di questo articolo dovrebbe indurre, per lo meno, ad un uso moderato ed accorto del cellulare, secondo il decalogo stilato dal Dottor Herberman.
Da un punto di vista strettamente energetico, l’interazione della radiazione elettromagnetica non ionizzante con un tessuto biologico si risolve in un trasferimento di energia dalla radiazione al tessuto e produce un campo elettromagnetico all'interno della materia diverso da quello applicato in origine.
L'energia elettromagnetica, una volta assorbita, viene convertita in calore.
La conversione in calore può avvenire con o senza un misurabile rialzo della temperatura corporea (febbre).
L'organismo reagisce al calore, cercando di eliminarlo in varie tappe.
Sono l'occhio e le gonadi gli organi più sensibili all'esposizione alle RF (radiofrequenze) ed alle MO (microonde).
Il cristallino è la parte dell’occhio che risente maggiormente dell'irraggiamento con radioonde; questo organo non è vascolarizzato e quindi, potendo dissipare calore solo per scambio termico con l'umor acqueo ed il corpo vitreo, va facilmente incontro al surriscaldamento.
Altri possibili effetti sull'occhio sono la cataratta, l'opacizzazione della cornea, la congiuntivite, l'infiammazione dell’iride, la comparsa di lesioni retiniche.
Sono stati inoltre segnalati possibili effetti sul sistema cardiocircolatorio come le aritmie ipo-ipercinetiche, stati di ipo-ipertensione, mentre i possibili effetti sul sistema neuroendocrino riguardano una diminuita risposta alla fotostimolazione, l'innalzamento della soglia uditiva-visiva, l'ipereattività tiroidea, l'oligospermia o l’azospermia.
Data articolo: novembre 2008
Fonte: Straker

lunedì 6 ottobre 2008

L'obesità è nel cervello

Fonte: www.corriere.it
r.s. a cura della redazione ECplanet
L'obesità sta nel cervello e non nel piatto.
Sta, per la precisione, in una proteina infiammatoria capace di condizionare direttamente l'assunzione del cibo e quindi l'aumento di peso.
È la prima volta che si dimostra qualcosa del genere e la ricerca pubblicata su Cell, nonostante sia stata condotta sui topi, lascia sperare nella possibilità di percorrere una strada completamente nuova nello studio di farmaci anti-fame e nella messa a punto di sistemi di prevenzione.
Non solo dell'obesità in sé, ma anche delle patologie correlate,come il diabete o le malattie cardiovascolari. L'INFIAMMAZIONE
I ricercatori, un gruppo americano dell'University of Madison-Wisconsin guidato da Dongsheng Cai, si sono focalizzati su un'area cerebrale chiamata ipotalamo, che controlla l'equilibrio di alcuni sistemi dell'organismo, compreso l’appetito e il bilancio energetico, e sull'infiammazione metabolica, un nuovo fenomeno che sembra all'origine di molte malattie come quelle cardiovascolari e anche il diabete.
Non si tratta della «normale» infiammazione che si associa per esempio a un'infezione, a un trauma o un tumore, ma di una infiammazione molto meno evidente ma cronica, che interessa le cellule a livello molecolare. Questo particolare tipo di infiammazione è innescata da alcune proteine e a sua volta mette in moto altre proteine. I ricercatori hanno cercato di capire se il fenomeno dell'infiammazione metabolica potesse in qualche modo essere presente anche nei neuroni del cervello e condizionare l'assunzione di cibo.
COMPLESSI
Studiando i topi, gli esperti hanno dimostrato l'effettiva presenza nel cervello (e in particolare nell'ipotalamo) di un complesso di proteine dell'infiammazione, in sigla NF-kappaB, che può essere attivato da una specifica proteina chiamata IKKbeta, e hanno anche verificato che queste proteine sono più abbondanti qui che nei tessuti periferici dell'organismo.
Hanno però visto che di solito, nel cervello, rimangono inattive.
Quando però l'alimentazione è particolarmente ricca di grassi, il sistema si mette in moto e dà così origine a un circolo vizioso: quanto più si attiva, tanto più aumenta l'appetito e l'introduzione di cibo.
Se invece si blocca la proteina IKKbeta che stimola il sistema (disattivando il gene che la produce), quest'ultimo non si attiva, l'assunzione di cibo diminuisce e i topi non ingrassano. Così questa proteina potrebbe diventare un nuovo bersaglio.
Data articolo: ottobre 2008