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lunedì 27 gennaio 2014

PREVENIRE IL DIABETE ELIMINANDO LO STRESS

Il dott. Nader Butto ci spiega come prevenire l'insorgenza del diabete, riconducendo la persona in un stato di rilassamento e di equilibrio psicofisico

giovedì 10 giugno 2010

ITALIA: IL DIABETE NEI GIOVANI AUMENTA DEL 3% ANNUO

ANSA
Aumenta il diabete tra i giovani in Italia e insieme crescono i costi: la malattia continua a colpire sempre piu' i figli di immigrati.
Il 10% sono ragazzi che hanno assunto stili di vita occidentali, riporta lo studio RIDI.
Negli ultimi 20 anni le nuove diagnosi sono passate da 9 a 14 casi ogni 100mila abitanti, +3% annuo.
Ogni due giorni 1 bimbo si ammala di diabete tipo 1 e l'aumento della spesa e' legato a malattie associate e costo dei test per controllare l'iperglicemia.

mercoledì 7 aprile 2010

CON UNA PILLOLA AL GIORNO....GIUSTO PESO PER SEMPRE

Fonte: ANSA-6 aprile 2010
Scienziati italiani coordinati da Uberto Pagotto, endocrinologo dell'Università di Bologna, hanno trovato il segreto per creare un farmaco anti-obesità che non agisce sul cervello ma solo sul metabolismo.
Pubblicata sulla rivista Cell metabolism, la ricerca dimostra che per dimagrire non serve un farmaco che riduca l'appetito ma basta uno che agisca sul metabolismo energetico, inducendo a bruciare più calorie.
Un farmaco selettivo che faccia questo non interferendo con i recettori CB1 del cervello, quindi, potrebbe essere promettente e sicuro contro l'obesità e le patologie associate (diabete per esempio).
La storia della molecola rimonabant è travagliata: il farmaco infatti, che agisce sia sul cervello spegnendo i recettori dei cannabinoidi CB1 diminuendo l'appetito, sia sul metabolismo corporeo, è troppo pericoloso.
Uno studio su Lancet ne dimostrò la capacità di triplicare il rischio di ansia e depressione; inoltre la Food and Drug Administration (FDA), ha scoperto un aumento del rischio suicidio tra i pazienti cui è stato somministrato.
Ciò ha indotto le autorità regolatorie Usa e Europee (FDA ed EMEA), a ritirarlo dal commercio, lui e tutti i farmaci affini.
Ma i ricercatori italiani si sono chiesti se una molecola selettiva che spenga solo i recettori CB1 del tessuto adiposo, del fegato e dei muscoli, ma non quelli del cervello, potesse funzionare senza rischi.
La risposta è sì e i ricercatori l'hanno dimostrato con un esperimento molto ingegnoso: hanno 'arruolato' dei topolini e il hanno divisi in due gruppi, entrambi messi all'ingrasso.
Per prevenire l'aumento di peso i ricercatori hanno bloccato i loro recettori CB1.
Nel primo gruppo ad essere disattivati sono stati tutti i recettori CB1, anche quelli del cervello, simulando quindi l'azione - pericolosa - del rimonabant.
Nel secondo gruppo sono stati bloccati solo i CB1 degli organi periferici lasciando accesi quelli del cervello; ciò simula quindi l'azione di un ipotetico farmaco simile al rimonabant ma selettivo e quindi sicuro per il cervello.
Ebbene entrambi i topi non sono ingrassati nonostante la dieta ipercalorica.
Lo studio dà evidenza che non serve agire sul cervello e spegnere l'appetito per indurre il dimagrimento: basta agire sul metabolismo energetico, inducendo a bruciare più calorie spegnendo solo i recettori CB1 degli organi periferici.
Il che non deve indurre a ragionamenti altrettanto pericolosi: mangiare tutte le schifezze che si vuole tanto con la pillola non si ingrassa.

lunedì 22 febbraio 2010

ALTI LIVELLI DI VITAMINA D PROTEGGONO DA DIABETE,SINDROME METABOLICA E PATOLOGIE CARDIOVASCOLARI

(AGI) - Londra, 22 feb. - Un alto livello di vitamina D negli anziani riduce della meta' il rischio di diabete e di problemi cardiaci. Lo ha scoperto uno studio dell' Universita' di Warwick, pubblicato dalla rivista Maturitas.
La ricerca ha esaminato 28 studi precedenti, per un totale di quasi 100.000 pazienti di ogni gruppo etnico, e ha rivelato una forte associazione tra un alto livello di vitamina D e un rischio basso per diverse patologie.
In particolare per le malattie cardiovascolari la probabilita' diminuisce del 33%, per il diabete di tipo 2 del 55% e per la sindrome metabolica del 50%.
'Colpire la deficienza di vitamina D negli anziani - spiega Oscar Franco, uno degli autori - potrebbe diminuire sensibilmente l'incidenza di queste patologie'.
INFORMAZIONI E CONSIDERAZIONI
La vitamina D è un gruppo di pro-ormoni liposolubili costituito da 5 diverse vitamine: vitamina D1, D2, D3, D4 e D5. Le due più importanti forme nella quale la vitamina D si può trovare sono la vitamina D2 (ergocalciferolo) e la vitamina D3 (colecalciferolo), entrambe le forme dall'attività biologica molto simile. Il colecalciferolo (D3), derivante dal colesterolo, è sintetizzato negli organismi animali, mentre l'ergocalciferolo (D2) è di provenienza vegetale.
La vitamina D ottenuta dall'esposizione solare o attraverso la dieta è presente in una forma biologicamente non attiva e deve subire due reazioni di idrossilazione per essere trasformata nella forma biologicamente attiva, il calcitriolo.
VITAMINA D NEGLI ALIMENTI
Pochi alimenti contengono quantità apprezzabili di vitamina D.
Un alimento particolarmente ricco è l’olio di fegato di merluzzo.
Seguono, poi, i pesci grassi (come il salmoni e le aringhe), il latte ed i suoi derivati, le uova, il fegato e le verdure a foglia verde.
LIVELLI OTTIMALI DI VITAMINA D NELLE DIVERSE FASI DELLA VITA
I livelli di assunzione non sono perfettamente noti.
Il problema consiste nel fatto che in condizioni normali l’esposizione alla luce solare è sufficiente a garantire livelli di vitamina D accettabili.
Il problema nasce in individui che non si espongono alla luce o che presentano richieste maggiorate di vitamina.
Generalmente gli adulti, per le ragioni di cui sopra, non hanno bisogno di assumere vitamina D, a meno che debbano restare sempre al chiuso, purché mantengano un buon introito di calcio o fosfato.
In caso di necessità a causa di una sintesi endogena vitaminica ridotta, si può ricorrere all'assunzione giornaliera di 10 μg/die.
Nei neonati l'apporto non dovrebbe essere inferiore a 10 μg/die. Nei bambini di età compresa tra 1 e 3 anni dovrebbe essere introdotto lo stesso quantitativo, nel caso in cui non possano venir messi alla luce per un tempo adeguato.
Nei bambini più grandi e negli adolescenti l'esposizione alla luce permette di avere livelli vitaminici adeguati.
Nel caso in cui non sia possibile stare alla luce, si possono usare quantitativi di vitamina compresa tra 10 e 15 μg/die, in quanto il loro metabolismo osseo è aumentato.
Durante la gravidanza e l'allattamento le richieste di vitamina D aumentano per far fronte alla maturazione dello scheletro del feto e del neonato.
Generalmente l’esposizione alla luce dovrebbe mantenere dei livelli adeguati, ma nei mesi invernali questo non è possibile e si possono verificare stati carenziali sia per la mamma che per il piccino per cui si consiglia di assumere 10 μg/die di vitamina.
Gli anziani tendono a stare meno alla luce e la loro sintesi endogena di vitamina diminuisce per cui si può ricorrere ad una supplementazione di 10 μg/die.
In caso di prolungata assunzione di vitamina, superiore a 250-1250 μg/die si possono verificare fenomeni di tossicità acuta o cronica con comparsa di nausea, diarrea, ipercalciuria, ipercalcemia, poliuria, calcificazione dei tessuti molli. Generalmente ciò avviene allorché i livelli circolanti di vitamina D superano i 100 ng/ml.
Per evitare ciò, è consigliabile non superare un’assunzione giornaliera di 50 μg/die.

mercoledì 27 gennaio 2010

LUPINI PER IL DIABETE

Una proteina del lupino ha proprieta' simili a quelle dell'insulina, e potrebbe essere utilizzata per curare meglio chi ha il diabete II.
Lo hanno scoperto i ricercatori dell' Istituto San Raffaele di Milano che hanno analizzato in particolare la proteina conglutina-gamma, abbondante nel seme di lupino, con proprieta' simili all'insulina per il controllo dei livelli di glucosio nel sangue.
Il lupino ha anche principi attivi potenzialmente in grado di normalizzare il livello di colesterolo.
Nella tradizione popolare toscana si tramanda che l'acqua dei lupini veniva bevuta da chi soffriva del mal di zucchero, il diabete.
La pratica pur ampiamente conosciuta non si è affermata nel tempo a causa delle reazioni avverse (sindrome ipoglicemica acuta) a cui sono incorsi i diabetici dopo l'assunzione anche di modeste quantità di decotto di lupini.
Il lupino recentemente è stato oggetto di una lunga sperimentazione, che ha coinvolto nutrizionisti e tecnologi alimentari, allo scopo di trovare una valida alternativa alla soia e per offrire una maggiore qualità nutrizionale e proprietà organolettiche (aroma, sapore, colore) agli alimenti gluten-free.
Le motivazioni del successo sono principalmente tre: qualità nutrizionale, qualità tecnologica e proprietà organolettiche.
Qualità nutrizionali: - Da un punto di vista nutrizionale, il lupino è importante per l'apporto di proteine (43% su 100g di farina), pari a quello della soia (40,8% su 100g di farina) paragonabile a quello della carne e superiore a quello delle uova.
Il lupino, quindi diventa una ottima fonte alternativa alle proteine di origine animale.
Recenti studi, tra cui quello sovra descritto) hanno dimostrato che nel lupino è presente una particolare proteina (conglutina - gamma) con potere ipocolesterolemizzante e ipoglicemizzante, caratteristica di particolare interesse per chi ha livelli alti di colesterolo (> 200 md/dl) e glicemia (> 110 md/dl).
Più elevato di tutti gli altri legumi è l'apporto in fibra (25.5g su 100g farina), mentre l'apporto in grassi è inferiore rispetto a quello della soia (8% vs 23%) .
Infine ottimo il rapporto omega 6/omega3, importanti acidi grassi definiti "essenziali", poiché il nostro organismo non è in grado di sintetizzarli e dunque debbono essere assunti con la dieta. Tra le varie caratteristiche positive del lupino risalta anche il basso contenuto di fitati (sali dell'acido fitico), molecole che riducono la biodisponibilità (% del contenuto totale assorbita e successivamente utilizzata dall'organismo per le sue specifiche funzioni) di due importanti minerali: il calcio e lo zinco

lunedì 21 dicembre 2009

PERCHE' E' FESTA SOLO SE SI MANGIA TANTO, TROPPO

I bambini assimilano fino a 6.000 calorie durante il giorno di Natale, una quantita' quattro volte superiore a quella consigliata.
E' quanto risulta da una nuova ricerca, condotta dagli esperti di obesita' giovanile della Leeds Metropolitan University (Gran Bretagna).
Lo riporta il quotidiano inglese Daily Telegraph.
"Un pasto natalizio in media contiene 956 calorie e 48 grammi di grasso", ha detto Paul Gately, direttore del programma Carnegie Weight Management e ricercatore a capo dello studio. "Questo totale include calorie provenienti da cibi come tacchino arrosto, patate, salsicce, salse e altri condimenti vari. Aggiungete i classici dessert di Natale, colazione e altre merende, e raggiungerete un livello calorico estremamente superiore al livello raccomandato per ragazzi e bambini".
Seimila calorie sono piu' di due volte la razione giornaliera raccomandata per i ragazzi tra i 15 e i 18 anni, e addirittura quattro volte quella raccomandata per le bambine fino ai 5 anni.
Anche gli adulti dovrebbero rimanere in guardia: il massimo consigliato per un uomo adulto, infatti, ammonta a 2.775 calorie.
"I pranzi pantagruelici sono tipici di Natale, ma non sono seguiti da un corretto smaltimento delle calorie in eccesso. Chi ingrassa durante le feste potrebbe metterci settimane o mesi a smaltire il grasso in eccesso, oppure non potrebbe liberarsene mai", ha detto Gately.
"Bisogna mettere in guardia i genitori dell'obesita' giovanile: il 40 per cento di loro non riconosce i problemi dell'eccessiva alimentazione. Molti di loro, inoltre, danno la colpa dell'obesita' dei loro figli a problemi di metabolismo o di geni. In realta', meta' dei bambini di 5 che sono sovrappeso diventera' obesa raggiunta l'eta' adulta", ha concluso Gately. .

sabato 19 dicembre 2009

ALIMENTAZIONE: PREVENZIONE E MALATTIE ONCOLOGICHE

Un minor consumo di glucosio, lo zucchero comune , nella dieta puo' estendere la vita delle cellule polmonari sane e aumentare la velocita' con cui le cellule polmonari pre-cancerose muoiono, riducendo la diffusione e la crescita del cancro.
Questo e' quanto emerso da uno studio condotto da un gruppo di ricercatori della University of Alabama a Birmingham (UAB) e pubblicato sulla rivista Faseb Journal.
Secondo questo studio questi risultati dimostrano ulteriormente i benefici potenziali per la salute di controllare l'apporto calorico.
La nostra ricerca indica che una riduzione delle calorie estende la durata della vita in buona salute delle cellule umane e aiuta la capacita' naturale del corpo di uccidere le cellule che formano il cancro.
Per arrivare a queste conclusioni i ricercatori hanno analizzato gli effetti del glucosio su cellule umane polmonari sane e pre-cancerose in provetta.
Ad alcune sono stati dati livelli normali di glucosio e ad altre livelli molto bassi.
Le cellule sono state poi lasciate crescere per diverse settimane.
In questo periodo di tempo, si è monitorato la capacita' delle cellule a dividersi e a sopravvivere. E' emerso che i livelli bassi di glucosio guidano le cellule sane a crescere piu' di quanto non facciano in genere e provocano la morte di un gran numero di cellule pre-cancerose.
In particolare, i ricercatori hanno scoperto che due geni chiave sono colpiti nella risposta cellulare al basso consumo di glucosio.
Il primo gene, attraverso la telomerasi (espressa nelle cellule della linea germinale, generalmente non è attiva nelle cellule somatiche ma è stato osservato che in diversi tumori può essere attivata) codifica un enzima importante che permette alle cellule di dividersi indefinitamente.
Il secondo gene, 'p16', codifica una proteina anti-cancro.

giovedì 10 dicembre 2009

ZUCCHERI: RIDURNE IL CONSUMO AIUTA LA NOSTRA SALUTE

FONTE:in Un post a tavola

Di fronte alla scelta tra un piatto di broccoli e sogliola e una fetta di torta pochi avrebbero dubbi.
Eppure se sapessero quanto può essere dannoso il cibo zuccheroso nessuno avrebbe la minima esitazione.
E non si parla di un po' di cioccolato o di un dolce ogni tanto.
Lo zucchero in sé non è dannoso se consumato nella giusta quantità (pari al 5-7% delle calorie giornaliere, ossia tra i 25 e i 45 grammi) ma una dieta ricca di zuccheri - come quelli contenuti nella maggior parte dei prodotti industriali (merendine o bibite gassate, tra gli altri) - è capace di mettere a dura prova il nostro corpo come hanno dimostrato molti studi scientifici.
Ma cosa accade di preciso, ad esempio, quando beviamo una tazza di tè o del caffè?

L'energia e il crollo
Una festa non è una festa come si deve se non c'è una torta: ogni singolo boccone che mandiamo giù ha un sapore meraviglioso ma gli effetti su di noi non lo sono altrettanto.
La digeriamo molto in fretta perché è fatta di zuccheri semplici: quando sono molti il livello di glucosio nel sangue si impenna e il pancreas è costretto a produrre una quantità maggiore di insulina per poter convertire il glucosio in glicogeno, così come il fegato che lo immagazzina nei muscoli. Come lo zucchero precipita compare una sensazione di stanchezza e intontimento oltre al desiderio di altri zuccheri. Ormoni come l'adrenalina e il cortisolo agiscono sulle scorte di zucchero già immagazzinate, alzano il rischio di infarto e danno al nostro cervello un segnale sbagliato di pericolo.

L'abbassamento delle risorse immunitarie
Due tazze di zucchero dovrebbero essere sufficienti ad aumentare il rischio di suscettibilità.
Questo dato è in accordo con uno studio pubblicato sull' American Journal of Clinical Nutrition, in cui i ricercatori hanno rilevato che il conteggio dei leucociti si riduce a cinque ore dall'assunzione di 100 grammi di zucchero.

Conversione in grasso
Il glicogeno in eccesso viene trasformato in grasso.
Alcune persone credono, erroneamente, che mangiare cibi senza grassi o poveri di grasso serva a non mettere su peso: in realtà anche i cibi che contengono troppi zuccheri possono far ingrassare.

Il danneggiamento del sistema cardiovascolare
Uno studio condotto nel 2007 all' Università di Calgary e pubblicato sulla rivista American Society for Nutrition ha rilevato che ingerire un pasto con elevate quantità di grassi aumenta la pressione del sangue e rende più difficile il lavoro del cuore.

Perdita di memoria
Le persone con il diabete di tipo 2 devono fare attenzione a mangiare dolci soprattutto per colpa dello zucchero, sebbene uno studio indichi che ci possano essere problemi anche per il burro e l'olio.
Al Baycare Centre for Geriatric Care nel 2008, i ricercatori hanno testato la memoria di alcuni volontari dopo che questi avevano assunto un pasto con molti grassi, pochi grassi o acqua. Coloro che avevano mangiato più pesante hanno mostrato una maggiore perdita di memoria dopo di chiunque altro.

martedì 21 luglio 2009

Naringerina:la sostanza contenuta nel pompelmo combatte grassi e colesterolo

Fonte:http://www.lastampa.it/

Buone notizie sul fronte della lotta all'obesità e al sovrappeso. Uno studio condotto su modelli animali dall'università canadese University of Western Ontario, ha mostrato come una sostanza contenuta nei pompelmi e negli agrumi combatta i grassi e riduca il peso corporeo.

La sostanza in questione sarebbe la "naringenina", un flavonoide presente in grandi quantità proprio nel pompelmo a cui dona il caratteristico aroma e sapore. Anche se questa sostanza è stata accusata di provocare pericolose interazioni con diversi tipi di farmaci - per cui in certi casi si sconsiglia di bere succo di pompelmo – nel caso specifico pare avere un ruolo nell'inibizione delle condizioni poi associate al diabete di tipo 2 e alle malattie cardiovascolari.

Nello studio, condotto dal dr. Murray Huff del UWO's Robarts Research Institute, sono stati utilizzati dei topi. Questi sono stati suddivisi in due gruppi: ad entrambi i gruppi è stata fatta seguire una dieta ricca di grassi in modo da provocare la sindrome metabolica.

Ai topi appartenenti al secondo gruppo però è stata anche somministrata la naringenina.
I risultati ottenuti dopo il periodo di trattamento hanno evidenziato come la naringenina abbia corretto i livelli di trigliceridi e colesterolo LDL e abbia impedito lo sviluppo di un insulino-resistenza e normalizzato il metabolismo del glucosio.
Altre evidenze sono state l'attività sul fegato che ne ha fatto bruciare i grassi in eccesso e l'aver impedito lo sviluppo dell'obesità.

Il fatto sorprendente, fanno notare i ricercatori, è che tutti questi effetti si sono avuti unicamente somministrando questa sostanza nel secondo gruppo di topi i quali seguivano esattamente la stessa dieta ricca di grassi e nelle stesse quantità del primo gruppo.

Non si tratta quindi di una riduzione di peso o di un'azione contro i grassi a seguito di una modifica della dieta o di una diminuzione della quantità di cibo ingerito, ma solamente grazie all'intervento della naringenina.
Questo fa ben sperare di poter sperimentare e validarne l'efficacia sull'uomo per poter produrre nuovi interventi e terapie per combattere il sovrappeso, l'obesità e le malattie collegate come il diabete e le patologie cardiovascolari.
I risultati dello studio sono stati pubblicati sulla versione online della rivista "Diabetes".

martedì 17 febbraio 2009

CAREGIVER E DIABETE

In nove casi su dieci il paziente diabetico e' aiutato da un "caregiver", un assistente che lo aiuta nella gestione della malattia, il cui ruolo e' tanto importante che chi ha a fianco una figura di questo tipo si sente piu' soddisfatto di se stesso (il doppio rispetto a chi vive da solo) e spesso anche piu' attivo e vitale (il 63% contro il 56%).
Sono alcuni dei risultati dell'indagine condotta da Gfk Eurisko per Novartis a gennaio 2009 su circa 900 pazienti diabetici e 100 assistenti presentata questa mattina a Milano.
L'indagine rivela anche che oltre il 60% dei "caregiver" e' donna e che il sostegno al paziente e' piu' forte al centro-sud Italia (93%) di quanto non sia al nord (79%); il paziente viene aiutato dal "caregiver" - generalmente il coniuge, un figlio o un parente - a non dimenticare i farmaci (76%), a seguire una dieta controllata (72%, che a sua volta nel 74% dei casi diventa lo stile alimentare dell'intera famiglia), a fare attivita' fisica (55%) e a non mancare alle visite mediche (54%). Per il 51% dei "caregiver" far seguire al malato una dieta controllata e' la principale difficolta' quotidiana, mentre le complicanze che potrebbero insorgere sono la preoccupazione numero uno per il 69% delle persone che assistono un malato di diabete.
In Italia il diabete colpisce in egual modo uomini e donne, in particolare oltre i 65 anni; le donne sono in genere piu' autosufficienti nell'affrontare la malattia.
In circa la meta' dei casi sono vedove e si registra un picco rilevante di malattia nella popolazione femminile oltre i 74 anni; l'80% dei diabetici e' obeso (soprattutto le donne) o sovrappeso (in particolare gli uomini).
Per sottolineare il ruolo dell'assistenza nell'affrontare il diabete, la Fand - Associazione italiana diabetici, insieme all' Osservatorio nazionale sulla salute della donna, ha ideato con il contributo di Novartis il progetto "Due in uno. Combinazione vincente contro il diabete": una campagna di incontri indirizzata ai pazienti e alle persone che li assistono per parlare, confrontarsi e capire meglio come affrontare la malattia. Entro la meta' dell'anno saranno realizzati i primi tre incontri, a Torino, Ravenna e Reggio Calabria, che saranno aperti alla popolazione e coinvolgeranno, oltre a pazienti e "caregiver", un diabetologo e un medico di medicina generale.

mercoledì 14 gennaio 2009

Un prosperoso fondoschiena protegge....

Fonte: salute.agi.it
.... da alcuni rischi per la salute, a partire dall'insorgenza del diabete di tipo 2.
È la singolare conclusione a cui è giunto uno studio condotto dalla Harvard Medical School e pubblicato dalla rivista Cell metabolism.
Il grasso sottocutaneo, hanno scoperto gli scienziati, migliora la sensibilità all'ormone dell'insulina, che regola lo zucchero nel sangue, e può proteggere dagli “sfasamenti” glicemici propri del diabete.
Non solo: l'adipe in eccesso sui fianchi induce a produrre alcuni ormoni, gli adipokines, che hanno effetti positivi sul metabolismo, e che possono addirittura compensare gli effetti negativi prodotti dal grasso addominale.
Il Dr Ronald Kahn, che ha guidato la ricerca, ha confermato che i topi a cui è stato trapiantato grasso sottocutaneo non solo hanno visto ridurre le loro cellule adipose, ma hanno mostrato un miglior livello di zucchero nel sangue e di insulina rispetto agli altri topi. “La cosa sorprendente - spiega il ricercatore Ronald Khan, intervistato dal Daily Mail - è stata che la variabile più importante non è il luogo in cui il grasso si trova, ma il tipo di grasso. Un grasso addominale che non solo non ha prodotto effetti negativi, ma ha migliorato la salute dei pazienti”.
Un risultato importante che sfata, secondo gli scienziati, “il consolidato assioma 'grasso uguale male'”.
I ricercatori sono ora lanciati nella fase due del progetto: identificare con precisione le sostanze prodotte dal grasso sottocutaneo, per riprodurle in nuove terapie farmacologiche contro il diabete.

venerdì 12 settembre 2008

Diabete: come si manifesta

Fonte: takecareblog.libero.it
r.s. a cura della redazione ECplanet
I segnali inequivocabili di un diabete
Molto spesso si scopre di essere diabetici solamente quando si fanno le analisi del sangue di routine.
Ci sono invece dei segnali certi che anche senza analisi possono farci pensare a un diabete.
* Una continua sete molto forte tipo arsura
* Si va in continuazione in bagno a fare la pipì
* Un dimagrimento improvviso
* Continua sensazione di stanchezza
* La tendenza a soffrire spesso di infezioni, specie ai genitali

Se avete questi sintomi allora è meglio fare un controllo approfondito dal vostro medico di famiglia.