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lunedì 12 aprile 2010

APPRENDIMENTO CONSCIO ED INCONSCIO

Fonte: AGI
Un gruppo di ricercatori del Karolinska Institutet (Svezia) e del National Institute of Neurological Disorders and Stroke (Usa) in uno studio pubblicato sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences, sostiene che le regioni del cervello antiche sono coinvolte nella nostra capacita' di apprendimento inconscio .
I risultati, riportati anche dal notiziario europeo Cordis, potrebbero essere utilizzati per lo sviluppo di nuovi trattamenti per le patologie come il morbo di Parkinson e la malattia di Huntington, che coinvolgono queste aree del cervello.
Molte attivitai' quotidiane, come ad esempio abbottonarsi una camicia, ci impongono di effettuare una sequenza di movimenti semplici nel giusto ordine.
Gli scienziati sanno da tempo che ci basiamo su due sistemi di apprendimento per eseguire questo tipo di schemi di movimento: seguendo quello di apprendimento esplicito facciamo uno sforzo cosciente per 'addestrare' il cervello e siamo consapevoli di cio' che stiamo imparando; al contrario l' apprendimento implicito non avviene intenzionalmente, si imparano cose senza pensarci, per esempio attraverso la ripetizione semplice.
In pratica, la distinzione tra queste due forme di apprendimento e' difficile perche', come sottolineano i ricercatori nel loro documento, "la maggior parte dell'apprendimento puo' essere influenzato sia dalla conoscenza implicita sia da quella esplicita a livelli finora sconosciuti".
I gangli basali si trovano in profondita' all'interno del cervello e sono fortemente coinvolti sia nell'apprendimento sia nel controllo motorio.
La dopamina, sostanza che trasmette i segnali tra i neuroni, e' fondamentale per la plasticita' dei gangli basali e per la capacita' di imparare.
In questo studio, i ricercatori hanno indagato il ruolo delle diverse parti dei gangli basali nell'apprendimento implicito ed esplicito di sequenze motorie, osservando il numero dei recettori D2 della dopamina in 15 adulti sani che si sono prestati alla prova.
Per distinguere tra apprendimento implicito ed esplicito, il gruppo di ricerca ha utilizzato una procedura di processo di dissociazione (PDP), nella quale sono stati confrontati i risultati ottenuti dai soggetti in due compiti diversi.
Nel primo compito, sia la conoscenza esplicita sia quella implicita hanno migliorato le prestazioni, mentre nel secondo compito la conoscenza esplicita ha agevolato le prestazioni, mentre quella implicita le ha compromesse.
I risultati hanno rivelato una correlazione tra la densita' dei recettori dopaminergici D2 e entrambe le forme di apprendimento.
Fondamentalmente, lo studio ha dimostrato che il corpo striato ventrale, una parte dei gangli basali, e' coinvolto soltanto nell' apprendimento implicito.
Da un punto di vista evolutivo, lo striato ventrale e' la parte piu' antica dei gangli basali, essendo presente nei vertebrati relativamente primitivi come le lamprede, i rettili e gli anfibi.
Le conclusioni dello studio vanno a corroborare le teorie secondo cui i sistemi cerebrali di apprendimento impliciti, ovvero non consci, sono piu' semplici e evolutivamente anteriori", ha spiegato Fredrik Ullen del Karolinska Institutet, che ha guidato la ricerca.
"In altre parole -ha aggiunto l'esperto- abbiamo probabilmente alcuni sistemi fondamentali dell'apprendimento in comune non solo con i ratti, i topi e con altri mammiferi, ma anche con i vertebrati piu' primitivi, che hanno anch'essi un corpo striato ventrale".
Una maggiore comprensione dei due sistemi di apprendimento potra' eventualmente essere utile a spiegare la validità nella prevenzione e riabilitazione di pratiche psicomotorie, come il qi gong, che attiva contemporaneamente entrambi i circuiti neuronali dell'apprendimento implicito ed esplicito.

mercoledì 13 gennaio 2010

INTELLIGENZA EMOTIVA : ESPERENZIALE E STRATEGICA

Dallo studio delle ferite alla testa subite dai veterani della guerra in Vietnam e' stato possibile individuare le parti del cervello fondamentali per i due tipi di intelligenza emotiva.
A seconda del posto dove e' stata riportata la ferita, i veterani studiati erano privi o di intelligenza emotiva esperenziale (la capacita' di giudicare le emozioni delle altre persone) o di intelligenza emotiva strategica (la capacita' di pianificare risposte socialmente adeguate alle situazioni).
A condurre lo studio e' stato un gruppo di ricercatori del National Institute of Neurological Disorders and Stroke di Bethesda, nel Maryland.
I risultati sono stati pubblicati sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences. Per arrivare alle loro conclusioni sono stati condotti dei test standard per misurare l'intelligenza emotiva su 38 veterani feriti e su 29 veterani sani, usati come gruppo di controllo.
Dai risultati e' emerso che i 17 veterani che hanno riportato lesioni alla corteccia prefrontale dorsolaterale effettuavano prestazioni peggiori nei compiti che mettevano a prova l'intelligenza emotiva esperenziale, mentre i risultati sono stati migliori nei test sull'intelligenza emotiva strategica.
Risultati opposti invece sono stati registrati negli altri 21 veterani che avevano riportato danni alla corteccia prefrontale ventromediale.
I risultati di questo studio aprono la via per l'individuazione anatomica dei siti celebrali implicati nei due tipi di intelligenza emotiva.

giovedì 10 settembre 2009

La formula segreta di una relazione d'amore duratura

Fonte: Sotto le lenzuola
Sta tutta racchiusa in un elenco fatto di coccole, attenzioni e gesti romantici: lo ha elaborato un gruppo di studiosi dopo aver intervistato 4mila coppie felicemente sposate da tempo. Esiste una sorta di formula magica?
La risposta arriva dal Regno Unito, dove un gruppo di ricercatori ha intervistato 4mila coppie felicemente sposate. Passare in un mese almeno 22 momenti di qualità, almeno 7 notti di coccole e tenerezze e due appuntamenti a cena da dedicare a voi stessi. Sono le coccole la chiave di un matrimonio felice perché «Coccole, attenzioni e gesti romantici significano "Mi piaci, sto bene con te, mi piacciono e apprezzo il tuo sostegno e le tue cure» spiega lo psicologo che ha curato lo studio Ludwig F. Lowenstein.
Le giornate sono frenetiche, i ritmi al lavoro e in famiglia sono a volte stressanti e così spesso capita che si tenda a dimenticare l'importanza degli abbracci quando la familiarità diventa parte della nostra vita, ma attenzioni e coccole diventano parte della nostra relazione quando la relazione diventa forte e rimane forte.
Insomma, ci vuole impegno e dedizione e sbaglia chi dà tutto per scontato.
Il 98% delle coppie felicemente sposate che ha partecipato allo studio ha dichiarato di sentirsi particolarmente fortunata ad avere una relazione così stabile e il 94% si è detto sinceramente convinto che nessun'altra lo sia come la propria.
I ricercatori, dopo tante interviste, sono sicuri di aver trovato la formula perfetta, quella che può aiutare a rendere duratura una relazione:
coccole: 4 al giorno
gesti romantici: 3 al mese
appuntamenti a cena: 2 al mese
passeggiate romantiche: 2 al mese
regali romantici: 2 al mese
cenette romantiche cucinate in casa: 3 al mese
colazioni a letto: 1 al mese
conversazioni adeguate: 6 al mese
serate di coccole: 7 al mese
pulire casa da cima a fondo: 3 volte al mese
notti fuori senza l'altro: 1 al mese
cinema o teatro: 1 al mese
week-end breve: 2 all'anno
vacanze: 2 all'anno

mercoledì 3 giugno 2009

Musicoterapia in neonatologia

Gli ospedali che fanno ascoltare la musica ai bebe' nati prematuri li aiutano a crescere e a star bene, secondo quanto ha dimostrato uno studio canadese.
Secondo i ricercatori, la musica tranquillizza sia i bambini che i genitori e al tempo stesso riesce a far crescere i neonati piu' rapidamente, abbreviando la degenza in ospedale.
L'equipe canadese ha passato in rassegna nove studi e ha scoperto che la musica riduceva nei bebe' la sofferenza durante una serie di procedure mediche dolorose e li aiutava a mangiare di piu'.
La musica sembrava avere effetti positivi anche su parametri fisiologici quali il battito cardiaco e la respirazione, si legge sugli Archives of Disease in Childhood.
In Canada, sono sempre piu' numerose le unita' neonatali che usano la musica per curare e far crescere i bambini prematuri.
La musica utilizzata negli studi presi in considerazione era in prevalenza costituita da ninne nanne e cantilene per bambini, ma anche da suoni aggiuntivi, che mimavano quelli che il feto sente nel grembo materno.
In un caso i bambini hanno ascoltato musica dal vivo: ninne nanne cantate da una donna accompagnata dall'arpa.
Alcuni ospedali usano anche la musica classica, per esempio Mozart.
Gli autori dello studio, dottor Manoj Kumar e colleghi, hanno dichiarato: "Le prove raccolte ci mostrano che la musica puo' avere effetti benefici sui parametri fisiologici, sul benessere e la riduzione del dolore nel trattamento dei bambini piu' piccoli".

giovedì 28 maggio 2009

Smart drugs prima degli esami per aumentare la performance: effetti sgradevoli e nocivi nel breve, medio e lungo periodo

Info: www.cnr.it
Passato di moda il vecchio 'caffè dello studente', oggi si ricorre sempre più spesso a sostanze che sebbene legali hanno un effetto dopante e conseguenze rilevanti nel breve e lungo periodo.
(Adnkronos: Roma, 25 mag) -
Scatta il conto alla rovescia per le decine di migliaia di studenti italiani che affronteranno a breve il fatidico esame di maturita'. E dalla comunita' scientifica del Cnr scatta l'allarme per gli esami dopati.
Se in passato per resistere alle nottate sui libri gli studenti si limitavano ad aumentare la dose quotidiana di caffe', confidando nelle sue proprieta' stimolanti, oggi, infatti, in prossimita' di una prova d'esame alcuni fanno ricorso alle 'smart drugs', sostanze legali ma dall'effetto dopante e nocivo.
Perche', spiegano i neuroscienziati, se nell'immediato 'regalano' una maggiore efficienza mentale, dopo qualche giorno gli effetti svaniscono, provocando dipendenza e danni gravi alla memoria.
"I cosiddetti nootropi (dal greco noos=mente e tropein=verso) o 'cognitive enhancers', sono prodotti in grado di aumentare le capacita' cognitive.
Questa categoria -spiega Anna Lisa Muntoni dell'Istituto di neuroscienze (In) del Cnr di Cagliari- comprende svariate sostanze psicoattive, sia di sintesi che naturali, efficaci non solo nei pazienti con disturbi neurologici o cognitivi, per i quali sono nate, ma anche in persone sane".
"In pratica, l'uso delle 'smart drugs' -prosegue Muntoni- migliora i processi cerebrali che sottendono l'attivita' mentale come attenzione, concentrazione, percezione, apprendimento, memoria, linguaggio, motivazione, capacita' organizzativa e decisionale".
Ma sempre piu' spesso questi farmaci sono assunti al di fuori della prescrizione medica.
"Stimolanti come metilfenidato, destroanfetamina e modafinil, normalmente prescritti per la terapia del disturbo da deficit di attenzione e iperattivita' (Adhd), dell'autismo e di disturbi del sonno -prosegue Muntoni- si possono acquistare anche online e vengono presi in dosi massicce dagli studenti, soprattutto alla vigilia degli esami".
"Queste sostanze -spiega ancora la neuroscienziata del Cnr, Muntoni- agiscono fondamentalmente aumentando i livelli cerebrali dei neurotrasmettitori dopamina e noradrenalina.
In questo modo, da un lato migliorano le capacita' di concentrazione e di elaborazione delle informazioni, i livelli di allerta e di attenzione, la motivazione allo studio, e, dall'altro, riducono le sensazioni di sonno, fame e fatica.
Di qui la tendenza ad abusarne per migliorare le proprie prestazioni e prendere voti piu' alti".
Un'abitudine insana e pericolosa poiche' per la maggior parte di tali droghe non si conoscono gli effetti a lungo termine nei soggetti sani.
"In generale, disturbano i meccanismi del sonno -precisa la ricercatrice dell'In-Cnr- vanificando dopo qualche giorno la loro azione e mettendo a repentaglio la memoria. Una buona qualita' del sonno e' infatti indispensabile per immagazzinare le informazioni e consolidare i ricordi". E i pericoli non finiscono qui.
"Altri effetti collaterali -riferisce Muntone- sono rappresentati da diminuzione dell'appetito, perdita di peso, ansia e irritabilita'. Per quanto riguarda il problema della dipendenza, gli stimolanti metilfenidato e anfetamina, amplificando le azioni della dopamina, rendono piu' interessanti e gratificanti lo studio e le attivita' quotidiane e cio' puo' portare all'uso compulsivo e alla dipendenza".

mercoledì 1 aprile 2009

Proteine immunitarie e Apprendimento

Le molecole che appartengono a una vasta classe di proteine immunitarie - che nei topi sono indicate come molecole 'MHC' e nell'uomo come 'HLA' - hanno un ruolo di rilievo nei meccanismi di apprendimento.
Questo e' quanto ha scoperto un gruppo di ricercatori della Stanford University School of Medicine in uno studio pubblicato sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences.
Per molto tempo si e' ritenuto che le molecole 'MHC' fossero presenti sulla superficie delle cellule cerebrali solamente quando il cervello era in sofferenza a causa di una lesione o di un'infezione, fino quando alcuni anni fa il gruppo di ricerca e' riuscito a dimostrare che bloccando l'espressione di buona parte delle molecole 'MHC' in una regione del cervello che elabora gli stimoli visivi si avevano anomalie nei circuiti visivi del topo.
Ora i ricercatori hanno dimostrato che nei topi in cui viene silenziata l'espressione di due specifiche molecole del complesso 'MHC', indicate con le lettere 'K' e 'D', l'apprendimento di nuovi compiti motori avviene in modo molto piu' efficiente.
''Cio' implica che normalmente queste molecole fanno da freno alla capacita' del sistema nervoso del cervelletto, che presiede appunto alla capacita' di acquisire abilita' motorie, di rispondere a esperienze di cambiamento'', ha detto Carla Shatz, che ha coordinato lo studio.
Tuttavia, molte altre forme di apprendimento, come quello cognitivo, spaziale, di riconoscimento, non avvengono nel cervelletto.
''E' possibile - ha detto la ricercatrice - che ci sia uno 'scambio' fra una forma di apprendimento e l'altra: si puo' essere piu' abili a scappare, ma poi magari non sapere bene che cosa fare nel nuovo ambiente in cui ci si trova una volta fuggiti. E puo' esserci anche uno scambio fra capacita' di apprendimento e stabilita' dei circuiti. I circuiti piu' facilmente alterabili possono anche essere piu' suscettibili all'epilessia''.
I ricercatori hanno identificato anche altre molecole 'MHC' espresse in altre parti del cervello.
''Queste molecole - ha detto Shatz - sembrano essere importanti nel limitare il possibile cambiamento verso un rafforzamento o un indebolimento dei collegamenti fra le cellule nervose. Riteniamo che possano essere attori importanti in diversi disturbi neurologici''.

venerdì 19 dicembre 2008

Autoipnosi contro le allergie

di: Anna Ermanni
Chi è alla disperata ricerca di una soluzione contro le allergie stagionali potrebbe trovare aiuto nell'autoipnosi.
Lo suggerisce uno studio di ricercatori svizzeri che ha scoperto come la semplice concentrazione dei propri pensieri su ambienti privi di allergeni possa ridurre i sintomi del raffreddore da fieno di un terzo.
Anche se l'arrivo della primavera porta un tempo più mite, innesca anche il rilascio del polline delle piante che provoca le allergie.
Nei paesi industrializzati, la rinite allergica affligge circa il 10-15 per cento degli adulti.
Per fronteggiarla, ci si rivolge a farmaci come gli antistaminici, i decongestionanti e talvolta gli steroidi.
Ma tutti questi possono avere fastidiosi effetti collaterali.
Per ridurre i sintomi esistono anche approcci alternativi, compresi metodi legati alla psicoterapia.
Nel tentativo di valutarne l'efficacia, Wolf Langerwitz dell'University Hospital di Basilea e colleghi hanno reclutato 79 pazienti con reazioni allergiche al polline più o meno gravi e li hanno addestrati all'uso dell'autoipnosi.
I partecipanti dovevano innanzitutto entrare in uno stato di trance e poi concentrare la propria mente su un tema particolare.
L'intero processo richiede non più di cinque minuti.
I ricercatori hanno istruito i pazienti a immaginare di trovarsi in un luogo privo di allergeni, come una spiaggia o una pista da sci.
Le analisi hanno dimostrato che in assenza di autoipnosi la risposta biologica agli allergeni risultava più alta di circa un terzo.

Istituzione scientifica citata nell'articolo:
Universitätsspital Basel

giovedì 4 dicembre 2008

Ginnastica per il cervello

di: Donata Allegri
Il cervello umano contiene qualcosa come 100 miliardi di neuroni, le unità funzionali deputate alla trasmissione ed alla elaborazione dei segnali elettrici e chimici all'interno del nostro organismo.
Queste cellule neuronali sono interconnesse tra di loro grazie alla presenza di un'infinità di sinapsi, piccolissime strutture nervose il cui numero è così grande da raggiungere i 100-1000 trilioni di unità.
Fino a poco tempo fa si riteneva che il cervello fosse un organo «rigido» e si pensava che le sue cellule non fossero più in grado di riprodursi dopo la nascita.
Ora, invece, si è visto che le cellule dell'ippocampo, area decisiva per l'apprendimento e per la memoria, si rigenerano e che il sistema nervoso centrale è notevolmente plastico, progettato per risolvere problemi.
Più ci si allena sottoponendo nuovo lavoro al cervello, più si impara a risolvere ogni problema, inestricabile solo in apparenza, e solo per un cervello non sufficientemente allenato.
Il cervello è notevolmente plastico nella prima infanzia dell'uomo e questa proprietà è mantenuta, anche se in scala ridotta, nell'adulto.
Lo sviluppo del cervello è in parte guidato dai geni e in parte dall'esperienza; la parte di sviluppo dovuta principalmente ai geni non offre libertà di intervento all'individuo.
Con la nascita e quindi l'esperienza sensoriale, si apre la libertà dell'individuo a cambiare, nei limiti permessi dai geni, la propria struttura nervosa e qui sta qui la nostra libertà di essere diversi.
Antonio Malgaroli, docente di fisiologia umana all'Università Vita-Salute San Raffaele di Milano, afferma che da tempo si sa che si possono modificare i collegamenti fra due zone cerebrali, a seconda dell’attività.
Da questo è nato lo studio di regole comportamentali e neurobiologiche per sfruttare meglio le capacità del cervello. Lawrence Katz, neurobiologo della Duke University, sostiene che se per avere un corpo tonico basta allenarsi con la ginnastica, anche per il cervello occorre un tipo di ginnastica mentale chiamata neurobica.
Lawrence Katz
La Neurobica insegna ad utilizzare al massimo le enormi potenzialità del proprio cervello, di cui la maggioranza degli esseri umani sfrutta solo una minima parte, lasciando praticamente inoperoso il 90% della propria capacità cerebrale.
Si è anche scoperto che il calo delle prestazioni mentali dovuto all'età, non sembra causato dalla morte progressiva dei neuroni bensì alla riduzione dei collegamenti fra di essi.
Un uso pigro del cervello e la vecchiaia atrofizzano le fibre su cui corrono le informazioni tra le cellule cerebrali.
Le neurotrofine sono sostanze nutritive naturali che favoriscono lo sviluppo di queste fibre, le quali, se stimolate, diventano più grandi e numerose, aumentando i punti di collegamento fra sinapsi e quindi la velocità di trasmissione degli impulsi.
La quantità di neurotrofine prodotte dal cervello dipende dal tipo di attività, e con l’apprendimento si stimolano e si potenziano, aumentando di conseguenza le capacità intellettive.
Lamberto Maffei, direttore dell'istituto di Neurologia del Cnr a Pisa, afferma che nei giocolieri si sviluppa la porzione di corteccia motoria coinvolta nel controllo degli esercizi.
Afferma inoltre che è possibile anche riaprire connessioni «silenti» perché poco usate.
In pratica per sfruttare al meglio le nostre capacità bisogna condurre una vita varia, con molti interessi, per accendere circuiti che richiedono impegno, sforzo ed attività cosciente.
Istituzioni scientifiche citate nell'articolo:
Duke University Università Vita-Salute San Raffaele

sabato 15 novembre 2008

La nascita di nuovi neuroni continua per tutta la vita...

... BASTA SOLO DARE NUOVI STIMOLI AL CERVELLO
La nascita di nuovi neuroni (neurogenesi) non cessa totalmente dopo lo sviluppo, ma continua per tutta la vita in alcune zone del sistema nervoso adulto.
Ricerche recenti hanno mostrato che la neurogenesi è indispensabile per la formazione della memoria e interessa in particolare l'ippocampo, una parte del cervello che si trova nel lobo temporale e che è sede di funzioni cognitive di vitale importanza. Gli studi, tuttavia, non sono riusciti ancora a chiarire in che modo i neuroni 'neonati' vadano ad integrarsi nei circuiti già esistenti, contribuendo di fatto alla formazione di nuovi ricordi e al buon mantenimento dei vecchi.
Il team di ricercatori del CNR-LUMSA-EBRI presso il Centro Europeo di Ricerca sul Cervello, struttura nata con il fondamentale contributo della Fondazione Santa Lucia, ha fatto un ulteriore ed importante passo verso la comprensione delle condizioni necessarie affinché i neuroni neonati si attivino nel favorire e migliorare alcuni tipi di apprendimento e memoria.
I neuroscienziati, coordinati da Felice Tirone dell'Istituto di Neurobiologia e Medicina Molecolare (INMM) del CNR, in collaborazione con il prof. Vincenzo Cestari dell'Istituto di Neuroscienze del CNR e dell'Università LUMSA e del dr. Alberto Bacci dell'European Brain Research Institute, hanno dimostrato con il loro studio che un fattore di fondamentale importanza per la neurogenesi è rappresentato dalla velocità con cui i progenitori (le cellule staminali che daranno luogo ai neuroni) si differenziano nell'ippocampo. Da questa velocità dipenderà infatti il buon esito di tutto il processo.

il cannocchiale