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giovedì 21 gennaio 2010

I genitori stressati e delusi sul lavoro influenzano negativamente il rendimento scolastico dei propri figli

Secondo una ricerca dell' Accademia della Finlandia, pubblicata sulla rivista European Journal of Developmental Psychology, i genitori che hanno avuto delusioni nella loro carriera lavorativa trasmettono ai figli sentimenti negativi, influenzandone il successo a scuola.

I figli dei genitori delusi, infatti, hanno maggiori probabilita' di perdere interesse nei confronti della scuola.

Diventano cinici e non riescono a stare al passo dei loro compagni.

Secondo i ricercatori finlandesi, la recessione avrebbe aggravato ancora di piu' il problema.

Per arrivare a queste conclusioni sono stati intervistati oltre 500 ragazzi sulla questione.

I sintomi analizzati comprendono la stanchezza, il senso di inadeguatezza e il cinismo nei riguardi della scuola.

I genitori, invece, sono stati invitati a rispondere a domande simili legate pero' al loro lavoro.

Dai risultati e' emerso che i genitori logorati fisicamente ed emotivamente avevano maggiori probabilita' di trasmettere la stessa sorte ai propri figli nella scuola.

Insomma, i padri, le madri e i figli sono risultati essere sulla stessa barca.

Ad aver piu' influenza, hanno sottolineato i ricercatori, e' stato il genitore dello stesso sesso del figlio.

lunedì 21 dicembre 2009

PERCHE' E' FESTA SOLO SE SI MANGIA TANTO, TROPPO

I bambini assimilano fino a 6.000 calorie durante il giorno di Natale, una quantita' quattro volte superiore a quella consigliata.
E' quanto risulta da una nuova ricerca, condotta dagli esperti di obesita' giovanile della Leeds Metropolitan University (Gran Bretagna).
Lo riporta il quotidiano inglese Daily Telegraph.
"Un pasto natalizio in media contiene 956 calorie e 48 grammi di grasso", ha detto Paul Gately, direttore del programma Carnegie Weight Management e ricercatore a capo dello studio. "Questo totale include calorie provenienti da cibi come tacchino arrosto, patate, salsicce, salse e altri condimenti vari. Aggiungete i classici dessert di Natale, colazione e altre merende, e raggiungerete un livello calorico estremamente superiore al livello raccomandato per ragazzi e bambini".
Seimila calorie sono piu' di due volte la razione giornaliera raccomandata per i ragazzi tra i 15 e i 18 anni, e addirittura quattro volte quella raccomandata per le bambine fino ai 5 anni.
Anche gli adulti dovrebbero rimanere in guardia: il massimo consigliato per un uomo adulto, infatti, ammonta a 2.775 calorie.
"I pranzi pantagruelici sono tipici di Natale, ma non sono seguiti da un corretto smaltimento delle calorie in eccesso. Chi ingrassa durante le feste potrebbe metterci settimane o mesi a smaltire il grasso in eccesso, oppure non potrebbe liberarsene mai", ha detto Gately.
"Bisogna mettere in guardia i genitori dell'obesita' giovanile: il 40 per cento di loro non riconosce i problemi dell'eccessiva alimentazione. Molti di loro, inoltre, danno la colpa dell'obesita' dei loro figli a problemi di metabolismo o di geni. In realta', meta' dei bambini di 5 che sono sovrappeso diventera' obesa raggiunta l'eta' adulta", ha concluso Gately. .

giovedì 23 luglio 2009

I PADRI NON SONO UN OPTIONAL: RUOLO EDUCATIVO E BIOCHIMICO DELLA PATERNITA'

I padri non sono un optional quando si tratta di allevare i figli, non solo per il ruolo educativo ma anche per ragioni biochimiche.
Ricercatori del McGill University Health Centre di Montreal (Canada) hanno infatti scoperto delle differenze nel cervello, nella socialita', nella personalita' e nella risposta a ormoni negli individui cresciuti senza padre.
I risultati dello studio sono stati pubblicati sulla rivista New Scientist. "Abbiamo utilizzato per i nostri esperimenti il topo della California. Questa specie, come l'uomo, e' monogama e le coppie tendono ad allevare i figli assieme", ha spiegato Gabriella Gobbi, ricercatrice della McGill University.
"Abbiamo separato - ha continuato - i giovani topi dai loro padri e misurato i cambiamenti della corteccia prefrontale nei giovani topi, assieme alla loro risposta all'ormone ossitocina". Questo ormone e' rilasciato durante le interazioni sociali, regolate anche dalla corteccia prefrontale. "I giovani topi senza padre avevano una risposta minore all'ossitocina cosi' come un cambiamento nell'attivita' della corteccia prefrontale. Erano meno interessati verso gli altri topi, e si ignoravano tra di loro se messi nella stessa gabbia".
Per i ricercatori, che presenteranno i risultati del loro studio al World Congress of Biological Psychiatry di Parigi, la mancanza del padre scatenerebbe quindi delle reazioni biochimiche che rendono i giovani meno socievoli.
"Non sappiamo ancora se questi risultati sono applicabili all'essere umano, e se il contatto tra padre e figlio abbia a che fare con la chimica anche nell'uomo", ha detto Gobbi, e anche altri ricercatori invitano alla cautela nel valutare i risultato dello studio.
Certo e' che anche studi precedenti avevano rivelato l'importanza del padre durante la crescita: le ragazze infatti raggiungo prima la puberta', diventano sessualmente attive piu' rapidamente ed hanno piu' probabilita' di una gravidanza giovanile se sono cresciute senza il padre.
Inoltre, dei cambiamenti nei livelli e nella risposta all'ossitocina avvengono anche nei padri umani alla nascita di un figlio, come ha dimostrato una ricerca della Bar-Ilan University di Ramat-Gan (Israele).
"Il padre e la madre contribuiscono alla crescita del figlio in modo molto diverso", ha detto Ruth Feldman, autrice dello studio israeliano. "I padri sembrano essere 'biologicamente programmati' per aiutare ad allevare correttamente i propri figli", ha concluso.

venerdì 10 luglio 2009

CIAO MASCHIO, IL FUTURO E' TRANSGENDER

Gli scienziati dell' Università di Newcastel (Regno Unito) sono riusciti a ottenere degli spermatozoi in provetta da cellule staminali. La ricerca è stata pubblicata sul Journal Stem Cells and Development .Il team britannico, che ha presentato la ricerca è soddisfatto: «Questo é un balzo in avanti importante - ha detto Karim Nayernia, a capo dello studio - e permetterà ai ricercatori di studiare con precisione come nascono e si evolvono gli spermatozoi. Una maggior conoscenza del seme maschile ci permetterà di capire meglio le cause dell'infertilità in modo da inventare nuove maniere per aiutare le coppie ad avere dei figli».
Ma sono necessari ulteriori studi e ciò non avverrà certamente prima di 5-10 anni ha aggiunto la Human Fertilisation Embryology Authority. Gli spermatozoi creati dalle cellule staminali verranno usati per curare l'infertilità maschile, ma già alcuni interventi pongono l'accento sul rischio di estromissione degli uomini dalla procreazione.
In futuro nulla si può escludere con la ricerca, ma se anche ci si avvicinasse a ottenere degli spermatozoi utili alla fecondazione rimarrebbero i problemi etici.
Così si legge in
-L'inquietante scenario che potrebbe delinearsi a una prima e superficiale lettura della scoperta non è contemplato per il genere umano.
Anche se dalle cellule staminali di partenza si è riusciti a ottenere degli spermatozoi l'esperimento è riuscito solo con le staminali prese da embrioni di sesso maschile.
Quelle prese da embrioni femminili, infatti, si sono arrestate alle prime tappe del processo di maturazione del gamete.
Se anche però - ed è qui che arriva un'ulteriore precisazione - non è possibile prescindere dalla presenza dell'uomo, al momento, non è possibile neppure utilizzare gli spermatozoi "artificiali" per la fecondazione, perché il loro cromosoma Y è del tutto inadeguato.
La Human Fertilisation Embryology Authority, che ha il compito di vigilare su queste ricerche nel Regno Unito, ha infatti precisato che «il livello di sicurezza dei gameti derivati in vitro è sconosciuto. Gli scienzati temono che il processo davvero complesso che porta alla loro creazione possa causare delle anomalie nei cromosomi o altri gravi difetti genetici»-.
A nostro parere la ricerca EVIDENZIA COME IL GENERE UMANO STIA INTRAPRENDENDO UNA LINEA EVOLUTIVA IN CUI IL GENERE MASCHILE E' IN DECLINO: L'ERMAFRODITISMO E' FORSE LA NOSTRA CHANCE EVOLUTIVA.
D'altronde nel regno animale non è così infrequente, basti pensare alle chiocciole o a diverse specie di pesci che vivono la propria vita un po' da maschi un po' da femmine, a seconda delle necessità riproduttive e ambientali.

mercoledì 6 maggio 2009

Massage Therapy: dimostrata la sua efficacia nello sviluppo celebrale dei neonati

E' il risultato di uno studio condotto in parallelo su neonati umani e cuccioli di ratto pubblicato dalla rivista scientifica The Journal of Neuroscience.
La ricerca e' stato realizzata grazie alla collaborazione fra la Scuola Normale Superiore di Pisa, l'Istituto di Neuroscienze del CNR, l'Istituto Stella Maris (gruppo del prof. Cioni), il Dipartimento di Psicologia dell'Universita' di Firenze (prof. Berardi) e la Divisione di Neonatologia di Pisa (prof. Boldrini e prof. Ghirri) e grazie a un finanziamento del MIUR e della Fondazione Mariani.
I risultati della ricerca hanno dimostrato per la prima volta gli effetti benefici della "massage therapy" sulla crescita post natale, in particolare sulla maturazione del sistema visivo.
Per la prima volta e' stata scientificamente provata l'importanza della ricchezza dell'ambiente, in questo caso sotto forma di stimolazione tattile, come forza motrice dello sviluppo postnatale precoce.
Nonostante il massaggio sia sempre piu' spesso incluso nella cura dei neonati umani, con qualche evidenza per un suo effetto positivo sul tasso di crescita corporeo, ne' negli animali ne' nell'uomo era noto se potesse influenzare lo sviluppo del cervello.
Per rispondere a questa domanda sono stati esplorati gli effetti del massaggio sullo sviluppo cerebrale, ed in particolare sullo sviluppo visivo, in un gruppo di bambini pretermine sani e, in parallelo, in cuccioli di ratto appena nati.
I risultati mostrano che il massaggio influenza la maturazione dell'attivita' cerebrale evocata dalla visione e dell'acuita' visiva sia nei bambini che nei cuccioli di ratto.
Nei bambini e' stata inoltre valutata l'attivita' elettroencefalografica, che e' risultata avere una maturazione piu' rapida nei bambini massaggiati. L'equipe di ricercatori, coordinata da Lamberto Maffei, ha dimostrato come il massaggio agisca modulando i livelli di specifici fattori gia' presenti nell'organismo, in particolare dell' IGF-1 (Insulin like growth factor 1), conosciuto anche con il nome di somatomedina, un ormone di natura proteica con una struttura molecolare simile a quella dell'insulina che viene prodotto soprattutto a livello epatico.
L'IGF-1 riveste un ruolo importantissimo nei processi di crescita del bambino e mantiene i suoi effetti anabolici anche in eta' adulta.
"Nei bambini - spiega Lamberto Maffei del CNR-SNS la massage therapy aumenta i livelli ematici di IGF-1. I risultati nel ratto mostrano che il massaggio aumenta i livelli di IGF-1 nel cervello, mentre il blocco dell'azione dell'IGF-1 elimina gli effetti del massaggio sullo sviluppo dell'acuita' visiva.
Questo suggerisce che IGF-1 potrebbe essere uno dei mediatori degli effetti del massaggio sullo sviluppo visivo anche nei bambini".

giovedì 5 febbraio 2009

Maternità tanto decantata, ma in Italia avere un figlio è un biglietto per l'Inferno

Adorano i loro figli e, potendo tornare indietro, non rinuncerebbero mai alla maternità, ma sono stanche, sopraffatte dagli impegni familiari, dai compiti e dai doveri. Per chi diventa madre, dicono, non c'è più tempo libero, non c'è un minuto di svago o di riposo e non c'è comprensione o contributo da parte della società. Si accetta più facilmente che un'amica porti a casa (o al ristorante) il proprio cane piuttosto che un figlio urlante.
Gli uomini aiutano poco e se possono, con la scusa del lavoro, stanno fuori casa finché non arriva l'ora della nanna.
Gli asili sono pochi e tocca andare a prendere i pupi alle 16 o alle 17 e se si lavora è praticamente impossibile farcela.
Chi è fortunata vive sulle spalle dei nonni, veri e propri baby sitter a tempo pieno.
Le altre si sacrificano: chi rinuncia al sonno, chi all'intimità coniugale, chi alle amiche, chi al lavoro, chi ai viaggi, chi a tutto.
Lamentele giustissime: in Italia chi fa i figli si deve arrangiare, i servizi sono totalmente assenti e quando ci sono, sono pessimi.
All'estero dei piccoli paradisi: asili con orari elastici, asili aziendali, contributi in denaro, assistenti a domicilio pagate dallo Stato, periodi di maternità lunghi anni... Ma anche piccole banalità quotidiane, che facilitano la vita e che da noi si ignorano: la possibilità di salire su un mezzo pubblico col passeggino (è vietato in Italia, lo sapevate?), i fasciatoi sui treni, i seggioloni e gli spazi bimbi in tutti i locali pubblici, code al supermercato riservate a chi fa la spesa coi piccoli in lacrime.
Anche una giornalista inglese, Helen Kirwan-Taylor, dalle colonne del Daily Mail ha espresso il suo disagio, con parole dure ma condivise in silenzio da molte donne: «Mi dispiace dirlo, ma i miei figli mi annoiano a morte. Trovo monotoni i rituali che le neo-mamme si raccontano estasiate: andare alle feste di compleanno di altri bambini, giocare con loro, raccontare la fiaba della buonanotte. Non saprei dire quale di queste attività mi respinge di più. Sono diventata una workaholic (malata di lavoro, ndr.) quando i miei figli erano piccoli, perché qualunque incarico mi sembrava meno stressante di stare a casa con loro».
Immediate le critiche: mamma snaturata, mamma cattiva, mamma senza cuore, mamma egoista.
Lei ha risposto serenamente: «Naturalmente amo i miei figli quanto qualunque madre. Ma trovo queste attività così noiose da accampare qualunque scusa per evitarle».
In tanti criticano chi timidamente, o coraggiosamente come Helen, alza la testa e fa sapere che fare la mamma è un lavoro splendido ma durissimo. E a volte anche noioso. Eppure la solidarietà delle donne in rete si fa sentire: «Care mamme, voi non avete idea di quanto io sia felice, e mi senta molto meno sola, a leggere questi vostri messaggi. C'è molto da fare qui, anche per quelle cose pratiche e magari banali che però ci fanno capire come i bambini (e le mamme con loro) non siano previsti, voluti, protetti da questa società. Io credo che ognuna di noi dovrebbe fare qualcosa, unita alle altre».
Detto e fatto: in rete spunta il manifesto delle mamme stufe.

giovedì 18 dicembre 2008

Adolescenti oggi:famiglia,lavoro,droghe,alcol e fashion

Crisi della genitorialità e delle istituzioni pedagogiche-formative, questa la sintesi del rapporto 2008 della Società Italiana di Pediatria.

La società italiana? una casa senza fondamenta

Fonte: www.libero.it

Sconfortante il ritratto degli adolescenti d'oggi fatto dalla Società Italiana di Pediatria: chattano con sconosciuti, fumano, bevono e si drogano sempre di più e i genitori non intervengono
A vedere la gerarchia di valori e le persone che ispirano loro più fiducia sembrano placidi agnellini.

La famiglia, il lavoro e gli amici sono i loro "fari", poliziotti e carabinieri gli "angeli custodi".

Peccato però che, a scavare un po' di più nel mondo giovanile - come ha fatto la Società italiana di Pediatria con l'indagine 2008 Abitudini e Stili di vita degli adolescenti -, l'immagine che emerge della "Generazione Youtube" è totalmente diversa, decisamente "dannata" e piuttosto preoccupante.

Gli adolescenti rappresentati dallo studio sono web-dipendenti, vivono costantemente connessi e ininterrottamente collegati a siti di incontro e network sociali. Qui, con una prevalenza delle femmine, per lo più scaricano video e canzoni ma soprattutto chattano, parlando prevalentemente di sesso (lo fa regolarmente un terzo del campione) e spesso con perfetti sconosciuti.

Quando escono di casa, però, le cose vanno anche peggio: complici anche dei genitori sempre meno autorevoli e rigorosi, i ragazzi (l'indagine ha coinvolto giovani tra 12 e 14 anni) si intrattengono con fumo, alcol e sballo, e proseguono a tessere la propria rete sociale, a base di chiacchericcio e sensualità, sui telefonini. Che non di rado vengono ricaricati da estranei in cambio dell'invio di foto personali, più o meno osé.

Allarmanti risultano i dati sulla confidenza degli adolescenti con sigarette, alcolici e droghe: tra i 12-14enni un terzo circa fuma, oltre il 41% si è fatto una canna, pochi meno sono i bevitori di superalcolici e uno su dieci si è ubriacato (+12%).

Forse per dimenticare i pericoli che si corrono fuori dalle mura domestiche, visto che circa il 70% ha assistito ad atti di bullismo, e cresce la percentuale di chi pensa sia un atteggiamento da "fifone o spia" quello di chi va a raccontare a degli adulti ciò cui ha assistito.

Nessun conforto dunque?

Forse uno sì: gli adolescenti di oggi sembrano avere buone abitudini alimentari, fanno fuori pasto più sani (latte, frutta e biscotti sono in cima alle preferenze), non bevono troppe bevande gasate e consumano poche merendine.

La speranza è che non si comportino così solo per inseguire pericolosi modelli di eccessiva magrezza.

venerdì 5 dicembre 2008

Ecco come si fa a far passare il singhiozzo a un neonato

Fonte: takecareblog.libero.it
Il singhiozzo è causato da una contrazione involontaria del diaframma (il muscolo a forma di cupola che separa la cavità toracica da quella addominale). Ci sono piccoli accorgimenti per aiutare il neonato a farlo passare più in fretta.
- Dargli da bere alcune gocce di acqua tiepida con il cucchiaino.
- Tenere il bambino con la schiena dritta per qualche minuto, se il singhiozzo compare durante la poppata.
- Dargli il seno o il biberon. Il ritmo della deglutizione, regolarizzerà la respirazione e farà scomparire il disturbo.
- Sfiorare con un dito il nasino del bambino per favorire lo starnuto. Il diaframma si distenderà eliminando il singhiozzo.

sabato 18 ottobre 2008

Quando i bambini sono tristi

di: Johann Rossi Mason
Gli psicologi e i terapeuti della famiglia americani appaiono preoccupati come non mai per il benessere dei bambini più piccoli.
E la ragione sta nel fatto che sia stato individuato come anche i bambini più piccoli siano in grado di sentire e subire lo stress fisico ed emotivo come gli adulti.
Allo stesso tempo, i meccanismi di difesa adeguati si sviluppano solo con l'età e l'esperienza, con il risultato che i bambini risultano più fragili e indifesi.
Anche i genitori non sono sempre in grado di prevenire o fronteggiare le fonti e gli effetti dello stress nei loro figli. “Anche i bambini sotto i tre anni possono soffrire di depressione o di disturbi alimentari e del sonno e addirittura di Disturbo Post Traumatico da Stress (PTSD)” lo sostiene il dottor Jeffrey Brosco, pediatra della Università di Miami. “Sappiamo che dalla nascita ai tre anni avvengono rapidi processi di crescita e la vulnerabilità del cervello ci obbligano ad essere attenti e misurati. La ricerca degli ultimi 5 anni ci ha insegnato come quasi ogni giorno il cervello dei bambini subisca variazioni anche in relazione con l'ambiente.
Per una crescita adeguata i bambini hanno bisogno di affetto, di cure e di una relazione ‘sicura’ con almeno un genitore. Inoltre devono sentirsi tranquilli e liberi di esplorare il loro ambiente.
Se viene meno la stabilità di base (un genitore depresso, emotivamente distante o assente) i bambini più degli altri non hanno strutture cerebrali adeguate per adattarsi e possono, quindi, manifestare dei sintomi”.
Bambini più piccoli da zero a 5-6 anni hanno difficoltà a regolare le proprie emozioni e i propri comportamenti.
Li trasformano allora in comportamenti ‘sintomatici’ oppositivi, aggressivi, di ritiro sociale, bassa tolleranza alla frustrazione e pianto frequente.
Talvolta i sintomi sono in direzione opposta con iperattività, difficoltà di concentrazione e attenzione, anche in assenza di una specifica patologia.
Cosa fare allora?
Lo spiega il dottor Brosco: “In linea di massima in questi casi i farmaci non sono necessari, mentre appare di particolare utilità il counselling o la terapia famigliare dove l'intero nucleo possa imparare in un contesto guidato e protetto a dare differente rilievo sia alle esigenze del bambino che ai suoi sintomi di disagio, adattando la comunicazione e cambiandone la modalità e la qualità”.
Brosco si riferisce probabilmente al fatto che troppo spesso dai bambini ci si attendono comportamenti razionali, adulti, che seguano pedissequamente le regole imposte, senza tenere conto del loro diverso modo di esternare ed esprimere sensazioni ed emozioni.
Inoltre i genitori non sono ancora abituati, ad insegnare, oltre alle regole sociali, quelle emotive, a riconoscere ed accettare anche i sentimenti e le emozioni negative, ad accoglierle, ad accettare di essere tristi e arrabbiati ed essere rispettati per questo.
L'educazione emotiva dei più piccoli invece è un caposaldo per una maturazione affettiva armonica e andrebbe più spesso coltivata.
Istituzione scientifica citata nell'articolo:

lunedì 15 settembre 2008

Stress e inizio della scuola

r.s. a cura della redazione ECplanet

“Un bambino italiano su quattro soffre di emicranie e cefalee tensive, che si acutizzano con il rientro a scuola, periodo di stress per ogni studente”. Lo spiega all'Agi Davide Moscato, direttore del Centro Cefalee dell'ospedale San Carlo di Nancy di Roma: “Chiaramente i mal di testa infantili sono strettamente legati agli impegni scolastici, poiché aumenta la preoccupazione e lo stress”.

“La tensione aumenta in questo periodo e anche per chi non soffre di patologie croniche, il disturbo aumenta - sottolinea Moscato - mentre diminuisce con l'arrivo delle vacanze”. “Ne soffrono di più i piccoli della scuola dell'obbligo, che sentono molto la competizione - continua Moscato - e non sono abituati a queste fonti d'ansia”.

Ma i genitori come devono gestire il rientro nella routine ?: “I genitori devono vedere e proporre la scuola come un momento di gioia e vivere con serenità e tranquillità questo periodo investendo sull'incontro con l'altro- conclude il professore - senza sommergere i bambini con cento mila impegni da subito, come gli sport e altre attività, per questi è meglio aspettare a quando l'attività scolastica a ripreso i suoi ritmi”.