venerdì 31 agosto 2007

America Latina:la povertà uccide ed esclude

Pobreza en Latinoamérica mata y excluye
Fonte: Prensa latina
BUENOS AIRES, 30 de agosto
Un análisis sobre la pobreza en América Latina, su persistencia, magnitud y carácter paradójico realizó hoy el doctor Bernardo Kliksberg, asesor principal para el subcontinente del Programa de las Naciones Unidas para el Desarrollo (PNUD), según PL.

En conferencia magistral en la sede de la Cancillería argentina, dijo que en los últimos 25 años los índices de pobreza e indigencia en Latinoamérica se mantuvieron en lo esencial y su magnitud pasó de 136 millones de pobres en 1980 a 205 millones en el 2005.

Lo paradójico, subrayó el especialista argentino, radica en la discrepancia enorme entre la riqueza potencial en la región y la generada, muy chocante en comparación con otras regiones del planeta, a pesar de poseer una situación privilegiada en recursos naturales.

Una región que produce alimentos para 1 600 millones de personas, tres veces más que su población, con personas que se mueren por desnutrición y padecen hambre, indica que no basta con la existencia de comida, sino que es necesario el acceso a ella, dijo.

Opinó que uno de los indicadores clave para medir la pobreza del subcontinente es la mortalidad materna, de 91,3 por cada 100 000 nacidos vivos, y la infantil, de 32,1 por cada 1 000 nacidos vivos.

Resaltó la incidencia de los homicidios, con 25,3 por cada 100 000 habitantes. Todo ello, subrayó Kliksberg, demuestra que en la región la pobreza mata y excluye.

La ascendencia de esta situación en los jóvenes mereció la atención del académico, autor de 47 obras sobre la temática económico-social, al subrayar que entre 1990 y el 2002, la cantidad de pobres entre ellos aumentó en 17 millones 600 000, con lo cual totalizaron 58 millones.

CAMBIARE PARADIGMA:Dalla teoria alla pratica

giovedì 30 agosto 2007

Nei precedenti post relativi alle neuroscienze ed alla fisica quantistica abbiamo cercato di tracciare un percosrso scientifico-cognitivo che possa far accrescere la consapevolezza del nostro esistere e del nostro essere nel mondo.
Come spiegato nel post Il cervello è come un lettore MP3 (Vedi:Neuroscienze) la nostra modalità di comprensione ed interazione con quella che chiamiamo realtà, deriva essenzialmente dal modello di riferimento.
Sono passati solo qualche centinaia di anni da quando Galileo rischiò il rogo per affermare quella che oggi sembra un'ovvietà, cioè che la Terra ruota intorno al Sole.
Prima di lui, altri avevano scandalizzato i dotti della loro epoca sostenendo che la Terra era rotonda e non piatta.
Eppure per secoli varcare lo stretto di Gibilterra era considerato un'assurdità, perchè là era posto il confine invalicabile del mondo conosciuto:le Colonne d'Ercole, oltre le quali si apriva un orrifico abisso che avrebbe risucchiato nei suoi gorghi coloro che in sfida agli dei vi si fossero avventurati.
Fino a poco più di un secolo fa era una bizzarria parlare di energia elettrica, che scorrendo in fili di rame faceva incendiare minuscoli filamenti metallici racchiusi in un'ampolla di vetro.
Certo è che a quei tempi l'informazione e la conoscenza erano strettamente limitate ai pochi che sapevano leggere e scrivere. Ma anche a quel tempo gli ambienti accademici ben poco contribuirono a creare nuovo sapere: le maggiori innovazioni tecnologiche le abbiamo per il duro ed incessante lavoro di autodidatti, (Leonardo ne è un fulgido esempio) i quali hanno interpretato la realtà con un nuovo paradigma.
Il nostro cervello interpreta la realtà circostante filtrandola attraverso un sistema di riferimento costituito dalle credenze e dai valori appresi nell'ambiente familiare e nel contesto sociale.
Per cui coloro che credevano che la Terra fosse piatta e che oltre Gibilterra si aprisse un abisso riferivano e tramandavano dell'esistenza di mostri serpentiformi dalle fauci schiumanti che inghiottivano gli sventurati naviganti.
Sono certa che la violenza dei marosi che si infrangevano sugli irti scogli dello stretto potessero materializzarsi agli occhi dei nostri antenati proprio come enormi fauci.
Parimenti nelle fobie abbiamo la netta percezione dell'esistenza dell'oggetto del nostro terrore:un'innoqua foglia di geranio ingiallita prende la forma di una locusta, una farfalla notturna si trasforma in pipistrello, uno stecco in serpente.
In base alle nostre immagini interiori interpretiamo ed interagiamo con ciò che ci circonda e che noi definiamo realtà.
Anche il senso della nostra esistenza non sfugge a questa regola:la realtà è ciò che io credo che sia ed io sarò ciò che credo di essere.
Allora se io credo di avere la dimensione di un granello di sabbia sperduto casualmente nell'immensità del cosmo, di cui non conosco nè l'inizio, nè la fine, nè lo scopo; ho davanti solo un grande punto interrogativo.
Io stesso sarò un punto interrogativo, nella pagina bianca dei secoli dei secoli.
Risultato: vivrò la mia esistenza nell'incertezza, nella disistima, nel sapere di non sapere e non poter sapere, quindi votato all'incoscienza e inconsapevolezza.
Non può nemmeno portar consolazione la credenza in un Dio dalla fluente barba bianca che sta tra le nuvole ed è pronto a punirti in ogni dove, e che ha immolato il proprio figlio primigenito su una croce tra due malfattori.
QUESTO E' L'ATTUALE MODELLO DI RIFERIMENTO DELLA SOCIETA' IN CUI VIVIAMO.
Di contro malgrado l'effluvio di informazioni scientifiche veicolate dai più svariati mezzi di informazione (riviste, canali televisivi, etc..) ancora non abbiamo acquisito la percezione cognitiva di noi stessi come un complesso organizzato di centinaia di migliaia di cellule: atomi di ossigeno, idrogeno, carbonio, ferro, magnesio, potassio etc...
In questa realtà dell'infinitamente piccolo tra noi ed una mela c'è veramente poca differenza.
E se provassimo a descrivere la realtà in un altro modo?
In fondo si tratta solo di produrre un evento quantistico.

mercoledì 29 agosto 2007

Prove di cablaggio

AI CONFINI DELLA PERCEZIONE
Se il cervello funziona come una rice-trasmittente, la percezione della realtà è condizionata dal canale su cui mi connetto.
E' storia vecchia il bicchiere mezzo pieno e mezzo vuoto.
Di nuovo c'è che posso inserirmi nelle trasmissioni e fare in modo che il bicchiere sia percepito sempre e per tutti coloro collegati a quel canale mezzo pieno o mezzo vuoto.
La fine del libero arbitrio, della coscienza soggettiva.
Liberazione o assoggettamento, a noi la scelta.

Intelligenza collettiva o figli di Matrix


Controllo della mente o potenziamento delle capacità cognitive?
La neutralità della scienza in realtà non esiste.
Scienza e coscienza o vanno insieme e quindi siamo noi stessi a controllare i processi tecnologici o questi finiranno per controllarci.
Accade per l'utilizzo dell'energia atomica così come per i mezzi di informazione di massa.
Intelligenza collettiva
Da alcuni anni prestigiose istituzioni scientifiche si sono gettate nella mischia dello studio della psico-cibernetica, apparentemente con fini nobili e umanitari (risolvere handicap fisico-sensoriali attraverso micro-chip inseriti in specifiche aree celebrali), ma visto che, come ci tramanda un vecchio proverbio:- La strada per l'inferno è lastricata di buone intenzioni!- sorge un qualche dubbio se non una vera e propria inquietudine.
Non saranno strumenti per controllare e manipolare la coscienza e farci diventare tutti degli automi in balia di programmatori emuli del dott.Stranamore?
Psicocibernetica e psicotronica sfruttano le stesse conoscenze e utilizzano analoghe tecnologie.
Approfondiamo l'argomento.

lunedì 27 agosto 2007

Metti in rete il cervello







DNA come un'antenna biologica



DNA come un'antenna biologica
- ecplanet.ch -
Mardedì 28.8.2007

Dalle parole ai fatti

Perchè la politica è in crisi?
Fare politica un tempo evocava spirito di abnegazione al servizio di una progettualità sociale; adesione; difesa e riconoscimento di sistemi valoriali ed esistenziali
CONTRO
corruzione, concussione, collusione tra potere politico e potentati economici-finanziari; tra difesa dei diritti per tutti ed illegalità dei privilegi per pochi.
Fare politica oggi si associa a palazzi di potere, sopruso, opportunismo, poltronismo, imbecillità perniciosa.
Come invertire la tendenza e ritornare ad essere padroni della politica ( che poi significa occuparsi della vita nella polis e non avere un posto come assessore o deputato)e non subirla attraverso i bla-bla-bla televisivi.
Come creare una rete di r/esistenza basata sui fatti, sulle azioni concrete.
Si piange ormai quotidianamente sul dissesto idro-geologico ed ambientale del nostro paese, ma più in generale dell'intero pianeta, forse si aspetta il miracolo o bisognerà invece che ciascuno nel suo piccolo incominci in scienza e coerenza a modificare il proprio stile di vita e pretendere che certe scelte siano assunte da chi amministra la cosa pubblica (res publica).
Ci sono alcuni esempi
Comuni Virtuosi
se queste esperienze venissero debitamente pubblicizzate ed estese già sarebbe qualcosa...
e finalmente ci riapproprieremmo della Politica e del piacere di condividere o dibattere su idee, esperienze, progetti presenti e futuri.