giovedì 30 aprile 2009

HYBRICELL: VACCINO BRASILIANO PER ATTACCARE ED ELIMINARE LE CELLULE TUMORALI

Fonte:http://www.dsalud.com/numero89_3.htm
Il ricercatore brasiliano Josè Alexandre Barbuto, dell'Istituto di Scienze Biomediche dell'Università di Sao Paulo (Brasile) ha sviluppato un vaccino contro il cancro che arresta la crescita dei tumori. Il vaccino già utilizzato con successo nei casi di cancro ai reni ed alla pelle, utilizza come antigeni cellule dendritiche coltivate in vitro partendo da cellule comuni estratte dal sangue di un donatore sano e successivamente infuse in quelle tumorali del paziente.
Questo processo permette al sistema immunitario di riconoscere le cellule tumorali e combatterle.
Si tratta di vaccini individualizzati che hanno permesso sino ad oggi di arrestare la crescita tumorale nell'80% dei casi.
Per reperire le cellule tumorali dal paziente, i tumori devono essere accessibili.
Il dato interessante che ha dato impulso a questo filone di ricerca è stato verificare che i tumori sviluppano un micro-ambiente in cui le cellule dendritiche non compiono la loro funzione adeguatamente.
HybriCell ha ottenuto l'autorizzazione dell'Agenzia Nazionale di Vigilanza Sanitaria del Ministero della Salute brasiliano, dal momento che non è un farmaco e che non si sono verificati nel periodo della sperimentazione reazioni avverse.
I risultati della sperimentazione sono stati pubblicati nella Rivista internazionale Immunology and Immunotherapy .
(Tratto da Wikipedia: Le cellule dendritiche (DC) sono cellule APC specializzate nella cattura e nella processazione di antigeni (Ag) in frammenti peptidici.
I peptidi ottenuti sono poi complessati con le molecole del sistema MHC e quindi presentati alle cellule T che avvieranno la risposta immunitaria specifica.)

mercoledì 29 aprile 2009

Cl-TMPM: TINTEGGIARE LE PARETI PER ELIMINARE I GERMI

Presto potremo dipingere le pareti di casa con una vernice in grado di eliminare batteri, funghi, virus e altri organismi dannosi per la salute.
Un'equipe di scienziati della University of South Dakota, Stati Uniti, ha inventato una nuova molecola, il Cl-TMPM, che elimina i germi e puo' essere aggiunta alle marche commerciali di pittura per conferire proprieta' antimicrobiche di lunga durata a questi prodotti.
A temperatura ambiente, il Cl-TMPM e' un olio incolore. Quando delle gocce di Cl-TMPM sono sospese in un'emulsione di lattice a base di acqua, l'emulsione puo' essere mescolata alla vernice.
Gli esperimenti condotti con la vernice cosi' ottenuta sono pubblicati sulla rivista dell' American Chemical Society, 'Applied Materials & Interfaces'.
Lo stafilococco aureo e' stato ELIMINATO in 10 minuti dal contatto con la nuova miscela, mentre per l' E. coli ne sono stati sufficienti 5.
La pittura trattata con il Cl-TMPM si e' mostrata efficace persino con i super-batteri come l'Mrsa.
Gli scienziati hanno anche provato ad attaccare la vernice con la muffa, ma la Cl-TMPM e' risultata repellente.
Secondo gli scienziati il potenziale di questa molecola e' enorme perche' le vernici anti-microbiche attualmente in commercio sono efficaci solo contro una piccola gamma di organismi, mentre il Cl-TMPM e' risultato inattaccabile simultaneamente da batteri, virus, muffa e funghi.
Inoltre, l'effetto anti-microbico della nuova vernice e' durato per piu' di un anno.
Importanti le future applicazioni in ambito ospedaliero e negli edifici pubblici, oltre che privati.

IL PRAMIPEXOLO E' EFFICACE NELLA CURA DEL MORBO DI PARKINSON

Nuovi dati sul farmaco impiegato per il trattamento della malattia di Parkinson: si confermano efficacia, sicurezza e tollerabilita' del pramipexolo a rilascio prolungato in un'unica somministrazione giornaliera con risultati che sono paragonabili all'attuale formulazione a rilascio immediato. Sono i primi dati presentati al Meeting Annuale dell'American Academy of Neurology (AAN) di Seattle (USA) e illustrano i risultati di due studi in doppio cieco che hanno valutato l'efficacia, la sicurezza e la tollerabilita' di pramipexolo a rilascio prolungato, in unica sominnistrazione giornaliera, nel trattamento della malattia di Parkinson.
In particolare, il primo studio ha confrontato l'efficacia, la sicurezza e la tollerabilita' di pramipexolo a rilascio prolungato rispetto a pramipexolo a rilascio immediato e placebo, in pazienti in fase iniziale della malattia, per un periodo di oltre 33 settimane.

lunedì 27 aprile 2009

UN'OCCASIONE DA NON PERDERE:NELLA CITTA' DI LEONARDO UN PERCORSO DI SCIENZA E COSCIENZA

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Maggio 2009

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Programma e Ricettività

domenica 26 aprile 2009

Nel genoma un universo nascosto: Svelato il “lato oscuro” del Dna

Il nostro genoma ha un lato oscuro, costituito da alcune sequenze ripetute che non contengono geni.
A quest’ampia porzione di Dna finora non era attribuito alcun ruolo specifico, ed era anzi considerato un Dna morto, inutile, non più funzionale.
Il suo significato è stato finalmente portato alla luce e queste sequenze hanno rivelato di possedere una loro importante funzione, che alcuni studiosi sospettavano da tempo, nella regolazione dell'attività dei geni.
La scoperta, annunciata sulla rivista Nature Genetics, è frutto di una collaborazione internazionale tra il gruppo del Laboratorio di Epigenetica del Dulbecco Telethon Institute, guidato da Valerio Orlando e ospitato dall'IRCCS Fondazione Santa Lucia e EBRI di Roma, il team di Piero Carninci dell'OMICS Centre del RIKEN di Yokohama in Giappone, l'Università di Queensland in Australia. '
'La scoperta - spiega Orlando - rappresenta una tappa storica nella ricerca genetica in quanto dimostra che questi elementi ripetuti, apparentemente morti o silenti, sono in realtà fortemente integrati nel programma genetico di una cellula e di certo sono anche implicati in alcune malattie genetiche e nel cancro in cui il programma cellulare è alterato. Rappresentano dunque nuovi potenziali target farmacologici o potrebbero essi stessi divenire strumenti per terapie mirate”.
Il genoma è costituito da una porzione, minoritaria, di geni che costituiscono il codice di lettura per produrre proteine, e da una grande quantità di sequenze ripetute, che fino a poco tempo fa erano considerate inutili e chiamate erroneamente Dna spazzatura. Si riteneva che queste sequenze fossero vestigia dell'evoluzione e non più funzionanti.
Questo “maxi-studio” dimostra invece che le sequenze ripetute, che costituiscono in totale ben il 45% dell'intero genoma, hanno un ruolo importantissimo nel programma genetico della cellula, tanto quanto i geni.
Gli studiosi sono arrivati a queste conclusioni utilizzando una nuova tecnologia di analisi del genoma, la “deep sequencing” (sequenziamento profondo). Spiega Orlando : “Abbiamo scoperto non solo che questi elementi ripetuti sono espressi (quindi funzionanti) al pari dei geni, ma anche localizzato con precisione dove si vanno a collocare fisicamente e quindi dove vanno ad agire i prodotti (Rna) dell'espressione di queste sequenze ripetute”.
Gli esperti hanno scoperto inoltre che queste sequenze funzionano seguendo certe regole, per cui mentre alcune sono accese in un certo tessuto, altre lo sono in un altro, esattamente come avviene per i geni.
Le sequenze ripetute, di antichissima origine “parassitaria”, sono ormai entrate in simbiosi con il Dna cellulare e partecipano al programma genetico della cellula.
Infatti sono molto diffuse a ridosso degli interruttori dei geni o di altre regioni cruciali per accendere e spegnere geni; sono attive, per cui vengono trascritte in Rna (espresse) come normalissimi geni, e esattamente come per i geni, ogni tessuto esprime le sue sequenze ripetute caratteristiche.
La scoperta potrà contribuire all'analisi di tutti quei meccanismi che agiscono al di sopra dei geni (detti epigenetici) e che potrebbero influenzare, tra l'altro, la diversa manifestazione delle malattie tra singoli individui, la risposta individuale ai farmaci o, in casi particolari, l'applicabilità della terapia genica.

sabato 25 aprile 2009

LA NICOTINA MODULA LE REAZIONI EMOTIVE COLLERICHE

Per smettere di fumare occorre seguire 'lezioni' per imparare a gestire la rabbia: lo sostiene uno studio della University of California.
I test condotti su 20 fumatori hanno scoperto che la nicotina aiutava a calmare l'aggressivita' e che nella maggior parte dei casi gli amanti delle 'bionde' erano persone portate a reazioni rabbiose.
Affrontare tali tendenze si rivela indispensabile per smettere di fumare.
I ricercatori hanno chiesto ai volontari di partecipare a un gioco al computer, la prima volta indossando un cerotto 'vero' alla nicotina, la seconda uno 'fasullo', senza nicotina.
Dopo ciascuna partita, i giocatori potevano colpire l'avversario con una sorta di 'clacson': un rumore acuto e sgradevole la cui durata e il cui volume erano decisi dal giocatore stesso.
Come riportato dalla rivista 'Behavioural and Brain Functions', quando i giocatori indossavano il cerotto senza nicotina sceglievano durata e volume del 'clacson' molto maggiori, segno di alta propensione all'aggressivita'.
Secondo i ricercatori, la nicotina influisce sulla parte del cervello che regola l'emotivita'.
I fumatori che non riescono a smettere probabilmente hanno difficolta' a mantenersi calmi e per evitare reazioni troppo rabbiose finiscono per accendersi una sigaretta, che svolge l'effetto di un tranquillante. "Le terapie per smettere di fumare", ha commentato la coordinatrice della ricerca, Jean Gehricke, "dovrebbero contemplare anche un allenamento a gestire la rabbia nelle situazioni che mettono a dura prova i nervi e scatenano un forte desiderio di tabacco".

mercoledì 22 aprile 2009

Infertilità maschile ed inquinamento delle acque da anti-androgeni

L'aumento dell'infertilita' maschile e il declino nel conteggio degli spermatozoi che si riscontrano da trent'anni a questa parte potrebbero essere collegati alla presenza nell'ambiente di pesticidi e ormoni antiandrogeni (soprattutto quelli impiegati per la terapia del carcro alla prostata), che bloccano l'azione del testosterone.
E' quanto indica uno studio britannico, secondo il quale l'aumento di antiandrogeni nell'acqua dei fiumi (provenienti dagli impianti di depurazione) sarebbe collegato al fenomeno della femminilizzazione dei pesci.
E' la prima volta che viene ipotizzato un collegamento diretto tra azione degli antiandrogeni ed ermafroditismo nei pesci.
Nell'ambito della ricerca, pubblicata sulla rivista "Environmental Health Perspectives", gli scienziati hanno analizzato l'attivita' antiandrogenica di campioni di acqua prelevati nei pressi di 30 sbocchi fognari, dimostrando che esiste un collegamento statistico con l'ermafroditismo dei pesci.
Non e' ancora accertato, pero', se la contaminazione provenga soprattutto dalle terre coltivate, per effetto dei fertilizzanti.

Il magnesio e la sua importanza per la salute

A cura:
Prof.ssa Alessandra Graziottin
Direttore del Centro di Ginecologia e Sessuologia dell'Ospedale San Raffaele Resnati di Milano

Il magnesio è un oligoelemento essenziale, d’importanza fondamentale per la salute.
All’interno dell’organismo di un adulto ce ne sono all’incirca 25 grammi, concentrati per la maggior parte nelle ossa e all’interno delle cellule e in percentuale esigua nel sangue: il magnesio contenuto nelle cellule è fondamentale per modulare l’attività di oltre 360 enzimi e favorire la normale produzione delle proteine.

In quali situazioni può mancare il magnesio e come si manifesta questa carenza?
La quantità maggiore di magnesio viene introdotta nell’organismo attraverso l’alimentazione, tuttavia, il processo di cottura e lavorazione dei cibi (bollitura, trattamento con conservanti, inscatolamento) ne provoca spesso una perdita. Inoltre, stress, sport, febbre e sudorazione profusa sono situazioni ulteriori che comportano deficit di magnesio.
Anche le diete sbilanciate rientrano tra le cause di dispendio di magnesio: l’eccesso di fibre, un ridotto consumo proteico, l’assunzione di alcol, ad esempio, comportano un minore assorbimento dell’oligoelemento nell’organismo.
Da non sottovalutare inoltre i lassativi e i diuretici di cui spesso le donne fanno uso.
Il rapporto tra introiezione di magnesio e perdita per varie cause risulta spesso alterato: il 20% della popolazione, di fatto, assume meno dei 2/3 della dose raccomandata di magnesio che mediamente è di 6 milligrammi per chilo, al giorno.
La carenza di magnesio si manifesta a quattro livelli con specifici sintomi:
1-
livello del sistema neurovegetativo: astenia, ipertensione, tachicardia, disturbi del sonno;
2- livello motorio-muscolare: alterazione della contrattilità muscolare, crampi, parestesia;
3- livello emozionale: eccessiva emotività, irritabilità, ansia;
4- livello cognitivo: difficoltà nella concentrazione e conseguente diminuzione delle performance.
Nelle donne, tali sintomi si accentuano aggravando la sindrome premestruale.
Inoltre, se la carenza di magnesio si associa a deficit e a ridotto deposito di calcio nelle ossa, nelle donne in menopausa, aumenta il rischio di osteoporosi.
Esistono soluzioni per reintegrare il magnesio e limitare i disagi nel caso di carenza o aumentato fabbisogno?
Per reintegrare il magnesio è indispensabile seguire una dieta equilibrata, evitando l’uso-abuso di lassativi, alcol e diuretici.
Per difendere il prezioso magnesio si parte dalla tavola:
spazio a cereali, legumi, verdura e frutta secca;
latte, yogurt e cioccolato non possono mancare durante la prima colazione e, soprattutto per gli anziani, gli integratori alimentari possono essere la soluzione ideale per migliorare la qualità della vita e ad attenuare i disturbi della sindrome premestruale e della menopausa.

martedì 21 aprile 2009

Come fa il cervello a dare l'impulso dei movimenti corporei?

Come un esperto burattinaio sa che a ogni filo corrisponde un movimento della sua marionetta, allo stesso modo il cervello sa quale 'filo tirare' per far muovere il corpo in cui e' ospitato.
Ma quanto sa veramente il cervello del corpo?
E quali sono le aree celebrali coinvolte?
La risposta e' stata data in uno studio pubblicato sulla rivista Journal of Neuroscience, che ha come prima firma quella di Corrado Corradi-Dell'Acqua, neuroscienziato della Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati di Trieste (Sissa).
Lo studio, nato dalla collaborazione tra la Scuola di eccellenza di Trieste, l' Institute of Neuroscience and Medicine di Julich (Germania) e l'Istituto Di Ricovero e Cura a carattere scientifico 'E. Medea' di San Vito al Tagliamento (Pn), si e' avvalso di tecniche di neuro-immagine per identificare quali aree del cervello si attivano nella percezione spaziale del corpo, ossia quelle aree che ci permettono di collocare nello spazio sia il nostro corpo che quello delle altre persone. Ebbene, dai risultati e' emerso che ad attivarsi e' la 'corteccia somatosensoriale secondaria' e il 'solco intraparietale posteriore', due aree di cui si conosce ancora molto poco.
Ma mentre il 'solco intraparietale e' risultato piu' volte essere coinvolto in diverse attivita' celebrali, per la 'corteccia somatosensoriale secondaria' si tratta di una novita' assoluta. '
'Tutte le informazioni finora a disposizione su questa regione celebrale - ha spiegato Corrado - la vedevano coinvolta nell'elaborazione di stimolazioni tattili complesse, come quelle ottenute attraverso la manipolazione di oggetti e che coinvolgono piu' parti del corpo, come ad esempio le due mani o dita diverse della stessa mano.
E' evidente che, per mettere insieme queste informazioni in modo sensato, la corteccia somatosensoriale secondaria deve conoscere la posizione che le varie parti del corpo hanno l'una rispetto all'altra.
Nessuno, pero', era ancora riuscito ancora a legare tale conoscenza a quest'area''.
Utilizzando la risonanza magnetica, i neuroscienziati hanno cosi' osservato che la corteccia somatosensoriale secondaria si attivava anche in assenza di stimoli tattili, ma cio' quando i soggetti testati compievano giudizi legati sulla posizione spaziale del proprio corpo, una dimensione spaziale intrinseca che permette al nostro cervello di capire la collocazione di un parte del corpo rispetto al resto.
''Abbiamo preso in prestito dalla psicologia sperimentale dei paradigmi di rotazione mentale e li abbiamo usati in un esperimento, che ha visto coinvolte 20 persone di sesso maschile e destrimani - ha spiegato Corrado - abbiamo chiesto loro, dopo avergli mostrato la foto di una mano, di dirci se la mano fosse destra o sinistra e ne abbiamo poi misurato la risposta celebrale. In questo modo siamo riusciti a individuare le due aree coinvolte''. La scoperta e' importante perche' puo' avere implicazioni in numerosi ambiti: dalla riabilitazione alla robotica.

sabato 18 aprile 2009

Eiaculazione precoce:allo studio lo spray PSD502, assicura il ritorno della serenità e appagamento nella coppia

Il British Journal of Urology International ha pubblicato uno studio coordinato da Wallace Dinsmore, che al Royal Victoria Hospital di Belfast ha messo a punto uno spray per uso topico contro l’eiaculazione precoce: PSD502 che promette “un ritardo” fino a sei volte superiore alla normalità.
La particolare sostanza contenuta nello spray provoca una riduzione della sensibilità e dunque il prolungamento dei tempi.
Prima di tutto, però, cerchiamo di capire quando si può parlare di eiaculazione precoce.
Ecco un semplice test, il Pedt (Premature ejaculation diagnostic tool), approvato dagli specialisti della Società italiana di andrologia.
Ecco le 5 domande:
1. Quanto ti è difficile ritardare l’eiaculazione?
per niente 0
un pò difficile 1
moderatamente difficile 2
molto difficile 3
estremamente difficile 4
2. Ti capita di eiaculare prima di quando tu vorresti?
quasi mai o mai 0
meno della metà delle volte 1
circa il 50% delle volte 2
più della metà delle volte (circa il 75% delle volte) 3
quasi sempre o sempre 4
3. Ti capita di eiaculare con una minima stimolazione?
quasi mai o mai 0
meno della metà delle volte 1
circa il 50% delle volte 2
più del 75% delle volte 3
quasi sempre o sempre 4
4. Ti senti frustrato perchè eiaculi prima di quando vorresti?per niente 0
un pò 1
moderatamente 2
molto 3
estremamente 4
5. quanto sei preoccupato che il tempo per eiaculare lasci insoddisfatta la tua partner?
per niente 0
un pò 1
moderatamente 2
molto 3
estremamente 4
Fate la somma dei vari punteggi che avete totalizzato e scoprire se effettivamente per voi l’eiaculazione precoce è un problema.
Meno di 8 punti: non soffrite di eiaculazione precoce
9 o 10 punti: probabilmente soffrite di eiaculazione precoce. Consultate il vostro medico di fiducia per un consiglio
oltre 11 punti: sicuramente soffrite di eiaculazione precoce.
Consigliando di rivolgersi ad uno specialista in andrologia per decidere qual è la soluzione più idonea per risolvere il vostro caso, ricordiamo che la felicità sessuale della coppia si costruisce soprattutto nella relazione;nel condividere un progetto di vita; nella conoscenza del proprio corpo e di quello del partner ... non solo sotto le lenzuola.