martedì 26 maggio 2009

USA: fare l'amore come rimedio alla crisi occupazionale

Chi non lavora non fà l'amore... questo nel 1969 il titolo di una canzone sanremese di Adriano Celentano che al tempo fece molto discutere: lo sciopero del sesso coniugale da parte della moglie contrariata con il marito impegnato negli scioperi dell'autunno caldo.
Oggi invece...
- Viagra gratis ai residenti degli Stati Uniti che hanno perso il lavoro.
La casa farmaceutica Pfizer ha infatti deciso di mettere a disposizione di queste persone 70 tipi di medicine gratuite, tra le quali anche la famosa 'pillola blu'.
Attraverso il programma 'Maintain' i lavoratori in gravi difficolta' economiche potranno beneficiare quindi di diversi farmaci.
"Tutti sappiamo che le persone licenziate di recente hanno perso la loro assicurazione sanitaria, il che rende loro difficile pagare per l'assistenza sanitaria", ha spiegato Jorge Puente, amministratore della societa' in un articolo pubblicato sulla rivista New Scientist.
La fornitura gratuita pero' ha un tempo limitato: al massimo 12 mesi.
Secondo gli analisti, questa iniziativa della Pfizer avra' come risultato anche una maggiore fidelizzazione dei pazienti al marchio perche' seguiti anche in un momento economicamente difficile.
SE NON TROVI LAVORO ALMENO PUOI FARE ALL'AMORE, MA CON CHI?
A QUANDO LA RICETTA DI QUALCHE SEDUTA DI SESSO MERCENARIO GRATUITO,PERCHE' E' ABBASTANZA INCONSUETO SOMMINISTRARE UN APPETENTE A CHI NON HA CIBO.

sabato 23 maggio 2009

Si avvicina l'estate ed esplode la DIETAMANIA

L'estate si avvicina, il caldo impone indumenti leggeri e costumi da bagno e qui inizia la tragedia annuale del guardarsi allo specchio come se ci vedessimo per la prima volta nel nostro tripudio di rotoli,rotolini, culottes de cheval ed altre amenità che per noi donne equivalgono a una sconfitta bruciante sul terreno dell'autostima. Autostima conquistata con le unghie e con i denti ed azzerata in un attimo da un cartellino indicante la taglia 50 o xxl .
Perchè non ci siamo accorte prima che il nostro peso stava aumentando?
Il nostro benessere si valuta solo nella prova costume?
Ci sentiamo in forma con noi stesse solo se assomigliamo alle manequins ed indossiamo la xs o taglia 38?
A 50 anni vogliamo vestire come nostra figlia di 20 anni con tanga e shorts?
Chiariamoci un po' le idee sul significato di dieta e se vogliamo iniziare un percorso di consapevolezza alimentare date un'occhiata ad un sito proprio dedicato alle diete, il pezzo che segue è estratto appunto da:
Per dieta, che non dev'essere per forza una dieta dimagrante, si intende la pratica di ingerire cibo in modo regolato per raggiungere o mantenere un peso controllato. Nella maggior parte dei casi l'obiettivo è la perdita di peso, ma alcuni atleti aspirano ad aumentarlo, di solito sotto forma di muscoli; le diete possono essere seguite anche per mantenere stabile il peso corporeo.
Ci sono diversi tipi di diete: le diete dimagranti, ad esempio, mirano a far perdere peso e limitano l'assunzione di determinati cibi, o di cibo in generale, per ridurre il peso corporeo.
Quello che però per una persona funziona, non necessariamente va bene per un'altra, a causa del diverso metabolisimo e allo stile di vita che si conduce.
Per una serie di ragioni, infatti, la maggior parte della gente trova difficile mantenere il peso che ha perso nel tempo; tra le persone che hanno perso il 10% o anche più del loro peso corporeo, solo il 20% riesce a mantenere quella perdita per un intero anno.
Molti atleti professionisti si impongono da soli diete per acquistare peso.
I giocatori di Football Americano, ad esempio, tentano di aumentare la loro massa con diete apposite per trarre vantaggio da una mole maggiore sul campo di gioco.
Le persone che sono sottopeso e che stanno curandosi da problemi di anoressia nervosa o inedia, possono seguire diete ingrassanti che, a differenza di quelle degli atleti, hanno come obiettivo quello di riportare alla norma il grasso corporeo e la muscolatura, immagazzinando le sostanze nutritive essenziali.
Capita alle volte che i genitori sottopongano i figli a rigide diete che alla fine fanno più danni che altro.
Questo è alquanto deleterio per la salute del bambino dal momento che una dieta bilanciata (grassi, proteine, carboidrati, vitamine, sali minerali, fibre, etc.) queste sostanze sono indispensabili per la crescita. Prima di sottoporre un bambino a qualunque tipo di dieta, sarebbe più che opportuno consultare un dietologo.
La ricerca ha inoltre dimostrato la pericolosità di imporre regimi dietetici ai bambini.
Il cervello sarebbe infatti incapace di imparare a mettere in correlazione il sapore col valore nutritivo, ed in seguito a questo, alcuni bambini, crescendo, si troverebbero a consumare cibo in eccesso nonostante l'apporto nutritivo assunto sia stato più che adeguato.

venerdì 22 maggio 2009

INFLUENZA A: IL VIRUS AGGIRA LE DIFESE IMMUNITARIE,ATTACCANDO I SEGNALATORI DEL PERICOLO

Ricercatori della University of Southern California (USC) hanno individuato un meccanismo molecolare che permette al virus dell'influenza di eludere la risposta del sistema immunitario.
Lo studio e' pubblicato sulla rivista Cell Host & Microbe.
"Abbiamo trovato un meccanismo legato ad un particolare proteina che assume un ruolo molto importante nel sistema di difesa dell'organismo umano nei confronti dei virus influenzali", ha detto Jung Jae, professore e presidente del Dipartimento di Microbiologia e Immunologia Molecolare presso la Keck School of Medicine della USC, e principale autore dello studio.
"Insieme con i nostri studi precedenti (Nature 2007 e PNAS 2008), questo risultato potrebbe fornire ai ricercatori le informazioni necessarie per creare un nuovo farmaco che e' in grado di rafforzare l'immunita' e bloccare l'infezione e la replicazione dei virus".
Sono molteplici i recettori intracellulari responsabili dell'individuazione dei virus e dell'attivazione dei meccanismi di difesa del corpo.
Quando l'RNA di un virus entra nel liquido intracellulare, un recettore noto come acido retinoico-inducibile gene-I (RIG-I) lo rileva e questo innesca una risposta che limita la replicazione del virus e invita le difese del corpo ad entrare in azione.
"RIG-I agisce come un sensore di forza e di sicurezza contro gli attacchi - spiega Jung -. Poi, una proteina nota come TRIM25 aiuta RIG-I a trasmettere un segnale di allarme, che fa scatenare, nei tessuti circostanti all'infezione, una vera e propria inondazione di antivirali interferoni".
I ricercatori della USC hanno scoperto che il virus influenzale A si e' evoluto, integrando alcune proteine nel suo genoma per sfuggire al sistema di allarme basato sul gene RIG-I.
In pratica il virus dell'influenza A attacca le proteine TRIM25 impedendo loro di lanciare l'allarme al sistema immunitario.
In questo modo l'organismo non lo riconosce e non attiva le sue difese e il virus riesce a replicarsi tranquillamente nell'organismo.

martedì 19 maggio 2009

La salute della prostata testata in 3 minuti

Messo a punto un innovativo test diagnostico in grado di diagnosticare il cancro alla prostata in soli tre minuti mentre attualmente con la più invasiva biopsia, il metodo attualmente utilizzato per diagnosticare il tumore prostatico, i risultati non sono pronti in genere prima di due settimane.
A progettare il nuovo test e' stato un gruppo di ricercatori della Durham University in uno studio pubblicato sulla rivista Organic & Biomolecular Chemistry.
Il nuovo metodo, in pratica, analizza lo sperma e rileva i livelli di una sostanza chiamata 'citrato' che, quando sono bassi, sono associati al cancro alla prostata.
"Questa tecnica - ha detto David Parker, uno degli scienziati che ha progettato il test - potrebbe costituire la base di una semplice procedura di screening per il cancro alla prostata che potrebbe essere utilizzata negli ambulatori e negli ospedali locali".

Menopausa: indagine sulla correlazione tra vampate di calore e osteoporosi

Carolyn J. Crandall della University of California, Los Angeles, e la sua equipe hanno scoperto che le donne che riferivano di avere vampate di calore e sudorazioni notturne (sintomi noti come vasomotori) avevano una densita' minerale ossea inferiore rispetto alle donne prive di tali sintomi.
Piu' forti erano le vampate di calore, piu' sottili le ossa.
Le vampate di calore sono un sintomo molto comune durante la menopausa, ma Crandall e colleghi fanno notare che circa il 60% delle donne ne soffre gia' da prima che il ciclo sparisca del tutto.
I ricercatori hanno cercato di capire la connessione tra sintomi della menopausa, perdita di estrogeni e assottigliamento delle ossa.
Hanno analizzato 2.213 donne di diverse etnie parte dello Study of Women's Health Across the Nation che, all'inizio della ricerca, avevano dai 42 ai 52 anni.
Nessuna era in menopausa in quel momento, ma alcune gia' si trovavano in perimenopausa, il periodo immediatamente precedente la fine dell'eta' fertile. Le donne che riferivano sintomi vasomotori avevano una densita' minerale ossea piu' bassa delle donne senza quei sintomi.
L'eta' influiva su quali ossa erano piu' colpite:
nelle donne sulla soglia della menopausa o ai suoi inizi, le vampate significavano ossa femorali piu' sottili, in quelle in menopausa vera e propria (nel corso del follow-up) le vampate indicavano ossa del bacino piu' fragili.
Piu' erano frequenti i sintomi vasomotori, piu' bassa era la densita' minerale ossea. Secondo Crandall e colleghi, il fatto che i sintomi vasomotori indichino un assottigliamento delle ossa anche in perimenopausa suggerisce che i livelli di estrogeni non sono gli unici responsabili, perche' l'estrogeno cala solo dopo la fine del ciclo.
I ricercatori notano invece che durante le vampate di calore si attiva il sistema nervoso simpatico e che i neurotrasmettitori e gli ormoni rilasciati quando questa parte del cervello si attiva sono stati collegati alla fragilita' ossea.
Occorreranno ulteriori studi - conclude l'equipe sulla rivista Menopause - per chiarire questi meccanismi.

lunedì 18 maggio 2009

Diventare mamme a 66 anni si puo',ma cosa pensano le pantere grigie ?

CI INTERESSA CONOSCERE IL PARERE DELLE DONNE SULLA MATERNITA' DOPO LA MENOPAUSA.
LASCIATE UN COMMENTO SULL'ARGOMENTO, GRAZIE PER IL CONTRIBUTO
Tra circa un mese Elizabeth Adeney, 66 anni, diventerà la più anziana neo-mamma della Gran Bretagna.
La donna, divorziata e facoltosa manager, ha infatti quattro anni in più del precedente record britannico.
Il “caso record” al mondo spetta ancora all’indiana Omkari Panwar che l’hanno scorso a 70 anni, vicino a Nuova Delhi, ha partorito due gemelli.
Elizabeth Adeney, secondo quanto riporta il giornale britannico The Daily Mail, si trova già all’ottavo mese e si sente «al settimo cielo» perché a breve potrà finalmente realizzare il suo sogno di maternità.
La donna che confessa di sentirsi pienamente in forma non ha nessun problema fisico e, infatti, non ha rinunciato a lavorare «cinque giorni su sette».
La gravidanza di Elizabeth, però, ha già scatenato mille polemiche in Gran Bretagna data l’età del concepimento. La donna, infatti, è dovuta ricorrere alla fecondazione in vitro all’estero, in Ucraina, perché in Gran Bretagna la maggior parte delle cliniche si rifiutano di attuare il trattamento su pazienti che hanno superato i 50 anni ed il servizio sanitario britannico considera solo aspiranti madri fino ai 40.

Pillola, spirale e sterilizzazione:correlazione tra rischio oncologico e contraccezione

Sotto la lente di ingrandimento tre sistemi: la pillola, la spirale e la legatura delle tube di Falloppio (sterilizzazione tubarica). L'equipe del Dr. Xiao-Ou Shu del Vanderbilt University Medical Center di Nashville, Tennessee, ha studiato 66.661 donne cinesi tra i 40 e i 70 anni per capire la connessione fra i tre metodi contraccettivi e una serie di tumori.
Tra le donne analizzate, il 19,4% aveva usato la pillola contraccettiva in qualche momento della sua vita, il 44,9% la spirale e il 12,4% la legatura delle tube.
Nel corso del follow-up di circa sette anni e mezzo, 2.250 donne si sono ammalate di cancro, come si legge sull' International Journal of Cancer.
E' risultato che la pillola aumentava il rischio di tumore della cistifellea e, forse, del colon; tuttavia, cominciare a prendere il contraccettivo orale prima dei 29 anni diminuiva il rischio di cancro del seno.
La spirale riduceva il rischio di cancro alla tiroide, specialmente nelle donne giovani, ma legare le tube aumentava il rischio di tumore dell'utero e della cistifellea, pur riducendo il rischio di cancro allo stomaco.

venerdì 15 maggio 2009

Ricerca scientifica:conflitto di interessi direttamente proporzionale ai risultati positivi pubblicati

In un terzo delle sperimentazioni in oncologia viene dichiarato qualche tipo di conflitto di interesse, soprattutto un coinvolgimento delle aziende farmaceutiche.
E’ il calcolo compiuto da una ricerca dell’ Università del Michigan, apparsa sul numero di giugno 2008 della rivista Cancer.
Su 1.534 pubblicazioni scientifiche esaminate (tutte tratte da otto fra le maggiori riviste del settore), il 17% dichiara un finanziamento da parte dell’industria e il 12% la presenza di almeno un autore con qualche incarico presso imprese farmaceutiche.
E con quale effetto?
In generale, hanno concluso gli autori, gli studi che dichiarano conflitti di interesse hanno la tendenza a ottenere risultati più positivi rispetto alla media.
E non solo in oncologia: un confronto di 124 metanalisi su farmaci contro l’ipertensione, apparso sul British Medical Journal nel 2008, ha evidenziato che anche se i risultati effettivamente positivi riguardavano poco più del 50% dgli studi, oltre il 90 % degli articoli riportava conclusioni comunque positive.

MIND FITNESS:Grazie alla concentrazione profonda alcune aree del cervello legate alle emozioni aumentano di volume

Articolo di Adriana Bazzi del 13 maggio 2009
Ginnastica, attrezzistica, personal trainer: tutti sanno come aumentare le dimensioni e la forza dei propri muscoli e rendere le ossa più forti.
Ma è possibile anche accrescere il volume del cervello?
E come?
Meditando, suggeriscono gli esperti. E non importa con quale tecnica: Zazen (scuola zen giapponese), Samatha e Vipassana (le due principali forme della meditazione buddhista) sono tutte efficaci, secondo una ricerca appena pubblicata su NeuroImagine da un gruppo di ricercatori dell’ University of California a Los Angeles (Ucla).
RISONANZA MAGNETICA – Analizzando, con la risonanza magnetica, il cervello di persone abituate alla meditazione, i ricercatori hanno dimostrato che il volume della materia grigia di chi ricorre a tecniche di concentrazione profonda è mediamente maggiore di quello di persone che invece non ricorrono a queste pratiche. In particolare l’aumento di dimensione riguarda alcune aree particolari, come l’ippocampo, la corteccia orbito-frontale, il talamo e la parte inferiore del lobo temporale, tutte zone che hanno a che fare con la regolazione delle emozioni. «Sappiamo – ha commentato Eileen Luders, coordinatrice della ricerca – che persone abituate alla meditazione acquisiscono una particolare capacità di provare emozioni positive, sono più stabili emotivamente e raggiungono un grado di consapevolezza maggiore per quanto riguarda i loro comportamenti. Tutte queste caratteristiche potrebbero essere legate alle differenze anatomiche che abbiamo evidenziato con il nostro studio».
DIFESE IMMUNITARIE - Quest’ultimo dunque, aggiunge nuove informazioni a quelle che già si conoscevano sui benefici della meditazione: proprio perché controllano meglio le emozioni, le persone che seguono regolarmente queste pratiche sono meno stressate e hanno migliori capacità di difesa immunitaria. Nello studio appena pubblicato il gruppo della Luders ha esaminato 44 persone, la metà delle quali con una lunga storia di pratiche meditative (da 4 a 46 anni, con una media di 24 anni). Fra questi soggetti, almeno un cinquanta per cento ha affermato che la concentrazione profonda costituiva una parte essenziale della pratica e che ogni giorno dedicava a questa attività dai 10 ai 90 minuti. NEURONI - Ma ne vale la pena, se questo significa aumentare non solo le dimensioni di alcune aree del cervello, ma migliorare, di conseguenza, la capacità di controllare le emozioni. Rimane adesso da scoprire se, a parte l’aumento delle dimensioni, esiste anche, a livello microscopico, un aumento del numero di cellule cerebrali, delle loro dimensioni e soprattutto se, grazie alla meditazione, si sviluppano particolari sistemi di attivazione di queste cellule.

Incontinenza urinaria

L'incontinenza urinaria si manifesta maggiormante nelle donne dopo i 36 anni di età; tuttavia il disturbo interessa un crescente numero di donne: puerpere, donne in menopausa, anziane e obese.
Per alcune il problema si presenta quando inziano a fare sport. Infatti la pratica di una attività fisica in generale, può rivelarsi un fattore di rischio.
Principale responsabile: la muscolatura del pavimento pelvico che, in caso di insufficiente tonicità, sotto la pressione degli addominali può non reggere allo sforzo e dar luogo ad episodi di perdite.
Ma soprattutto sono poche le donne che consultano un medico per curare questo disturbo.
I motivi sono diversi: imbarazzo, convinzione che si tratti di una condizione in un certo senso normale legata all'età e scarsa conoscenza delle possibili terapie.
L'incontiennza urinaria rimane infatti un tabù ancora molto forte. Chi vive questo problema ritiene che questi episodi costituiscano notevole fonte di disagio per sé stesse, nei rapporti interpersonali e nella vita di coppia.
Tra i rimedi più appropriati sicuramente l'utilizzo di assorbenti specifici o una ginnastica mirata (ottimi gli esercizi di Chi Lel Qi gong ).
Dal punto di vista clinico si parla di incontinenza da stress (consiste nella perdita di urina in conseguenza di aumenti della pressione addominale quali colpi di tosse, starnuti), da urgenza (legata a perdite che si verificano in conseguenza di uno stimolo impellente di urinare) ed infine mista, la più frequente.
Nel primo caso l'impossibilità a trattenere la pipì può essere legata ad alterazioni dei muscoli del pavimento pelvico o a deficit intrinseco dello sfintere urinario.
Nel secondo, invece, le perdite sono dovute ad una iperattività del muscolo detrusore della vescica, che può essere di tipo idiopatico o secondario (infezioni urinarie, litiasi vescicale, neoplasie vescicali).
Nelle forme miste le perdite si verificano sia sotto sforzo che in associazione ad iperattività del detrusore. Proprio perché nemo diffusa di quella femminile, l'incontinenza urinaria maschile può essere sintomo di problematiche spesso serie.
La causa più comune di perdite da sforzo nell'uomo è rappresentata dall'esito di interventi chirurgici sulla prostata. Altre cause possono essere la presenza di ostruzione urinaria, ad esempio da ipertrofia prostatica benigna, oppure patologie neurologiche, prime fra tutte la malattia di Parkison o la sclerosi multipla.
In entrambe le situazioni, da un corretto inquadramento diagnostico dipende l'approccio terapeutico più mirato.
Un attento colloquio e una visita uroginecologica rappresentano per le donne, che soffrono di questo disturbo, il primo passo per inquadrare il problema e risolverlo in tempi brevi.