mercoledì 1 luglio 2009

Dalle rane il segreto per sconfiggere l'obesità

Fonte:http://news.paginemediche.it
I meccanismi del letargo delle rane potrebbero nascondere i segreti per nuovi trattamenti contro l'obesità e altri disordini metabolici.
Un gruppo di scienziati dell' Università di Queensland (Australia) ha studiato il metabolismo della rana scavatrice (Cyclorana alboguttata), un anfibio che può sopravvivere per diversi anni sommerso nel fango senza cibo e acqua.
Sara Kayes, ricercatrice a capo dello studio che sarà presentato oggi al Meeting della Society of Experimental Biology, ha spiegato:
"Abbiamo scoperto che il metabolismo della rana scavatrice cambia radicalmente durante il periodo di letargia, massimizzando l'uso delle limitate energie che possiede senza mai esaurirle. Durante il letargo, l'attività e l'efficienza dei suoi mitocondri, le 'centrali energetiche' della cellula, è molto più alta rispetto a quella misurata negli animali in attività".
Questo processo, noto come coupling mitocondriale, migliora l'efficienza delle risorse energetiche e aumenta la produzione di energia per unità consumata.
"In pratica, queste rane durante il loro letargo hanno un'efficienza così alta da superare qualsiasi altro animale", ha spiegato Keyes.
"Questo tipo di metabolismo, nonostante sia così efficiente, causa tuttavia una produzione - ha continuato - di specie reattive di ossigeno e può portare a stress ossidativi. Ecco la ragione per cui questo tipo di metabolismo non è diffuso nel regno animale. Molti animali non si possono permettere questo tipo di stress poichè alternano periodi di sonno e veglia durante il letargo. La rana scavatrice, invece, dorme profondamente per anni e questo stress non causa alcun effetto su di lei".
Per i ricercatori, la scoperta potrebbe essere potenzialmente utile nel trattamento di disordini metabolici e dell'obesità.

domenica 28 giugno 2009

Correlazione tra pesticidi e Morbo di Parkinson

Uno studio francese conferma il legame tra i pesticidi e il morbo di Parkinson.
La ricerca, pubblicata dagli Annals of Neurology, conferma quanto gia' evidenziato da studi precedenti:
l'esposizione di chi lavora a stretto contatto con i pesticidi puo' essere uno dei fattori ambientali che scatena il Parkinson.
L'equipe francese ha scoperto che, tra quasi 800 adulti, tra cui alcuni malati di Parkinson, quelli che lavoravano nel settore agricolo ed erano quindi esposti ai pesticidi correvano un rischio piu' alto di sviluppare la malattia, che cresceva con il periodo di esposizione, rafforzando la teoria del rapporto causa-effetto.
"Il nostro studio ha dimostrato che il rischio saliva com l'aumentare del numero di ore o di anni di esposizione", ha dichiarato il dottore Alexis Elbaz dell'Inserm (Institut national del la santé et de la recherche médicale) di Parigi.
Secondo lo studio francese sarebbero particolarmente pericolosi gli insetticidi e, tra questi, quelli organoclorini, molto usati in passato e che permangono a lungo nell'ambiente.
L'equipe di Elbaz ha tuttavia esaminato l'esposizione per motivi di lavoro (come accade agli agricoltori) e non e' in grado di dire se anche un'esposizione piu' bassa possa essere un fattore di rischio per sviluppare il Parkinson.
Il Parkinson e' una malattia degenerativa del cervello in cui le cellule che producono dopamina gradualmente muoiono o smettono di funzionare.
La dopamina aiuta a regolare il movimento, per questo man mano che la malattia progredisce i pazienti hanno sempre piu' difficolta' a muoversi e a parlare.
La causa del Parkinson non e' nota, ma le ricerche puntano il dito contro una combinazione di fattori genetici e ambientali, tra cui alcuni agenti chimici o infezioni virali.

venerdì 26 giugno 2009

Attività celebrale: come si forma un ricordo

Quando si forma un ricordo, a livello delle sinapsi che legano e mettono in comunicazione i neuroni, si ha un consolidamento della struttura del «ponte sinaptico» tramite la produzione di nuove proteine.
Già un anno fa, grazie a Gary Lynch dell'Università di Irvine in Californiain un lavoro pubblicato sul Journal of Neuroscience, la formazione di un ricordo era stata immortalata per la prima volta con tecniche microscopiche nel cervello di topolini, con un «primo piano» sulla riorganizzazione delle sinapsi.
Adesso il gruppo di Sossin ha ripetuto l'impresa con un metodo diverso.
Con un'etichetta fluorescente che si lega alle nuove proteine formate, Sossin ha mostrato che a livello delle sinapsi, subito dopo l'incameramento di un'informazione da parte del cervello, aumenta la fluorescenza.
Ciò significa, a ulteriore conferma di quanto si sapeva già, che mentre formiamo e fissiamo un ricordo, nelle sinapsi vengono prodotte nuove proteine ed è grazie a queste che la sinapsi si consolida e il ricordo rimane fissato nel cervello a lungo termine.

giovedì 25 giugno 2009

Droga, reprimere non serve

Cambio di rotta dell'Onu nel raporto 2009: nella lotta alla droga, la repressione nei confronti dei consumatori non serve.
Anzi, talvolta va a tutto vantaggio dei trafficanti, vero cancro da estirpare.
Un'apertura alla liberalizzazione?
Non proprio, visto che l'agenzia precisa nelle prime righe del rapporto 2009 Unodc:
«La droga continua a essere una minaccia per la salute legalizzare le droghe sarebbe un errore storico».
Resta il fatto che in cento anni di lotta all'uso degli stupefacenti, il consumo resta un problema globale: magari cambiando più volte nella forma e nel contenuto, ma non nella sostanza.
Per l'agenzia delle Nazioni Unite sulle droghe e il crimine serve però «meno impegno della polizia con gli utenti, più sforzo con i trafficanti».
Insomma: il traffico va combattuto con più vigore del consumo.
«Il crimine organizzato - si legge nell'introduzione del rapporto - non scomparirà con la legalizzazione della droga», ma anche il fatto stesso che sia stata presa in considerazione una tale alternativa è una piccola rivoluzione. In questi anni il ritratto del consumatore è molto cambiato:
dall'eroinomane degli anni 70-80, all'esplosione della cocaina e delle sostanze sintetiche degli ultimi anni.
Nel rapporto di quest'anno si registra un calo del mercato mondiale di cocaina, oppiacei e cannabis: la marijuana rimane la pianta più coltivata e usata in tutto il mondo, per le sue proprietà psicoattive .
In forte aumento della produzione e del consumo di droghe sintetiche (le anfetamine, le metanfetamine e l'ecstasy), con un vero e proprio boom nei paesi in via di sviluppo.
Certo è che tra psicofarmaci, alcol, sostanze psicotrope ad uso ricreativo, additivi, alimenti contraffatti , scie chimiche...
...una domanda sorge spontanea: quante sono le persone che in Italia possono definirsi non dopate?

mercoledì 24 giugno 2009

Social Horror:perchè gli Italiani sono un popolo di ansiosi, depressi, psicotici e paranoidi?

Un popolo di depressi, quello italiano, a giudicare dalle cifre emerse dallo studio su "stigma su ansia, depressione e altre patologie psichiatriche" condotto dalla Commissione Salute del Dipartimento per le Pari Opportunita' della Presidenza del Consiglio.
Dallo studio emerge che il 18% della popolazione ha sofferta di malattie mentali nel corso della vita e il 7,3% nell'ultimo anno.
La depressione, spiega il professor Antonio Tundo, "e' la patologia piu' comune e il 10% degli italiani ne ha sofferto nel corso della vita, il 3% nell'ultimo anno".
Il fenomeno, spiega ancora Tundo, "risulta piu' diffuso tra le donne e tra coloro che vivono nelle regioni del Sud".
Non solo: secondo lo studio il 53% degli italiani, 26 milioni di persone, hanno avuto contatto diretto con persone che hanno sofferto di ansia e depressione.
Altissimi i costi sociali, in Europa, derivanti dalle malattie mentali: 240 miliardi di euro, il 44% dei quali attribuibili alla cura della sola depressione, una cifra comparabile alla spesa per la cura del cancro e delle patologie cardiovascolari.

TABAGISMO: un beta-bloccante al posto di una sigaretta

Una ricerca dell' Universita' del Maryland, riportata dal quotidiano britannico Daily Mail, ha scoperto che i beta-bloccanti, possono agire sulla memoria ed eliminare le sensazioni piacevoli che ci portano a desiderare una sostanza, e quindi cancellare la dipendenza.
A differenza delle altre terapie, come gomme e cerotti alla nicotina, quella elaborata dai ricercatori non agisce sulla sostanza che da' dipendenza, ma sulle memorie e risposte emotive che si scatenano quando desideriamo quella sostanza. "Fumare, cosi' come il consumare stupefacenti, aumenta il rilascio della dopamina, un neurotrasmettitore implicato nel movimento, nelle risposte emotive e nella memoria a breve termine", hanno spiegato i ricercatori. "Un alto livello di dopamina - hanno aggiunto - potrebbe ingannare il cervello, facendogli credere che la sostanza che da' dipendenza e' importante per lui.
Ogni volta che c'e' qualche stimolo ambientale associato alla sostanza (come guardare qualcuno che fuma o che beve un bicchiere di vino), si attiva una risposta emozionale e quindi il desiderio di ottenere la sostanza".
E' su questo sistema di memoria-desiderio che i ricercatori sono andati ad agire, sfruttando le caratteristiche dei beta-bloccanti.
I beta-bloccanti vanno ad interferire con la Noradrenalina, che e' implicata nei processi celebrali di gestione della memoria.
In pratica, i betabloccanti non cancellano la memoria, ma le risposte emotive che essa provoca.
Durante il trial clinico, che si sta svolgendo al Massachusetts General Hospital, a 50 fumatori incalliti verra' somministrato il beta-bloccante propanolo.
Saranno quindi sottoposti a una fase di eliminazione del fumo supportata da normali terapie come cerotti e gomme alla nicotina, per verificare l'effettiva efficacia dei beta-bloccanti.
Durante tutto l'esperimento saranno continuamente esposti a stimoli che invogliano al fumo.

I beta-bloccanti sono stati impiegati per diminuire la formazione di disturbi della memoria emozionale nel Disturbo Post traumatico da Stress, primo tra tutti il Propanolo (Inderal) mentre un altro studio recente ha candidato la Clonidina, altro farmaco per l’ipertensione che agisce bloccando un'altra categoria di recettori adrenergici i cosiddetti alfa-2.

martedì 23 giugno 2009

Le note del cuore: musicoterapia per curare ictus e infarti

Scienziati italiani scoprono una terapia musicale per curare infarti e ictus.
Lo studio, riportato sul Journal of the American Heart Association, ha rivelato che il ritmo musicale puo' rallentare o accelerare il flusso sanguineo, e che, alternando diversi ritmi, e' possibile controllare il flusso cardiovascolare e aiutare nella riabilitazione.
Luciano Bernardi dell' Univesita' di Pavia, autore dello studio, ha spiegato:
"Un ritmo piu' veloce aumenta la pressione e il battito cardiaco, mentre uno piu' lento li riduce".
Ai partecipanti dello studio sono state date delle cuffie e le variazioni del flusso sanguineo sono state misurate tramite elettrocardiogrammi.
"Abbiamo scoperto che anche cambiando lentamente il volume della musica si puo' ottenere lo stesso effetto", ha spiegato Bernardi.
"Ritmi rapidi a volume crescente - ha aggiunto - causano una leggera eccitazione, mentre quelli che rallentano causano un rilassamento.
Mettendo in pausa la musica abbiamo visto una riduzione della respirazione, pressione sanguinea e battito cardiaco, a volte anche al di sotto dei valori iniziali".

Sviluppo della dimensione del cervello correlata alla competizione sociale

Negli ultimi 2 milioni di anni, le dimensioni del cervello umano si sono triplicate, crescendo piu' velocemente rispetto a quello degli altri mammiferi.
Questo probabilmente per via della competizione sociale a cui gli esseri umani sono sottoposti.
Almeno queste sono le conclusioni di uno studio condotto da un gruppo di ricercatori della University of Missouri e riportato dal sito ScienceDaily.
Dopo aver esaminato l'organo umano, i ricercatori hanno preso in considerazione tre ipotesi diverse che potrebbero spiegare quest'estensione del cervello: il cambiamento climatico, motivazioni ecologiche e competizione sociale.
Tra queste quella che sembra aver convinto maggiormente i ricercatori e' l'ipotesi della competizione sociale.
Per testare le tre ipotesi i ricercatori hanno raccolto i dati su 153 teschi di ominidi che risalgono a 2 milioni di anni fa.
Prendendo in considerazione i luoghi e cambiamenti climatici globali dell'epoca in cui risalgono i fossili, e tenuti in debito conto il numero dei parassiti nella regione e la stima della densita' della popolazione nelle aree in cui sono stati trovati i teschi, i ricercatori hanno scoperto che la densita' della popolazione ha avuto il piu' grande effetto sulle dimensioni del cranio e quindi sulla sua capacita'.
"I nostri risultati - hanno detto David Geary e Thomas Jefferson, autori principali dello studio - hanno suggerito che le dimensioni del cervello sono aumentate maggiormente nelle aree con grandi popolazioni. Questo quasi sicuramente ha aumentato l'intensita' della competizione sociale".
Secondo i ricercatori, il cervello ha iniziato ad aumentare quando gli uomini hanno cominciato a competere per necessita' e status sociale.
I ricercatori pero' non hanno escluso del tutto l'ipotesi dei cambiamenti climatici.
Secondo loro, infatti queste mutazioni unite alle migrazioni avrebbero potuto portare a un aumento, seppur lieve, delle dimensioni del cervello.

sabato 20 giugno 2009

Le erbe amiche: la Consolida aiuta a ridurre i dolori muscolari


Fonte:
di Roberto Suozzi
http://http://www.repubblica.it/supplementi/salute/2009/06/18/benessereterapienonconvenzionali/
L'applicazione locale di una pomata a base di estratto di Consolida maggiore (Symphytum officinale; Fam.: Borraginacee) risulterebbe molto utile nel ridurre il dolore acuto che si ha nella dorsalgia e nella lombalgia.
Lo afferma uno studio, pubblicato sul British Journal Sports Medicine (Maggio 2009), su efficacia e sicurezza dell'utilizzo della Consolida, da parte della medicina tradizionale, nel trattamento del dolore muscolare e articolare.
La sperimentazione, svolta da ricercatori tedeschi (GRM Pharmaberatung GmbH, Rheinback Germany) ha coinvolto centoventi persone di sesso maschile (età media 36 anni), suddivise in due gruppi, per un periodo di circa cinque giorni. A un primo gruppo venne applicato del placebo, all'altro una pomata contenente un estratto di radici di Consolida maggiore al dosaggio di quattro grammi (per applicazione) per tre volte al giorno.
Nella valutazione finale quello che era stato trattato con la pomata di Consolida ha avuto un rilevante beneficio: "L'estratto delle radici di Consolida maggiore ha dimostrato una forte e clinicamente rilevabile azione di riduzione del dolore acuto", ha scritto il team di ricerca del dottor Staiger, il quale ha anche sottolineato che vi era stato anche un rapido miglioramento della mobilità.
A onor del vero questa non è la prima sperimentazione che dimostra le proprietà antidolorifiche della Consolida.
Cito, per fare un esempio, la rivista scientifica Arzneimittelforschung (2007) che pubblica uno studio dell' Istituto Galeazzi di Milano che ha valutato l'efficacia, nelle distorsioni della caviglia, di una pomata di Consolida a confronto del diclofenac in gel, un farmaco comunemente adoperato come antinfiammatorio e antidolorifico.
La sperimentazione condotta su centosessantaquattro persone (82 trattate con pomata di Consolida, le altre con pomata di diclofenac gel) ha dimostrato, almeno in questo studio, una superiorità della pomata di consolida rispetto al diclofenac e una sicurezza eccellente.
Assodate, almeno in questa fase, le proprietà antidolorifiche della pomata di Consolida, risulta quindi utilizzabile sia a livello muscolare che articolare.
Per quel che riguarda la tossicità, nell'utilizzo interno la Consolida contiene i pericolosi alcaloidi pirrolizidinici (contenuti in diverse piante) che hanno dimostrato un notevole grado di epatotossicità, e che possono anche indurre tumori del fegato.

Estroversione e tenere alto il tono dell'umore aiutano a prevenire le malattie anche quando il nostro corpo e' sottoposto a stress.

E' quanto emerge da uno studio condotto da un gruppo di ricercatori della University of Rochester e pubblicato sulla rivista Brain, Behavior and Immunity.
La capacita' del corpo di sopportare lo stress e' strettamente collegata alle malattie infiammatorie.
Questa abilita' non e' pero' connessa solo ai geni o al sesso, ma anche alla 'forza vitale' o alla personalita' di ognuno di noi.
Secondo i ricercatori l'infiammazione provocata dagli ormoni dello stress puo' avere un costo significativo per tutti gli organi del nostro corpo.
Per arrivare a queste conclusioni i ricercatori hanno studiato gli effetti dello stress e il loro legame con le malattie.
Le persone felici ed estroverse hanno livelli ematici molto piu' bassi di una sostanza chimica infiammatoria, l''interleuchina 6 (Il-6).
"Il nostro studio - ha detto Benjamin Chapman, coordinatore dello studio - ha effettuato un primo passo importante nel trovare una forte associazione tra una parte dell'estroversione e una specifica sostanza chimica infiammatoria, collegata allo stress".
Anche se lo studio ha rivelato che l'estroversione e la forza vitale sono collegati a bassi livelli di ormoni infiammatori, puo' essere difficile capire se e' questo o se sono i bassi livelli di Il-6 ad avere un effetto benefico sull'organismo.
"Dobbiamo essere cauti nell'interpretare questa associazione", ha detti Chapman. Inoltre, i ricercatori non sono sicuri su come stimolare le persone a cambiare la loro natura. L'esercizio fisico puo' essere solo una parte della soluzione in quanto e' in grado di ridurre gli ormoni dello stress.
"Al di la' dell'attivita' fisica - ha detto Chapman - alcune persone sembrano avere questa energia innata che le rende intrinsecamente coinvolte nella vita".
Il risultato?
Una maggiore capacita' del corpo di combattere lo stress fisico.
Ora i ricercatori sperano di poter trovare terapie specifiche, come ad esempio quelle utilizzate per il trattamento della depressione, per aiutare le persone a trovare il modo di accendere la loro 'forza vitale'.