venerdì 31 luglio 2009

Ru486: il primo farmaco per l'aborto farmacologico.

Il mifepristone e' uno steroide sintetico utilizzato come farmaco per l'aborto chimico nei primi due mesi della gravidanza.
Attualmente e' in uso in tutti i paesi della Comunita' Europea a eccezione dell'Irlanda.
STORIA - Nel 1980 Etienne-Emile Baulieu, lavorando per i laboratori Roussel Uclaf su derivati del progesterone scopri' un potente anti-progestinico, inizialmente chiamato Ru-38486 (secondo le iniziali del laboratorio dove fu messo a punto, e un numero di serie).
Il mifepristone venne posto sul mercato in Francia nel 1988, per l'uso in combinazione con prostaglandine.
Attualmente e' utilizzato nel 30% delle interruzioni di gravidanza.
Il mifepristone fu approvato in altri Paesi europei negli anni Novanta, e negli Stati Uniti nel settembre 2000.
In Italia, nel 1999 ne venne autorizzato l'uso limitatamente alla sindrome di Cushing.
Nel 2003 l'Oms conferma la sicurezza del mifepristone e definisce le linee guida.
COME FUNZIONA - Il farmaco blocca l'azione progestinica sui recettori inibendo lo sviluppo embrionale e causando il distacco e l'eliminazione della mucosa uterina, con un processo simile a cio' che accade durante le mestruazioni.
Accertato con una ecografia che la gravidanza sia all'interno dell'utero e di epoca inferiore a 49 giorni (7 settimane di gestazione), il medico somministra da 1 a 3 compresse da 200 mg di mifepristone.
Due giorni dopo, se non si e' verificata l'espulsione della mucosa e dell'embrione, viene somministrata una prostaglandina (di solito il misoprostol) che provoca delle contrazioni uterine la induce nel giro di pochissime ore.
Dopo circa dieci giorni, la paziente torna in ospedale per la verifica ecografica dell'avvenuta interruzione. In tutto, la procedura puo' durare 14 giorni.
EFFICACIA - Il metodo che prevede le due somministrazioni e' efficace tra il 92 e il 99 % dei casi, mentre l'Ru486 da solo ha un'efficacia pari a circa l' 80%.
Alcuni studi recenti mostrerebbero un'efficacia superiore nella somministrazione di misoprostolo per via orale rispetto a quella vaginale.
EFFETTI COLLATERALI - Sulla questione dei decessi non c'e' una letteratura attendibile.

Stress: il pilota automatico che ci fa andare fuori strada

Lo stress "blocca" il nostro cervello su risposte automatiche, portandoci a fare le scelte sbagliate.
Lo rivela una ricerca portoghese pubblicata sulla rivista Science.
"Lo stress cronico, ormai un elemento costante della vita moderna, e influisce sulla nostra capacita' di prendere delle decisioni", hanno spiegato i ricercatori.
"Il nostro cervello e' abituato a calcolare costantemente le conseguenze delle nostre azioni, e questo in un ambiente dinamico e' fondamentale per fare le scelte giuste".
Nelle situazioni piu' abitudinarie e automatiche, come premere un bottone, il cervello invece utilizza un altro tipo di risposta meno elaborato.
"Tuttavia, se si e' sottoposti a stress cronico - hanno detto i ricercatori - il cervello perde la capacita' di passare da un tipo di risposta all'altro e rimane bloccato su dei binari fissi di reazioni automatiche".
Reazioni che possono portarci a fare scelte sbagliate.
Per i ricercatori, queste scoperte potranno aiutare a comprendere l'impatto della vita moderna sulle nostre capacita' di decisione.

giovedì 30 luglio 2009

Epatite C: un prelievo del sangue sostituirà la biopsia

Fino a oggi era l'esame piu' sicuro anche se spesso molto fastidioso per il paziente: la biopsia epatica, una tecnica invasiva per estrarre cellule direttamente dal fegato.
Oggi esiste un'alternativa rappresentata da FibroTest, che con un semplice prelievo di sangue consente di diagnosticare con precisione il danno epatico.
Il FibroTest e' stato validato da un recente studio multicentrico internazionale pubblicato nella rivista scientifica Hepatology il cui coordinatore e' un italiano, il professor Alfredo Alberti, Ordinario di Gastroenterologia, dipartimento di Istologia, Microbiologia e Biotecnologie Mediche, Universita' di Padova.
Condotto su piu' di 2.000 pazienti con epatite C in nove centri europei e statunitensi, gli autori hanno osservato che con questo test non invasivo si siano evitate biopsie nel 46,5 per cento e nell'81,5 per cento rispettivamente in presenza di fibrosi e di cirrosi.
"Con un prelievo di sangue - spiega la dottoressa Giada Sebastiani dell'Unita' di Gastroenterologia, Epatologia e Nutrizione Clinica dell' Ospedale dell'Angelo, Venezia, primo autore dello studio - vengono determinati i valori di alcuni parametri che dopo l'elaborazione forniscono lo stato della malattia epatica. Dalla loro valutazione lo specialista epatologo/gastro-enterologo potra' decidere se eseguire la biopsia o ulteriori esami del sangue"
L'approccio che gli autori dello studio pubblicato nella rivista Hepatology chiamano 'SAFE BIOPSY', permette di ridurre il numero di biopsie epatiche e, insieme al FibroTest, consente di definire lo stadio della fibrosi epatica.
Quello citato non e' l'unico studio che dimostra l'importanza del FibroTest per valutare il grado di fibrosi, altri studi internazionali recentemente pubblicati lo hanno considerato una valida alternativa alla biopsia.
La biopsia epatica, ancora considerata lo standard di valutazione della malattia epatica, non puo' essere eseguita troppo frequentemente per le complicazioni soprattutto emorragiche nei pazienti che gia' presentano una patologia avanzata.
In Italia sono 58.000 i casi di cirrosi diagnosticati ogni anno e il carcinoma epatico, che spesso ne deriva, e' causa di morte nel 3% della popolazione.
Il FibroTest e' disponibile a pagamento su richiesta dello specialista in laboratori analisi in tutto il territorio nazionale. E' distribuito in Italia da Ibi-Lorenzini, su licenza esclusiva della francese BioPredictive

martedì 28 luglio 2009

Virus H1N1 non è poi così cattivo:0,5 vittime per mille malati contro lo 0,8 dell'influenza stagionale

Il virus H1N1, responsabile della nuova influenza 'A', si diffonde con grande rapidita' ma e' molto blando: i casi di decesso sono poco piu' della meta' di quelli che si registrano ogni anno con l'influenza stagionale.
A rassicurare sugli effetti della pandemia e' l'igienista Walter Ricciardi dell' Universita' Cattolica di Roma.
'Il tasso di letalita' - spiega Ricciardi, a margine della presentazione del rapporto Osservasalute Ambiente 2008 - e' basso, siamo sulle 0,5 vittime per 1000 malati contro lo 0,8 dell'influenza stagionale. Non e' di certo un virus cattivo'. Non preoccupano neanche le notizie dall'Inghilterra, secondo cui una vittima su tre non aveva precedenti problemi di salute:
'Sono affermazioni generiche, non possiamo sapere le condizioni del sistema immunitario di queste persone, e il discorso vale anche per l'italiano morto, apparentemente senza altri problemi di salute, in Argentina'.
Quanto ai vaccini, Ricciardi e' convinto:
'La sicurezza sara' assicurata. So che sono in corso i test anche sui bambini e sui giovani, i piu' colpiti dal virus, e il vaccino sara' pronto quando i test daranno risultati positivi. Magari accorceranno un po' il tempo delle osservazioni, ma non credo ci saranno problemi reali di sicurezza'.
Personalmente siamo meno ottimisti del Prof. Ricciardi e condividiamo le preoccupazioni dell'OMS che si è affrettata a dichiarare che senza ulteriori verifiche i vaccini non potranno essere messi in commercio.
Intanto la campagna marketing prosegue a gonfie vele , ad ogni comunicato di morti sospettamente collegate al virus H1N1.
Principio di precauzione: meglio aspettare a vaccinarsi e abbassaiamo i nostri livelli di ansia...indeboliscono il nostro sistema immunitario ed allora anche un raffreddore potrebbe mettere a rischio la nostra salute.

sabato 25 luglio 2009

Che cosa sta succedendo nel nostro sistema solare?

Mentre mercoledì 22 luglio i media di tutto il mondo hanno dato grande spazio all'eclisse totale di sole verificatasi in Asia, il 23 luglio Hubble Space Telescope ha trasmesso la foto in cui si rileva la formazione di una grossa macchia da impatto sul pianeta Giove.
Il fatto pone interrogativi perchè a segnalare l'avvenimento non è stata la NASA, ma l' astronomo amatoriale australiano Anthony Wesley che con il suo piccolo telescopio il 19 luglio ha osservato l'evento confermato il 20 luglio dalla più importante agenzia spaziale internazionale.
Solo allora si è saputo che era in corso la manutensione dei sistemi di rilevazione e monitoraggio spaziali per cui la trasmissione e rilevanmento dati risultava ridotta o interrotta da alcuni giorni.
Non sappiamo a tuttoggi se l'impatto sia determinato da una cometa o da un grande asteroide, quello che è certo è che lla collisione sia avvenuta con un corpo celeste di grosse dimensioni, disintegratosi a contatto con l'atmosfera di Giove.
Come mai questo evento non era stato previsto, mentre nel 1993 l'impatto dei frammenti della cometa Shoemaker-Levy 9 nell'atmosfera di Giove vennero calcolati con estrema precisione ed osservati attraverso due sonde che in sincronismo perfetto registrarono l'avvenimento?
L'attività solare ha toccato, tra ottobre 2007 e Aprile 2008, il suo minimo undecennale, che si palesa attraverso una drastica riduzione delle macchie solari (Sunspots).
Di norma alla fine di un ciclo i sunspots riprendono ad aumentare inaugurando una nuova fase di crescita; stavolta non solo non si può definire concluso il minimo, ma la reiterata assenza di macchie solari comincia a farsi preoccupante.
Alcuni ricercatori affermano che questa stentata ripresa non rappresenti soltanto la fine di un ciclo undecennale, ma che inauguri un possibile minimo a scala secolare.
Il clima sulla Terra dipende dall'intensità della radiazione solare e da meccanismi interni l'atmosfera, tra i quali: le grandi correnti oceaniche, la copertura nuvolosa e la percentuale di gas ad effetto serra.
Lo scenario interplanetario si complica con la rilevazione inaspettata di un pianeta esterno al nostro sistema solare delle dimensioni superiori a Giove, proveniente dall'estrema periferia del nostro sistema: il famoso XII° pianeta di cui parlavano i Sumeri?
"Grande disordine nel Cielo, le cose stanno volgendo per il meglio sulla Terra"

giovedì 23 luglio 2009

I PADRI NON SONO UN OPTIONAL: RUOLO EDUCATIVO E BIOCHIMICO DELLA PATERNITA'

I padri non sono un optional quando si tratta di allevare i figli, non solo per il ruolo educativo ma anche per ragioni biochimiche.
Ricercatori del McGill University Health Centre di Montreal (Canada) hanno infatti scoperto delle differenze nel cervello, nella socialita', nella personalita' e nella risposta a ormoni negli individui cresciuti senza padre.
I risultati dello studio sono stati pubblicati sulla rivista New Scientist. "Abbiamo utilizzato per i nostri esperimenti il topo della California. Questa specie, come l'uomo, e' monogama e le coppie tendono ad allevare i figli assieme", ha spiegato Gabriella Gobbi, ricercatrice della McGill University.
"Abbiamo separato - ha continuato - i giovani topi dai loro padri e misurato i cambiamenti della corteccia prefrontale nei giovani topi, assieme alla loro risposta all'ormone ossitocina". Questo ormone e' rilasciato durante le interazioni sociali, regolate anche dalla corteccia prefrontale. "I giovani topi senza padre avevano una risposta minore all'ossitocina cosi' come un cambiamento nell'attivita' della corteccia prefrontale. Erano meno interessati verso gli altri topi, e si ignoravano tra di loro se messi nella stessa gabbia".
Per i ricercatori, che presenteranno i risultati del loro studio al World Congress of Biological Psychiatry di Parigi, la mancanza del padre scatenerebbe quindi delle reazioni biochimiche che rendono i giovani meno socievoli.
"Non sappiamo ancora se questi risultati sono applicabili all'essere umano, e se il contatto tra padre e figlio abbia a che fare con la chimica anche nell'uomo", ha detto Gobbi, e anche altri ricercatori invitano alla cautela nel valutare i risultato dello studio.
Certo e' che anche studi precedenti avevano rivelato l'importanza del padre durante la crescita: le ragazze infatti raggiungo prima la puberta', diventano sessualmente attive piu' rapidamente ed hanno piu' probabilita' di una gravidanza giovanile se sono cresciute senza il padre.
Inoltre, dei cambiamenti nei livelli e nella risposta all'ossitocina avvengono anche nei padri umani alla nascita di un figlio, come ha dimostrato una ricerca della Bar-Ilan University di Ramat-Gan (Israele).
"Il padre e la madre contribuiscono alla crescita del figlio in modo molto diverso", ha detto Ruth Feldman, autrice dello studio israeliano. "I padri sembrano essere 'biologicamente programmati' per aiutare ad allevare correttamente i propri figli", ha concluso.

Medicina Tradizionale Cinese un valido aiuto per la salute ed il benessere femminile

Le erbe usate dalla medicina cinese potrebbero costituire una valida alternativa alla terapia ormonale standard utilizzata dalla medicina occidentale contro l'endometriosi, una dolorosa patologia ginecologica.
E' quanto emerge da un'analisi condotta da scienziati britannici che hanno passato in rassegna i risultati di due trial clinici effettuati in Cina su donne affette da endometriosi.
In entrambi i trial il mix di erbe cinesi testato si e' rivelato altrettanto efficace se non migliore degli ormoni, e in piu' col vantaggio di causare meno effetti collaterali.
Entrambi i test, che hanno coinvolto un totale di 158 donne, sono considerati di fase iniziale e i ricercatori dicono che sono necessarie ulteriori conferme.
Tuttavia, come scrivono sulla Cochrane Library, i risultati sono da considerarsi promettenti.
"Quello che abbiamo imparato e' che le erbe della medicina cinese possono in alcuni casi essere altrettanto efficaci dei farmaci della medicina convenzionale ma con meno effetti collaterali", afferma il coordinatore della ricerca, Andrew Flower, della University of Southampton in Uk.
"Questo potrebbe significare che i rimedi della medicina cinese sono piu' adatti per cure su lungo termine".
La medicina occidentale cura l'endometriosi con gli ormoni, ma gli effetti collaterali possono essere molto fastidiosi: vampate di calore, acne, eccessiva peluria. In uno dei trial passati in rassegna dalla equipe di Flower, i ricercatori cinesi hanno curato un gruppo di donne con un mix di erbe noto come Nei Yi Wan e un altro gruppo con l'ormone gestrinone; dopo tre mesi, le donne di entrambi i gruppi mostravano gli stessi miglioramenti nei sintomi e avevano anche le stesse chance di restare incinte.
Ma le donne curate con le erbe lamentavano meno effetti collaterali.
Il secondo trial ha messo a confronto lo stesso mix di erbe con il danazolo, un farmaco che blocca la secrezione di estrogeno. Dopo tre mesi, entrambi i gruppi di donne avevano sintomi piu' lievi, ma quelle curate con le erbe riportavano miglioramenti piu' significativi.

martedì 21 luglio 2009

Studio controllato comprova l'efficacia dei massaggi nel dolore cervicale cronico

Articolo di :Elena Meli
Chi deve fare i conti con la cervicale prima o poi li prova.
Ma sull'efficacia dei massaggi per risolvere dolori al collo che si trascinano da tempo non ci sono molte ricerche, così un gruppo di ricercatori di Seattle ha appena condotto una sperimentazione sul tema per verificare pro e contro della massoterapia.
La ricerca, che è stata pubblicata su Clinical Journal of Pain , è stata finanziata dall'ente americano che si occupa di verificare sicurezza ed efficacia delle cure alternative, il National Center for Complementary and Alternative Medicine .
I ricercatori hanno coinvolto 64 pazienti con dolori al collo che duravano da almeno 12 settimane; alcuni hanno ricevuto un libretto con informazioni e consigli per l'auto-cura, altri sono stati sottoposti a un ciclo di massaggi che prevedeva 10 sedute lungo l'arco di 10 settimane, condotte da terapisti che effettuavano massaggi secondo tecniche standard e davano anche ai pazienti piccoli suggerimenti per stare meglio.
Tutti sono stati valutati a 4, 10 e 26 settimane dall'inizio della sperimentazione per capire se le condizioni del collo erano migliorate, ad esempio in termini di dolore e funzionalità riacquistata.
MIGLIORAMENTI – Dopo 10 e 26 settimane chi aveva ricevuto i massaggi stava decisamente meglio degli altri e al termine dello studio non aveva aumentato l'uso di antidolorifici, cosa che invece era successa a quelli che avevano avuto soltanto il libretto di auto-cura (in questi pazienti il consumo di farmaci era cresciuto del 14 per cento).
Non è stato registrato nessun effetto collaterale rilevante, così i ricercatori concludono che i massaggi sono sicuri ed efficaci per trattare la cervicale, almeno nel breve termine.
Anche se, ammettono, occorreranno altri studi per seguire i pazienti più a lungo (almeno un anno) e determinare tipologia e «dosi» più appropriate per i massaggi.
Anche Feliciantonio Di Domenica, responsabile del Dipartimento di Medicina Fisica e Riabilitazione dell'Istituto Gaetano Pini di Milano, conferma l'efficacia dei massaggi: «Noi in genere li associamo a una ginnastica specifica per il rachide cervicale e prevediamo 10 sedute più ravvicinate, nell'arco di due settimane. Pur tenendo conto di queste differenze con l'approccio degli statunitensi, anche nella nostra esperienza la massoterapia decontratturante classica si è rivelata in effetti molto utile in caso di cervicale cronica. Tant'è che si fa da anni».
L'approccio seconodo la Medicina Tradizionale Cinese abbina TuiNa e Qi gong allo scopo di disostruire i meridiani tendino-muscolari e promuovere la libera circolazione di qi e sangue.

Naringerina:la sostanza contenuta nel pompelmo combatte grassi e colesterolo

Fonte:http://www.lastampa.it/

Buone notizie sul fronte della lotta all'obesità e al sovrappeso. Uno studio condotto su modelli animali dall'università canadese University of Western Ontario, ha mostrato come una sostanza contenuta nei pompelmi e negli agrumi combatta i grassi e riduca il peso corporeo.

La sostanza in questione sarebbe la "naringenina", un flavonoide presente in grandi quantità proprio nel pompelmo a cui dona il caratteristico aroma e sapore. Anche se questa sostanza è stata accusata di provocare pericolose interazioni con diversi tipi di farmaci - per cui in certi casi si sconsiglia di bere succo di pompelmo – nel caso specifico pare avere un ruolo nell'inibizione delle condizioni poi associate al diabete di tipo 2 e alle malattie cardiovascolari.

Nello studio, condotto dal dr. Murray Huff del UWO's Robarts Research Institute, sono stati utilizzati dei topi. Questi sono stati suddivisi in due gruppi: ad entrambi i gruppi è stata fatta seguire una dieta ricca di grassi in modo da provocare la sindrome metabolica.

Ai topi appartenenti al secondo gruppo però è stata anche somministrata la naringenina.
I risultati ottenuti dopo il periodo di trattamento hanno evidenziato come la naringenina abbia corretto i livelli di trigliceridi e colesterolo LDL e abbia impedito lo sviluppo di un insulino-resistenza e normalizzato il metabolismo del glucosio.
Altre evidenze sono state l'attività sul fegato che ne ha fatto bruciare i grassi in eccesso e l'aver impedito lo sviluppo dell'obesità.

Il fatto sorprendente, fanno notare i ricercatori, è che tutti questi effetti si sono avuti unicamente somministrando questa sostanza nel secondo gruppo di topi i quali seguivano esattamente la stessa dieta ricca di grassi e nelle stesse quantità del primo gruppo.

Non si tratta quindi di una riduzione di peso o di un'azione contro i grassi a seguito di una modifica della dieta o di una diminuzione della quantità di cibo ingerito, ma solamente grazie all'intervento della naringenina.
Questo fa ben sperare di poter sperimentare e validarne l'efficacia sull'uomo per poter produrre nuovi interventi e terapie per combattere il sovrappeso, l'obesità e le malattie collegate come il diabete e le patologie cardiovascolari.
I risultati dello studio sono stati pubblicati sulla versione online della rivista "Diabetes".

lunedì 20 luglio 2009

Fallite le strategie di controllo, servono nuovi modelli: dopo l'infarto, crescono ipertesi, obesi e sovrappeso

E' questo il messaggio che viene dal 'meeting' internazionale svoltosi il 17 luglio 2009 a Pietrasanta (Lucca) sulla prevenzione cardiovascolare: e nonostante l'incremento dei farmaci, e' l'allarme, peggiorano i parametri di rischio nei pazienti.
"Si deve investire di piu' in stili di vita, informazione e organizzazione del sistema", dice Enrico Agabiti Rosei, direttore della Clinica Medica dell'Universita' di Brescia e Presidente del meeting, organizzato dalla Fondazione Internazionale Menarini.
La prevenzione cardiovascolare, insomma, resta tuttora sottovalutata e aggiungono gli organizzatori, "troppo, anche in chi ha gia' avuto un 'segnale' importante come un infarto".
Lo dimostra l'indagine condotta dalla Societa' Europea di Cardiologia (ESC) Euroaspire, che ha analizzato (per la prima volta nel 1995 e poi nel 2007) i fattori di rischio in questi pazienti: gli ipertesi sono passati dal 58 al 61, quelli in sovrappeso dal 77 all'83, gli obesi dal 25 al 38%, debole, miglioramento riguarda i fumatori scesi dal 20 al 18.
Questo nonostante si tratti di persone particolarmente fragili, seguite con farmaci come antiipertensivi e statine, impiegati in dosi sempre maggiori. "La chiara dimostrazione che si deve investire di piu' su stili di vita, informazione e organizzazione del sistema", aggiunge Agabiti Rosei.
E proprio questo sara' il focus dell'incontro, che vede riuniti i maggiori esperti concentrati su come ridurre l'impatto sociale ed economico di queste patologie attraverso interventi di tipo informativo, politico e gestionale, per la correzione del rischio cardiovascolare globale.
Senza dimenticare la ricerca. "Se ci si limita ad affrontare un solo aspetto del problema - osserva Agabiti Rosei - privi di una visione d'insieme, la strategia sara' fallimentare".
Le malattie cardiovascolari restano la prima causa di morte nel nostro Paese, con il 42% dei decessi.
Ma eventi come ictus e infarto, quando non sono letali, rappresentano un'importante causa di disabilita', con una ricaduta diretta sul malato, la famiglia e l'intera comunita'. Basti pensare che in Italia si contano 195.000 casi di stroke ogni anno: un terzo muore entro i primi 12 mesi, mentre un altro terzo resta invalido permanente.
"Il Convegno di oggi - conclude Agabiti Rosei - rivolgera' una grandissima attenzione agli aspetti organizzativi, alla ricerca di nuovi paradigmi. Modelli che coinvolgano non solo i centri specialistici e della medicina del territorio, ma anche gli stessi pazienti".